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36 milioni di attivisti = Impatto nullo

DI  MICKEY Z

World News Trust

*15 Febbraio 2003: Trentasei milioni di uomini in tutti il mondo in marcia simultaneamente per “protestare” contro la decisione di un maggiore dispiegamento di forze militari americane in Iraq.

*19 Marzo 2003: Aumento delle unità militari americane nella guerra contro l’Iraq; conflitto che continua tutt’oggi, e del quale non si vede la fine.

(Di queste marce e proteste l’allora presidente George W. Bush disse: “La democrazia è una cosa meravigliosa, che permette alla gente di esprimere la propria opinione. E’ giusto che le popolazioni sostengano le cause in cui credono. Inoltre, evidentemente, alcuni di loro non pensano che Saddam Hussein sia un rischio per la pace. Poi… sapete anche voi, le dimensioni della protesta, se influenzasse la mia decisione significherebbe prendere le parti di una minoranza della popolazione mondiale.)

Con parole chiare:

36 MILIONI DI ATTIVISTI = IMPATTO NULLO

Per spiegare la realtà dei fatti nemmeno un attivista sarebbe ricorso a delle scuse imbarazzanti quali: “Se solo avessero avuto uno slogan migliore” oppure “Se fossero stati in 37 milioni l’Iraq sarebbe libero!”

Cosa rispondono dunque quando li metto al corrente di fatti come questi? Tipicamente le repliche hanno 4 varianti:

  • “Sempre meglio di niente”
  • “Pensi di sapere tutto, tu arrogante che non sei altro!”
  • “Quindi secondo te dovremmo starcene a casa?”
  • “Beh, tu hai un’idea migliore?”
  1. Ma allora cosa manca? Manca sempre qualcosa… cosa?
  2. Qualsiasi tentativo di difendere o dare un senso alla loro tattica.

Alcune persone dedicano la loro vita a protestare perorando cause come questa, senza essere in grado neanche lontanamente di giustificare le proprie azioni e scelte.

Tutto si riduce ad un unico pensiero “Noi marciamo perché lo fanno tutti e hey, è così o niente. Giusto? E’ sempre meglio di non fare nulla, secondo me.”

Qualcuno mi dica, per favore, dove è nata un’idea talmente controproduttiva? Mmmmm… lasciatemi fare mente locale. Dove nel mondo moderno prendiamo spunto per tutte le nostre idee, risiedendo in uno stato che si fonda sulla propaganda corporativa? Chi ci dà la spintarella al momento giusto, quando è tempo di protestare?

Bugie di negligenza

Negli Stati Uniti, la medaglia d’oro per il successo dell’attività di protesta probabilmente va al movimento per i diritti civili, tornato in auge ultimamente. Quando pensiamo a come sono state raggiunte tali vittorie, su chi e che cosa ci concentriamo? Abbiamo imparato alcunché riguardo l’islamismo radicale e alle sue varie sfaccettature? Dobbiamo dare credito al Black Panther Party, le loro armi, e i loro programmi della mattina? Riguarda semplicemente donne forti come Assata Shakur, Angela Davis, Nina Simone, e tante altre ancora?

  1. Niente di tutto ciò.

Ricordate: Il ragazzo che ha la sua festa nazionale, il quale è universalmente conosciuto come colui che marcia mostrando cartelli, inscenando finti arresti, e predicando la non violenza.

Noi siamo diventati attivisti nel 2017. Abbiamo pensato seriamente e con una certa dose di reverenza “Se ha funzionato per Martin Luther King, chi sono io per metterlo in discussione?”. Questo messaggio auto-sabotativo ci è stato rinfrescato da leaders (sic!) come Barack Obama:

“Toglietevi le pantofole. Indossate la scarpe da ginnastica. Datevi una mossa. Smettete di lamentarvi. Smettete di brontolare. Smettete di piangere. Dobbiamo metterci in moto. Abbiamo un lavoro da fare. Anche mentre la gente vi picchia in testa, non potete smettere di marciare. Anche se vi colpiscono con getti di idrante, non smettete di marciare.”

E domandatevi questo: E’ possibile—o anche solo probabile—che chi di dovere scientemente ci programmi per emulare un tipo di attivismo che si possa facilmente piegare ad uopo, fomentare a piacimento o reprimere?

Consiglio all’attivista: Consultate tutti i precedenti storici. Trovate la tattica che funziona e adattatela al vostro scopo. (Ricordate; che siate in grado di adattarla o no poi tanto ci pensa chi di dovere a farla funzionare).

P.S. Prometto che nel prossimo articolo risponderò all’annosa questione, senza senso, “hai una soluzione migliore?”.

No “ meglio di niente”

Ho intenzione di concludere quest’articolo con una riflessione sul motto “sempre meglio di niente”. Parliamo di quella volta che voi attivisti avete protestato per porre fine al fenomeno del fracking. Avete sprecato tempo costruendo pupazzi e cartelli, marciando in una parata che aveva il permesso delle autorità, postando svariate foto per condividere delle vostre giornate passate lontano da una vera attività produttiva, sprecate per inseguire un chimerico traguardo.

Decidere di dedicare ben 12 ore della vostra giornata per perpetuare una protesta priva di un effettivo scopo è molto peggio che non far nulla. Non siete mai neanche lontanamente riusciti a persuadere alcuna società a riesaminare i suoi propositi, e nemmeno riuscirete a fare in modo che il cittadino medio si interessi a cosa sia in realtà il fracking. Ma, in compenso, siete riusciti a far credere al mondo intero che fare cartelloni e recitare slogan a memoria sia tutto ciò che fa un attivista.

Consiglio all’attivista n.2: Partecipare alle marce porta unicamente gli estremisti a credere di aver trovato la loro crew, quindi il loro scopo, la loro missione.

In altre parole, non fate altro che peggiorare le cose, più di quanto non fareste standovene a casa!

Consiglio all’attivista n.3: La scelta non è mai unicamente il farsesco MARCIARE vs NON FARE NULLA.

Cercate di guardare oltre.

Provate qualcos’altro.

Perché no? Onestamente: PERCHE’ NO?

Non c’è mai stata occasione migliore come quella che i tempi odierni ci stanno dando.

 

Mickey Z. ha scritto due libri, un memoriale politico intitolato How to change Minds & Influence in the future: rebuilding activism from the ground up, e un graphic novel intitolato Stain red.

Fonte: https://mickeyzsays.wordpress.com

Link: https://mickeyzsays.wordpress.com/2017/01/27/behold-the-power-of-marching/

27.01.2017

 

Traduzione per www.comedonchisciotte.org a cura di ALE.OLIVI

Pubblicato da Davide

  • Holodoc

    A Firenze e comuni limitrofi la protesta contro aeroporto ed inceneritore ha portato i suoi risultati in quanto questi progetti, appoggiati da governo, regione e sindaci, sono stati bloccati. La lotta comunque non è ancora finita!
    http://www.mammenoinceneritore.org/

  • Tonguessy

    Sinceramente non capisco il senso di questi articoli. Nessuno sta obbligando qualcuno a prendere parte a manifestazioni e proteste. Ma qualcuno si sente in diritto di esprimere il proprio dissenso su certe politiche: non va bene? Dobbiamo necessariamente allinearci?
    Il vero problema, semmai, è la crisi di rappresentatività che sta da anni flagellando il sistema democratico. E’ quindi vero che manifestazioni oceaniche spesso non sortiscono risultati se non il sorrisetto del potente che benedice l’inefficacia delle proteste mentre sostiene il diritto di quelle espressioni popolari (stralunata variante del “Non sono d’accordo con quello che dici, ma difenderò fino alla morte il tuo diritto a dirlo” erroneamente attribuito a Voltaire). Ma questa mancanza di conflitto è esattamente la prova del fallimento della democrazia, dato che questa non è una strada liscia ed in discesa ma è costellata di conflitti risolti attraverso confronti anche aspri (vedi l’Italia del dopoguerra).
    Quindi l’autore dimostra di non avere capito il senso del cambiamento politico instauratosi dopo l’avvento della postmodernità. Semplicemente deprimente…….

  • LinCad

    @comedonchisciotte-e80ba3de4e2f156e3bdf5b3596b36ca4:disqus
    Hai ragione ma la situazione descritta nell’articolo e’ differente da quella che descrivi tu. Nel tuo caso le proteste erano vicine ai centri di potere che intendevate bloccare e c’erano tutte le possibilita’ di mettere pressione su chi prende le decisioni. Nel caso della guerra ion iraq no, ed infatti le proteste non sono servite a niente.
    @comedonchisciotte-0c8ce55163055c4da50a81e0a273468c:disqus
    Secondo me protestare senza riuscire a colpire il potere e’ sterile. Se si vuole davvero fere qualcose occorre mettere pressione in chi detiene il potere o nei suoi accoliti. Si, si puo’ protestare, se non altro per svegliare qualche coscienza in piu, ma non basta. Oltre a protestare si deve colpire e fare del male. Ad esempio boicottando tutti i prodotti americani che ci e’ possibile. Ecco e’ solo un’idea, e ce ne sarebbero anche migliori, ma credo che i colpi al portafoglio sono l’unica lingua che questi capiscono

    • Tonguessy

      quindi secondo te grosse manifestazioni di piazza non servono a “mettere pressione in chi detiene il potere o nei suoi accoliti”? Sarebbero finalizzate a sostenere i piani delle elites, forse?
      Sulla questione Local/Global vale forse la pena di ricordare il MUOS oppure Aviano oppure tutte le basi NATO in Italia? Si è forse risolto qualcosa?
      Mettiamola così: indipendentemente dai risultati (che alle volte arrivano, altre volte invece no) credo che dare spazio alla propria coscienza e muoversi in sintonia sia segno di maturità civica, e come tale va rispettata. L’articolo invece denuncia la sua assoluta inutilità, e mi pare di capire che anche tu sia di quell’idea.
      Poi ci sarebbe sempre da scavare nei meandri dell’inconscio collettivo, e lì potrebbero arrivare delle sorprese: ci sono sogni che nonostante la protervia dei suoi sostenitori stanno sparendo e sogni che a dispetto della apparente debolezza dei suoi sostenitori stanno acquisendo sempre più potere.
      Non ci sono ancora state (che io sappia) manifestazioni oceaniche contro l’euro, eppure si sta sgretolando. Capisci a me?

  • FdG

    36 milioni per una questione di geopolitica possono non servire a niente.

    Dobrebbe cambiare il livello politico della protesta.
    Si do rebbe manifestare molto spesso per le questioni “local” più che per quelle global.
    Sul piano locale sei obbligato a dare retta alla gente che scende in piazza.
    Poi lentamente i vari local si saldano assieme.
    In nuce è il principio dei cinque stelle.