Home / ComeDonChisciotte / ANCORA UNA VOLTA
11732-thumb.jpg

ANCORA UNA VOLTA

DI CARLO BERTANI
carlobertani.blogspot.it

Sembra una maledizione, eppure è e sarà soltanto rubricato come un “incidente sul lavoro”, quale – a rigor di logica – è. Non ci sono dietrologie da affrontare né misteriosi mandanti – anche se la “Messina” sembra coinvolta (ricordiamo la “Jolly Rosso”) in affari poco chiari sui litorali calabresi, dei quali si narrò qualche anno fa – sui quali poi scese il silenzio: era tutta colpa di un mercantile/passeggeri affondato da un U-Boot durante la Prima Guerra Mondiale. Così riferì l’allora ministro Prestigiacomo e tutti s’arresero all’evidenza dei fatti, ovvero che c’era un solo relitto al largo delle coste calabre: erano sei? E chi lo dice? Un pentito inaffidabile.

Ma torniamo a Genova.

Una nave parte a macchina indietro e deve fare, ovviamente, manovra invertendo il moto dell’elica per mettere la prua verso il mare aperto: è una nave da 74.000 tonnellate, mica una barchetta.

Dove lo fa?

A 100 metri dalla torre di controllo dei piloti. A quella distanza avviene il drammatico dialogo fra il comandante di un rimorchiatore ed il pilota a bordo della “Jolly Nero”, riportato dal “Secolo XIX”:

Dal rimorchiatore: “Non avete più acqua” (sta a significare “siete quasi a terra”)

Dalla Jolly: “Non ho la macchina”.

Qui, ci può essere un dubbio: o la macchina s’era (per misteriose ragioni) arrestata oppure, più probabilmente, l’invertitore di marcia non aveva “ingranato”.

L’invertitore di moto è un meccanismo che consente, mantenendo uguale il senso di rotazione del motore, d’invertire il senso di rotazione dell’elica: semplificando, la “marcia indietro”.

Questi invertitori (spesso, sulle piccole barche) sono meccanismi robusti, ma che vanno usati in un certo modo: non è prudente azionarli da “avanti mezza” ad “indietro mezza” improvvisamente. Può andar bene, ma il rischio è quello di ritrovarsi con una pioggia d’ingranaggi in coperta ed uno “sgaragnac” che non tradisce nulla di buono.

Prudentemente, il motore va messo al minimo, s’aziona l’invertitore e poi si regolano i giri del motore.

Questo vale per le piccole barche: sulle grandi navi i comandi sono tutti oleodinamici (il comando azionato in plancia agisce su una pompa, che invia l’olio nelle tubolature in modo da ottenere l’effetto desiderato) e questo potrebbe essere un altro fattore da valutare per l’incidente.

Ci torna alla mente l’episodio della Amoco Cadiz (Bretagna, 1978), la quale – durante un fortunale – ruppe proprio il comando oleodinamico del timone: si ruppe una tubolatura nel locale agghiaccio timone. Cos’era successo?

I primi automatismi in campo navale erano proprio i sensori che misuravano la pressione dell’olio nei circuiti: rompendosi un tubo, la pressione scendeva e la pompa – azionata da un circuito automatico – “inviava” olio idraulico. Quando l’olio fu esaurito, da qualche parte s’accese una spia: era troppo tardi.

Va detto che le condizioni del mare erano proibitive e questo per capire l’ansia – e magari la disattenzione – dell’equipaggio.

A Genova tutto era tranquillo. Una domanda viene spontanea: perché ritenere “corretta” una manovra che porta la poppa di un simile bestione a cento metri (mezza gomena!) dalla torre di controllo dei piloti? Eppure, le procedure sono state “corrette” – affermano le autorità – e non ne dubitiamo.

Il problema, allora, è linguistico: “corretto” è sinonimo di “giusto”? Non mi pare.

Sarà “corretta”, ma sono manovre che contengono sempre – per le distanze e le masse in gioco – un inaccettabile fattore di rischio. Ecco la procedura di attracco a Multedo (Genova) per una petroliera di 300.000 tonnellate che sale, con rotta NNE, da Gibilterra verso Genova:

– Prima di Savona si riduce la velocità fino ad 8 nodi;

– Al traverso di Savona si stacca la macchina;

– Al traverso di Arenzano si dà un quarto, poi mezza macchina indietro, con la nave che avanza ancora a 3 nodi;

– Giunti quasi a Multedo la nave ha ancora un abbrivio di un nodo in marcia avanti, ma a quel punto il più è fatto.

Come potrete notare, sono mezzi che hanno un’inerzia spaventosa: 3,5 nodi a cento metri dalla banchina?!? “Corretto”?!?

Infine, apriamo una vecchia pagina che vale la pena d’andare a rivedere: il disastro della “Haven”, 1991.

A parte una “curiosità” – che non sapremo mai se relegarla nell’ambito della “casualità” – la Haven s’incendiò di fronte a Genova esattamente 15 ore (ore, non giorni!) dopo la tragedia del Moby Prince, avvenuta la sera prima a Livorno.

Che caso.

Per giorni e giorni, a Savona, fummo testimoni del più grave disastro ambientale del Mediterraneo: una striscia di fumo nero, pestilenziale, correva in cielo da Genova fin verso la lontana Francia.

Eppure, la Haven aveva superato i collaudi di routine pochi mesi prima. “Corretti”, ovvio.

Già, e qui s’incontra un altro attore di tanta “correttezza”: il RINA, Registro Navale Italiano al quale, ciclicamente sono affidati i collaudi delle imbarcazioni. Insomma, come la revisione delle autovetture.

Solo che qui i soldi in gioco sono tanti, mica devi solo cambiare un fanalino!

Secondo voi, dove vivono gli ispettori del RINA? Nella case popolari oppure nelle più lussuose ville?

Chi ha orecchie per intendere intenda, io mi fermo qui.

Carlo Bertani
Fonte: http://carlobertani.blogspot.it/
Link: http://carlobertani.blogspot.it/2013/05/ancora-una-volta.html
9.05.2013


Pubblicato da Davide

  • lucamartinelli

    Bertani, non svegliare il complottista che dorme!!

  • s_riccardo

    Non commento l’incidente. Osservo il tubo di cemento crollato, meglio sbriciolato come la casa dello studente all’Aquila. Un gran polverone di cemento, ferri (pochi e di diametro insufficiente ), calcestruzzo da verificare la qualità. Fondazioni (quanto profonde 15 metri, almeno: se tutto fosse stato fatto a prova di errore, avrebbe potuto inclinarsi, (il peso della “testa” forse avrebbe peggiorato l’inclinazione. Mi chiedo se si indaga sulla struttura che a mio giudizio potrebbe peccare di qualche insufficenza.

  • roz

    Ne sentiremo parlare nei prossimi anni… così come per la casa dello studente dell’aquila, costruita con troppa sabbia (marina) nel calcestruzzo, o la scuola di san giuliano…
    Ma, in ogni caso, nessuna struttura di sacrificio attorno? Il carico inerziale di navi di 40.000 tonnellate a velocità di manovra (1-2) nodi, è calcolabile. Si raddoppia e si costruisce in modo che tenga. Se non si può si costruiscono strutture attorno in grado di proteggere. Isole di sacrificio appunto.

    Perché quella torre era così esposta e così fragile?

  • castigo

    Perché quella torre era così esposta e così fragile?

    perché a nessuno glie ne fregava niente, tanto mica ci lavorano il costruttore o il committente, lì dentro…….

  • castigo

    Il problema, allora, è linguistico: “corretto” è sinonimo di “giusto”? Non mi pare.

    è lo stesso motivo per il quale si pone tanta enfasi sul termine “legalità”, del quale si riempiono tanto la bocca i nostri quaquaraqua politici.
    così, basta che sia legale per giustificare qualsiasi cosa….. ma da quando legale è sinonimo di giusto??

  • valis

    Stiamo parlando di una nave di 74000 tonnellate! Non esiste struttura al mondo che possa resistere.

  • secretfreewolf

    Mai stati in giro per porti ? Si, spero, esistono porti dove navi da 500.000 ton. girano tranquille ed in sicurezza. Vediamo un po’, Rotterdam e Amburgo ad esempio, penso a Genova, ma penso anche a molti grandi porti Italiani, che dovrebbero essere GRANDI per tradizione, perche’ questo paese e’ la culla della Marineria. Sono Veneziano, considero le mie radici e capisco quelle Genovesi. Fino agli anni 70 dello scorso secolo i porti italiani erano in grado di accogliere anche grandi navi(per l’epoca), oggi navigano Mostri di oltre 200 metri, con stazze che determinano INERZIE enormi, ovviamente nessuno ha mai pensato di adeguare le portualita’ al cambiamento di STAZZA e DIMENSIONE, pensando tranquillamente di poter ricevere questi BESTIONI applicando semplici NORME procedurali di SICUREZZA. Questo puo’ andar bene quando c’e’ un traffico di 1 bestione al di, ma se ne abbiamo 10, 20, 30 al giorno diventa una ROULETTE RUSSA, prima o poi accadra’ un DISASTRO. Avete presenti le dimensioni del porto Genovese ? No ? Ridicole, punti d’accesso che andavano bene nel passato, canali di transito ed aree di manovra rosicchiate, insomma OTTIME STRUTTURE per un porticciolo turistico, ma inadeguate per il traffico di un GRANDE PORTO. Piuttosto che PROCEDURE andavano realizzate STRUTTURE PORTUALI ADEGUATE. Ho negli occhi le navi che passano nel BACINO di SAN MARCO, ogni volta penso a cosa puo’ andar storto, da anni comitati cittadini lamentano questi problemi, eppure le solite LOBBIES l’hanno sempre vinta. Aspetto l’incidente Veneziano, Napoletano, Tarantino, Triestino ecc., accadra’ questione di PAZIENZA.
    Questo Bel Paese, ha investito in FIAT, autostrade, TAV ecc. promuovendo la grande lobbies dei LucaLuca magari, dimenticando la vocazione Marinara e pure Ferroviaria, cosi’ oggi abbiamo strutture Arretrate, ma continuiamo ad asfaltare, fare TAV passeggeri(visto che Luca li produce i treni veloci), ma non per merci, cosi’ i nostri porti non possono competere con altri Europei e soprattutto diamo tanto lavoro alle ASL che medicano i feriti ed alle pompe funebri che sistemano i meno fortunati.
    Tutto questo avviene per Deficienza Politica, Incapacita’ Istituzionale, Demenza Sindacale,carenza di IMMAGINAZIONE che guarda caso determina proprio le 3 cause citate e DULCIS IN FUNDO interessi LOBBISTICI di consolidate famiglie finanziarie. Colpa di chi i morti per lavoro ? Il capitano, il pilota o l’ INETTITUDINE dei DIRIGENTI sia locali che nazionali ? (Dirigenti, per me non sono solo POLITICI, ma anche industriali, finanzieri e sindacalisti)

  • s_riccardo

    Il mediterraneo è considerato un grande lago salato. Le navi da 22000 /30000 container non possono arrivare nei nostri porti mediterranei. Si fermano a Tangeri dove ci sono le strutture per gestire tali navi. I container vengono scaricati e fatti arrivare su altre navi più facili da manovrare.
    In italia ci potrebbe essere un solo porto vicino a Genova che sarebbe in grado di far manovrare navi da 300 metri (le portaerei americane lo fanno), ma non può essere utilizzato per il carico e scarico a causa dei bracci delle gru che, anche loro adeguate, impedirebbero l’atterraggio e partenza degli aerei dall’aereoporto di Genova. E poi i collegamenti con il resto d’europa…
    Contentiamoci, potrebbe andare peggio.

  • cpaglietti

    Si parla tanto di manovra sbagliata, si possibile, anzi direi prevedibile. Quante navi per un motivo od un altro ogni giorno urtano la banchina? Il vero problema è che la torre piloti non doveva essere realizzata li ! Doveva essere sistemata ad una distanza di sicurezza tale da non poter essere urtata. Tra l’altro la sua struttura a mensola la rendeva labile alle forze orizzontali così chè in ua azione orizzontale esterna anche piccola è stata in grado di portare il suo baricentro al di fuori del nocciolo centrale d’inerzia causandone l’inevitabile ribaltamento. Quindi , si manovra sbagliata, si avaria, ma cio non basta a giustificate una tragedia che poteva essere evitata patrendo da una corretta valitazione di un rischio prevedibilissimo.

  • Allarmerosso

    SettantaquattroMILA TONNELLATE a 3,5 nodi poteva esserci anche un grattacielo che lo tirava giu. La cosa invece a cui pensare è perchè quella torre non è stata fatta 1020 metri all’interno del molo invece che sulla punta estrema. Quando eravamo scemi facevamo la Lanterna in cima ad una collinetta ed infatti la Lanterna è ancora li ma eravamo scemi.

  • Allarmerosso

    ahh la Lanterna è stata costruita nel 1128