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Apre la caccia. Possiamo ancora chiamarla così ?

DI CARLO BERTANI

carlobertani.blogspot.it

Un breve comunicato, per definire le quote di abbattimento relative alla caccia al cinghiale, stagione 2016:

I contingenti di abbattimento proposti durante la Commissione sono: 8.043 capi nella provincia di Savona, 8.500 in quella di Genova (di cui 4.200 nell’Ambito territoriale di caccia Ge 1 e 4.300 nell’Atc Ge 2), 4.500 in quella di Imperia (di cui 3.500 nell’Atc e 1.000 nel comprensorio alpino), 3.200 nella provincia della Spezia. Dai rappresentanti delle associazioni agricole è stata avanzata anche la proposta di un aumento di contingente nella provincia della Spezia.

In totale, nell’intera Liguria saranno abbattuti circa 23.000 cinghiali, migliaia di caprioli, qualche daino (li hanno inseriti da poco), cervi (idem) e poi pernici, fagiani, lepri, ecc.

Tralasciando le lepri e la selvaggina di penna – vengono allevati e poi liberati un paio di mesi prima, pochi sopravvivono oltre il primo giorno di caccia – rimane il numero esorbitante di cinghiali e caprioli, una vera mattanza. E si tratta di una sola regione. Perché?

Voglio subito premettere che questo non vuole essere un articolo pro o contro la caccia e, più in generale, l’uccisione degli animali come fonte di cibo: è un argomento che riguarda la nostra coscienza – non quella ambientale – ma quella roba che ci rimorde quando osserviamo i camion con vitelli e maiali che vanno al macello. Se si è contrari, basta diventare Vegetariani/Vegani ed il dubbio è risolto.

In seconda battuta, non comprendo la differenza fra un animale che viene ucciso con una pistola a molla dal macellaio oppure con una fucilata da un cacciatore: forse, il secondo, ha vissuto meglio.

Ho, purtroppo, abbastanza anni per ricordare la caccia in epoca “pre-ungulati”, quando i boschi erano deserti ed i cinghiali erano solo in Toscana ed in Sardegna, nessuno immetteva selvaggina di penna e, finiti i pochi animali presenti, si riponeva la doppietta. Spesso, una lepre in salmì e un fagiano alle erbe erano le sole prede di una stagione di caccia, quando le licenze erano a buon mercato, le cartucce si ricaricavano in casa e la doppietta era quella del nonno.

Incontravo i cacciatori mentre facevo la guardia alla vigna, giacché il danno peggiore non era la grandine, ma proprio i “forestieri” che staccavano un grappolo, mangiavano un paio d’acini e poi lo buttavano via. E tu spruzzavi il verderame per tutta l’Estate, alla faccia loro.

Il business, inutile dirlo, languiva, ed i voti dei cacciatori sono voti “pesanti”, che possono decidere le maggioranze parlamentari ed i governi. Allora, via con l’incrocio del cinghiale col maiale inglese (che è già nero di suo)! Con una decina di cuccioli per femmina al posto dei due o tre della cinghialessa originaria, il gioco è fatto: moltiplicate per 5 la fertilità primitiva ed ecco che gli equilibri ambientali saltano come birilli.

In seguito, giunsero i caprioli che hanno la pessima abitudine di nutrirsi di teneri boccioli: le faggete, disseccate, sentitamente ringraziano. Ma il business è decollato: armi rigate al posto delle vecchie doppiette, salatissime licenze (eh, lo Stato vuole la sua parte…), freezer pieni di carne e ristoranti che si riempiono per tutto l’Inverno, fra una stagione turistica e l’altra.

Una “squadra” di cacciatori (per il cinghiale è obbligatoria la caccia in squadra), in una stagione venatoria abbatte 50-100 prede, ed è composta da una decina di persone. Fatevi due conti della serva. E’ proibito commerciare le prede, ma, ma…se per quello, è proibito anche esigere il pizzo, farsi di coca oppure guidare una Ferrari ai 200 all’ora…la legge? Ma dai…

La differenza rispetto a mezzo secolo fa? Non ci sono più io che faccio la guardia alla vigna, semplicemente perché la vigna non c’è più e, nei prati arborati dove un tempo pascolavano le mucche, oggi crescono le querce. L’agricoltura di collina e di montagna è stata abbandonata: è persino proibito vendere direttamente il latte, se non hai un piccolo caseificio alle spalle “per l’igiene”! Eppure, nessuno di noi – cresciuti col latte di cascina – è mai morto intossicato. Anzi. Vorrei sapere come lavano le cisterne che scendono dalla Germania o dal Belgio col latte d’importazione.

Demolita la tradizione agricola su terreni scoscesi, era gioco forza impegnare quelle aree con qualcosa: il business non può mica fermarsi! Gli agricoltori, in Italia, si estinguono (non in Francia e Germania)? Bene! Operiamo per un allevamento estensivo sul territorio di cinghiali, caprioli, tassi, stambecchi, camosci, daini, cervi…

Per questa ragione, possiamo affermare che la caccia non esiste più. Oggi, c’è un “prelievo” di “risorse” da aree abbandonate, per le quali – a suo tempo – non è stato fatto nulla affinché non lo diventassero. Oggi, coltivare in collina è impossibile: provate a seminare mais o patate, ci penseranno i cinghiali ad “ararvi” il campo per la prossima semina!

Equilibri naturali?

Un bel sogno, roba per Verdi ambientalisti e politici da strapazzo.

Mi sapete dire quale predatore potrebbe limitare una popolazione (solo in Liguria!) di 23.000 cinghiali? I lupi? Ma se i pochi che vagano fra i monti vengono uccisi dai pastori appena si fanno vedere?!? La lince, come hanno fatto in Austria?

Premesso che la follia italiota d’incrociare i maiali con i cinghiali, lassù, non l’hanno fatta, la lince è un “gattone” di 25 Kg, che se è affamato attacca l’uomo. Lascereste i vostri figli tranquillamente nel bosco, in cerca di funghi o di mirtilli?

L’Austria è in rotta con l’UE non solo per migranti o muri da erigere, è in disaccordo anche per la rigidissima normativa europea sulle armi: in altre parole, gli austriaci non accettano di essere disarmati, perché hanno linci ed orsi nei boschi, e sono coscienti del pericolo che possono rappresentare.

In Italia, invece – che ha accettato la normativa europea (vi sorprende?) – se dovessero essere introdotti i predatori, i boschi diventerebbero dominio assoluto dei “prelevatori”, ossia di quelli che ancora oggi chiamiamo “cacciatori”. Qualcosa s’è visto, quando gli orsi si sono fatti vedere nel Nord-Est.

In buona sostanza, ed in buona pace per Verdi, Vegani, ambientalisti…e per tutti coloro che ritengono di poter risolvere le difficoltà con un semplice sillogismo assoluto, ritengo che la situazione non abbia soluzioni. Al punto cui siamo giunti, solo una grave carestia ci libererebbe dalla fauna imposta per motivi politici ed economici. Forse.

P.S. Non ho mai sparato un colpo di fucile in vita mia.

 

Carlo Bertani

Fonte: http://carlobertani.blogspot.it

Link: http://carlobertani.blogspot.it/2016/09/apre-la-caccia-possiamo-ancora.html

5.09.2016

Pubblicato da Davide

  • cavalea

    Segnalo la stessa situazione per i colli Euganei, dove gli agricoltori sono disperati per le continue incursioni di cinghiali su campi e pregiati vigneti, tuttavia laggiu’ la caccia non e’ consentita, in quanto tutto il territorio e’ sotto la giurisdizione del parco colli.

    Una situazione che e’ degenerata grazie alla introduzione di cinghiali, una specie che da secoli mancava su quelle colline.

  • Pyter

    In Siria il limite è stato fissato a 8500 capi, salvo imprevisti o effetti collaterali.

    • ga950

      Mi sto scompisciando dalle risate.

  • Nieuport

    Buon articolo. Grazie.

  • Piero61

    salve
    abito nell’entroterra genovese, sulle colline del comune di Serra Riccò, nella frazione di Valleregia (350mtslm); la zona è piena di porcastri (incrocio maiali/cinghiali), caprioli ( vi era una zona di ri popolamento nella frazione di Serra) e adesso son stati avvistati i lupi.
    Qui ci sono ancora diversi agricoltori e allevatori, più tanta gente, come me, che cura orto, vigna e bosco.
    Queste bestie sono ovunque e danneggiano parecchio…i cacciatori della zona, ne conosco diversi, hanno il grande pregio di tenere puliti i sentieri (alcuni storici, come l’Alta Via dei Monti Liguri) e i boschi ma, con tutti i lacci e impedimenti legali, possono ben poco contro porcastri e caprioli…
    La situazione qua è al limite del ridicolo con porcastri che entrano nei giardini, negli orti e nei campi in pieno giorno, fatto impensabile quando ero ragazzino…
    saluti
    Piero e famiglia

    • permaflex

      Stessa situazione per le conoscenze che ho alla periferia di Savona ed alla Colla di San Giacomo, mentre ad Alpicella i lupi invece di attaccare cinghiali e caprioli lo fanno contro gli allevamenti di pecore, prede di certo molto più facili, sfatando con ciò il presupposto che possano servire a ripristinare l’equilibrio naturale.
      Inutile dire che che i rimborsi agli allevatori non arrivano, mancano i soldi, quindi non si possono neanche come in Francia, predisporre sacche di cibo nei boschi per alleviare e contenere la fame dei predatori.
      Gli allevatori reagiscono con trappole e veleno e prevedo con l’uso intensivo di cani pastore con ciò rendendo ancora più impraticabile la campagna ai frequentatori, che dagli anni 80 in poi hanno avuto un incremento sostanziale, e minando così l’economia dei numerosi agriturismo che nell’ultimo decennio hanno aiutato a contenere la disoccupazione, in provincia di Savona bene ricordarlo, su una popolazione di 110.000 persone ci sono 28.000 disoccupati.
      Prevedo invece che aumenteranno le multe per gli allevatori che cercano di difendersi, questo a riprova che non tutto il male viene per nuocere ^_~
      Per ultimo il verde in Liguria viene sfruttato da parte di privati e pubblico, di solito se una zona è interessante per speculazione per prima cosa iniziano a fioccare le multe per allontanare i frequentatori abituali della zona di modo che non possano disturbare con possibili esposti, solo dopo iniziano i lavori e/o compaiono le discariche abusive, di fatto i divieti di transito su strade e sentieri di pubblico passaggio posti da privati compaiono di continuo e la lotta per farli rimuovere è costante.

  • ga950

    In questo caso Bertani è stato morbido nell’esposizione, infatti i proprietari (sic!,sic!,sic!) di fondi agricoli che non versano contributi all’INPS sono sottoposi all’IMU. Non sono esentati se Verdi, vegani o vegetariani e nemmeno vengono consultati qualora si decidesse di liberare qualsiasi tipo di selvaggina nelle loro proprietà, devono pagare a prescindere.
    Poi discutere “sull’approvvigionamento” dell’uva con un individuo munito di doppietta vorrei vedere chi fosse in grado di farsi rispettare o chi chiedesse al setter il rimborso del danno per aver ammazzato qualche pulcino che pascolava sul terreno di proprietà.
    Questo succede perché siamo una nazione altamente civilizzata e sviluppata.

  • Gian Matteo Rizzo

    Ho letto articoli migliori di Bertani, questo mi sembra un tantino senza capo ne coda.