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ANCHE GLI DEI HANNO IL MOCCOLO SOTTO IL NASO …

DI ROSANNA SPADINI

comedonchisciotte.org

Chiamatelo il trionfo delle vanità, o forse più precisamente il paniere della dabbenaggine, ma sta di fatto che si leggono spesso analisi storico-politiche-economiche piuttosto sempliciotte e superficiali: “Tsipras voleva perdere (.) è ormai ostaggio del successo (.) avendo vinto il referendum si comporta come se lo avesse perso (.) il finto rivoluzionario manovrato dall’Ue …” Come se fosse facile liberarsi dalle dittature. Per liberarsi dalla dittatura fascista in Italia ci vollero circa 20 anni (e una guerra mondiale), per liberarsi da quella nazista ce ne vollero 12 (e la stessa guerra), per liberarsi da quella comunista in Urss ce ne vollero parecchi di più (e il collasso di tutto un sistema).

Dunque nell’arco della storia le dittature sono finite nel momento in cui si sono deteriorate tutte le condizioni economico politiche che le mantenevano in vita. Magistrale è il saggio di Adam Fergusson, “Quando la moneta muore”, che mentre illustra le vicende economiche della Repubblica di Weimar, lancia un preciso ammonimento contro i rischi dei finanziamenti illimitati quale scorciatoia per ripianare i deficit di bilancio, dato che la dipendenza di molti paesi europei dall’indebitamento, e la politica di salvataggio delle banche e dell’economia attraverso il QE, ricordano le tappe principali della scomparsa della moneta tedesca nel periodo tra le due guerre.

Nella notte tra venerdì e sabato si è consumato un dramma dentro il partito di Syriza, si è manifestato un aspro confronto tra le varie anime. «Non vogliamo un terzo piano di salvataggio con misure di austerità ancora più dure» ha detto Panagiotis Lafazanis il più noto leader della piattaforma di sinistra del partito e attuale Ministro dell’Energia. «Sap­piamo che a que­sto punto tutte le opzioni sono com­plesse, ma la peg­giore, la più umi­liante e insop­por­ta­bile, sarebbe un accordo che indi­che­rebbe la resa, la raz­zia e la sot­to­mis­sione del paese e della sua gente. Que­sta è una scelta che non faremo mai».

E ancora Thanassis Petrakos, uno dei tre portavoce del gruppo parlamentare di Syriza e membro della Piattaforma di Sinistra ha dichiarato: «Il ‘No’ al referendum è stato No di classe e radical. Alcuni compagni di alto livello insistono sulla logica del “non ci sono altre strade”. Noi dovremmo invece prepararci ad uscire dall’Eurozona e dire con chiarezza al popolo la verità. (.) Coloro che insistono sulla scelta di rimanere nell’euro ad ogni costo dovrebbero sapere che ciò ci porterà al disastro. Noi abbiamo bisogno di un’uscita concordata (.) Il primo passo deve essere il controllo pubblico delle banche e della Banca Centrale greca e misure contro l’oligarchia ellenica». Comunque i ministri espressione della piattaforma di sinistra di Syriza potrebbero dimettersi dal governo oggi stesso.

Allora molte domande sorgono spontanee: perché Syriza una volta vinte le elezioni non ha agito velocemente per attuare quelle riforme che avrebbero potuto salvare il paese? Avrebbe potuto nazionalizzare la Banca Centrale greca, e iniziare fin da subito a stampare la nuova dracma. Perché la sinistra europea è stata pervasa da quell’ospite inquietante così esiziale e funesto che le impedisce di agire? Perché si è lasciata stuprare dalla violenza del neoliberismo, seviziare dalle pratiche usuraie delle banche, defraudare dagli abusi del potere finanziario, scortare fino agli abissi dell’autodistruzione?

Forse perché gli organi esecutivi dell’Ue si comportano da sicari della democrazia? Esattamente come in un sistema camorristico gli stati europei sono costretti a pagare il pizzo alle oligarchie finanziarie dominanti. Pagare il pizzo oppure morire, o la borsa o la vita. Infatti rispetto al referendum greco, espressione di una democrazia morente che però ha cercato di sopravvivere di fronte al massacro finanziario in atto, le istituzioni europee hanno cercato di influenzarne il risultato giocando sporco, attraverso ricatti, controllo dei capitali, limitazione delle iniezioni di liquidità Ela.

Senza il governo della moneta il sistema economico europeo si è trasformato in una trappola mortale, e la Grecia ne è l’esempio più lampante. Solo la politica potrà salvarla, solo una gestione illuminata della polis potrà spezzare l’architrave della moneta unica. Il disprezzo per la democrazia e l’analfabetismo economico, espressi dalle istituzioni hanno rivelato il vero volto criminale delle oligarchie, e la vicenda della Grecia ci mostra come l’Unione monetaria europea, così come è stata costruita, è fondamentalmente insostenibile, e per questo è destinata a finire. E’ arduo fare previsioni, anche perché in ambito storico economico le previsioni a breve termine sono spesso destinate a fallire.

La speranza di un cambiamento era arrivata in sella al centauro Varoufakis, che si presentava alle conferenze stampa con la t-shirt, ma poi si è miseramente dileguata di fronte all’urgenza del terzo Memorandum, che sembra ormai prossimo ad imporsi. Nel frattempo la Bce ha imposto il “congelamento” del 27% dei depositi bancari e ha chiesto più garanzie alle banche destinatarie dei fondi Ela (Emergency liquidity assistance). Si tratta di una mossa che ha un significato politico, poiché avvicina la possibilità di un coinvolgimento dei depositi nel salvataggio delle banche. Insomma Mario Draghi, da perfetto boss, tira la volata alla linea euro-tedesca: o Tsipras capitola, o la Grecia è fuori dall’euro.

E quindi i soliti tagli alle pensioni e alla spesa sociale, aumento delle tasse tra cui l’Iva, forse nuovi tagli ai dipendenti pubblici, la Grecia continuerà ad essere massacrata da austerità, recessione, crollo della domanda interna, disoccupazione di massa, salari da terzo mondo. Molti hanno sperato fino all’ultimo che Tsipras avesse un piano alternativo per l’uscita dall’eurozona, che avrebbe seguito le proposte del suo Ministro delle Finanze, invece le ultime notizie smentiscono ampiamente tale previsione. Infatti Varoufakis non si è nemmeno presentato alla seduta del Parlamento, e la ragione è chiaramente la sua contrarietà all’accordo infame.

Drammatico alla luce di fatti appare oggi il suo congedo: “Considero mio dovere aiutare le trattative di Alexis Tsipras, come meglio crede di doverle condurre, singolare opportunità che il popolo greco ci ha concesso attraverso il referendum di ieri. Porterò il disgusto dei creditori con orgoglio. Noi della sinistra sappiamo come agire collettivamente con nessuna cura per i privilegi di parte. Sosterrò pienamente il Primo Ministro Tsipras, il nuovo ministro delle Finanze, e il nostro governo. Lo sforzo sovrumano per onorare le persone coraggiose della Grecia, il famosoόχι che ha favorito i democratici di tutto il mondo, sono solo all’inizio.”

In attesa poi del giorno del giudizio, fissato a domenica 12 luglio, Alexis Tsipras si è rivolto al Parlamento europeo di Strasburgo, infiammando il clima e provocando applausi e fischi: “I soldi dati alla Grecia non hanno mai raggiunto il popolo, ma sono stati usati per salvare le banche europee e greche … la mia patria si è trasformata in un laboratorio sperimentale di austerità, ma l’esperimento non ha avuto successo … la lotta alla disoccupazione è il nostro primo obiettivo, oggi invieremo la nostra richiesta all’Esm, e spero che nei prossimi giorni potremo rispondere a questa crisi.” In un discorso dai toni epici ha detto che il suo governo è determinato a raggiungere un compromesso ragionevole con i Paesi creditori, ma ha anche sottolineato che qualsiasi accordo deve includere un alleggerimento del debito e ha rimarcato che la crisi della Grecia è essenzialmente una crisi dell’Europa.

Magra soddisfazione, direte voi … a me invece sembra che tutte le tessere del puzzle che farà implodere l’Unione Europea si stiano posizionando con una precisione maniacale sempre più accelerata. Ma sappiamo anche che gli Usa hanno giocato un ruolo determinante al fine di raggiungere un esito positivo dei negoziati, dato il rischio di dedollarizzazione del sistema globale, ecco perché il presidente del Consiglio europeo Donald Tusk è diventato l’ultima pedina del possibile accordo sul fatto che la sostenibilità del debito dovrebbe essere incluso come parte di un pacchetto per la Grecia. A seguito di una conversazione telefonica con il primo ministro greco, Tusk ha dichiarato che una “proposta realistica da parte di Atene” dovrebbe essere accompagnata da una “proposta realistica da parte dei creditori sulla sostenibilità del debito” per creare una situazione win-win. Del resto l’improbabile intervento a “stelle e strisce” risponde all’ululato del segretario Usa al Tesoro Jack Lew, che ha lanciato un forte proclama pubblico da Washington sulla crisi greca.

Per il momento uno dei pochi aspetti positivi della vicenda sembra portare inesorabilmente l’Italia fuori dall’euro, pare infatti che gli euroscettici aumentino a vista d’occhio, e i partiti che prospettano un’uscita dall’euro, nel loro complesso, rappresentano la maggioranza dell’elettorato. Si tratta di Movimento 5 Stelle, Lega Nord e Fratelli d’Italia, ai quali si tende ad aggiungere anche Sel, la cui posizione è però più sfumata. Secondo i calcoli di Alessandro Amadori, direttore di Coesis Research, il M5S (25%), Lega Nord (20%, molto più di quanto stimato da altri istituti), Fratelli d’Italia al 4% e Sel al 3% raggiungono un totale del 52%. Il che significa che la maggioranza degli italiani sostiene partiti che sono o esplicitamente per il ritorno alla lira, o comunque estremamente critici nei confronti dell’euro e di “questa” Europa.

Antecedenti storici di forme di determinismo finanziario della politica ce ne sono state. Karl Marx infatti fece un’analisi spietata della Comune di Parigi del 1871: perché i comunardi avevano perso? Dopo i primi fondamentali successi, con il governo Thiers in fuga dalla città, i comunardi rinunciarono alla presa della banca centrale, quella Banca di Francia che governava il sistema finanziario del paese. Per questo persero, infatti la Banca di Francia iniziò gradualmente a ridimensionare i prestiti concessi alla Comune, spingendo rapidamente Parigi al collasso proprio mentre il governo Thiers poteva contare su tutta la liquidità necessaria ad organizzare la repressione (Jacques Sapir).

Un altro particolare tipo di banksters fu costituito dall’ “Ordine cavalleresco dei Templari”, che prestavano ad usura ai sovrani dell’epoca medievale. Come fece Filippo il Bello a disfarsi dell’Ordine e ad incamerare le sue enormi ricchezze? Tramite accuse infamanti, di eresia e apostasia, condannò al rogo il Gran Maestro dell’Ordine e le sue ricchezze andarono ad incrementare i bilanci del regno.

Ah … dimenticavo … anche l’Austria vuole uscire dall’euro, nel timore di vedere le proprie produzioni piegarsi al TTIP e alle liberalizzazioni selvagge, nessun network europeo ne parla, ma i cittadini austriaci hanno raccolto in solo 7 giorni 261mila firme, ne occorrevano solo 100mila, nonostante la Corte Costituzionale austriaca avesse concesso un tempo estremamente esiguo per raccogliere le firme necessarie ad ammettere la petizione popolare di un referendum, sperando che non sarebbero stati sufficienti.

Nel video l’Intervista a Barbara Kolm (economista austriaca) che spiega perché l’Unione Europea fallirà: “L’Unione europea, come la conosciamo noi, nei prossimi 10 anni non esisterà più.

Dunque mentre speravamo di essere ormai vicini al varco, l’autore del “Minotauro globale” si assenta dalla drammatica seduta parlamentare, in cui il suo partito ha dovuto piegarsi ai diktat della troika, e manda a dire a tutti i delusi della vicenda che: “L’unica persona che deciderà il futuro della Grecia nella zona euro, non è né Schauble, né la Merkel, né Tsipras, ma Mario Draghi, anche conosciuto come … Goldman Sacs.”

Rosanna Spadini

Fonte: www.comedonchisciotte.org

11.07.2015

http://sollevazione.blogspot.it/2015/07/tsipras-si-prepara-la-corda-con-cui.html

http://contropiano.org/internazionale/item/31807-atene-drammatico-scontro-all-interno-di-syriza

http://sollevazione.blogspot.it/2015/04/cosa-vuole-la-sinistra-di-syriza-di.html

http://www.forbes.com/sites/francescoppola/2015/07/03/the-road-to-grexit/print/

http://yanisvaroufakis.eu/2015/07/06/minister-no-more/

http://www.beppegrillo.it/2015/07/gli_austriaci_vogliono_uscire_dalleuro_con_un_referendum.html

http://www.zerohedge.com/news/2015-07-07/merkel-just-turned-screws-greece-there-money-deal-much-harsher-now-and-no-debt-hairc

http://www.reuters.com/article/2015/07/07/eurozone-greece-currency-idUSL8N0ZM33420150707

http://www.irishtimes.com/news/world/europe/tusk-joins-call-for-debt-sustainability-in-greece-package-1.2278955

http://russeurope.hypotheses.org/4063

Pubblicato da Davide