Home / Attualità / Amazon, Dostoevskij e il fascismo cool

Amazon, Dostoevskij e il fascismo cool

DI NICOLAS BONNAL

dedefensa.org

Non ho mai capito perché i leader fascisti assumano un’aria cattiva. Per imporre il tecno-nazismo è sufficiente sorridere e sostenere la società ludica.

Il testo che segue ha fatto il giro del web.

“L’impresa americana [Amazon n.d.t.] è accusata di sfruttare i propri impiegati del centro di Dunfermline, nella regione di Fife, in Scozia, a tal punto che alcuni di loro sono obbligati a dormire nelle tende vicino lo stabilimento per assicurare le loro 60 ore di lavoro settimanali”.

Tende capito? In effetti, non si può più trovare casa in una società neoliberista:

“Sotto accusa, la diminuzione del salario (tra i 3 e 5,7 euro all’ora tolte le tasse) che non permette ai dipendenti di utilizzare le navette dell’azienda per rientrare a casa a causa del prezzo proibitivo di 7,35 sterline al giorno (8,70 euro). Uno dei dipendenti intervistati dal giornale scozzese “The Courier” ha confidato di vivere a più di un centinaio di chilometri dal posto di lavoro e di non poter percorrere questa distanza due volte al giorno perché il biglietto del treno è troppo caro.”

Alcuni politici protestano in Inghilterra o in scozia ma Amazon se ne frega, e Amazon ha ragione. Amazon e Brainlords (rileggete il mio libro) difendono l’Homo Ludens:

“Niente nel susseguirsi di scandali di questo genere lascia pensare che Amazon sia pronto a una tale messa in discussione. Al contrario, i portavoce della piattaforma sono comunque entusiasti per le condizioni di lavoro imposte ai loro impiegati. “Durante il Black Friday, abbiamo organizzato una tombolata gratuita. E’ importante che gli impiegati si divertano” è ben contento Paul Ashraf, manager generale delle operazioni per Amazon nel Regno Unito”.

Ecco perché torno a Dostoevskij e al suo discorso del Grande Inquisitore – per illuminare i confusi che voteranno ancora a destra, a sinistra e anche al centro!

“Ma il gregge si riformerà, starà in obbedienza e questo sarà per sempre. Così daremo loro una felicità dolce e umile, una felicità adatta a delle creature delicate come loro”

Il Grande Inquisitore continua su un tono ludico e divertente: “li persuaderemo, infine, a non inorgoglirsi, poiché sei tu, elevandoli, che lo hai insegnato loro; proveremo loro che sono deboli, che sono bambini pietosi, ma che la felicità puerile è la più dilettevole. Diventeranno timidi, non ci perderanno di vista e si stringeranno a noi con timore, come una tenera nidiata sotto le ali della madre”.

E se si organizza una tombolata per meritare il paradiso? O anche l’inferno che dovrebbe essere più divertente e ludico (è vero perché ammorbarsi con il paradiso? sei cattolico?):

“La nostra collera li farà tremare, la timidezza li invaderà, i loro occhi diverranno lacrimosi come quelli dei bambini e delle donne; ma altrettanto facilmente, a un nostro cenno, passeranno all’allegria e al riso, alla gioia radiosa dei bambini”.

Il Grande Inquisitore ben organizza il suo piccolo parco umano:

“Certo, li costringeremo a lavorare, ma nelle ore libere organizzeremo la loro vita come un gioco di bambini, con i canti, i cori e le danze innocenti.”

Si ribelleranno per meglio sottomettersi dopo:

“Ma l’entusiasmo dei bambini finirà e costerà loro caro. Abbatteranno i templi e inonderanno di sangue la terra; ma si accorgeranno alla fine, questi bambini stolti, che non sono altro che ribelli deboli, incapaci si ribellarsi per troppo tempo. Verseranno lacrime sciocche e comprenderanno che il creatore, facendoli ribelli, ha voluto certamente prendersi gioco di loro”.

Dostoevskij ispira Nietzsche:

“Un po’ di veleno qui e là, per procurarsi dei sogni gradevoli. E più veleno alla fine per morire dolcemente.

Si lavori ancora, poiché il lavoro è una distrazione. Ma si vegli affinché la distrazione non sia debilitante”.

 

Nicolas Bonnal

Fonte: www.dedefensa.org/

Link:  http://www.dedefensa.org/article/amazon-dostoievski-et-le-fascisme-cool

4.02.2017

 

Traduzione per www.comedonchisciotte.org a cura  di @alepontecorvo

 

Pubblicato da Davide

  • natascia

    Orribile realtà odierna. Satana o chi per esso ci presenta dei possibili scenari alienanti e osceni facendoci credere che “là fuori” sia molto peggio. LA FUORI è molto meglio, ma non bisogna farlo saper a nessuno per non creare scompiglio in questa società sepolta nella caverna. Che dire….. nel mio piccolo non appena sono venuta a conoscenza di questi e altri ben più gravi fatti di cui si sporca amazon non ho più acquistato nulla e lo racconto alle persone che incontro.

    • oriundo2006

      Si, ma Google o Ebay non sono poi tanto meglio…è la schiavitù programmata per gli untermenschen…in prospettiva tutti noi che non apparteniamo alla razza eletta ( o che rifiutiamo in via di principio chi forgia il patto col demonio col sangue altrui … ).

    • Roberto Giuffre`

      Satana? Dio uccide oltre 30 milioni di sue creature, Satana solo 10 e solo istigato da Dio.
      Di chi dovrebbe avere più paura un fedele di quella religione?

  • gilberto6666

    Basta con questo Fascismo richiamato per tutto, ora persino per Amazon! Forse l’autore del corsivo non sa che le quaranta ore settimanali sono state introdotte dal Fascio, per non dire dello stato sociale, ben più avanzato dell’attuale.

    • Colomba

      Esatto. E’ come quando si dà del “maiale” a qualcuno, offendendo il maiale.

    • Toussaint

      Che mi dice del progetto “quota 90” sulla sterlina e della feroce deflazione imposta dal regime per raggiungere l’obbiettivo? Al dunque, fra mondo del lavoro e mondo del capitale Mussolini si è sempre schierato a favore del secondo. Del resto è quel mondo lì, strettosi attorno a Casa Savoia, che lo portò al potere. Ed è a quel potere lì, almeno fino ad un certo punto, cui sempre obbedì.

      • Colomba

        E’ vero che “quota 90” danneggiava le esportazioni, ma serviva a combattere la feroce inflazione preesistente… potrei sbagliare il mio giudizio, non importa, potrei essere in torto marcio sul passato, ma quello che conta è il presente, e qui ci stanno massacrando; chiamiamoli massacratori ma non fascisti, quindi il titolo dovrebbe essere il “MASSACRO COOL” – absit iniuria verbo

        • Toussaint

          Quello che sta accadendo dagli anni ’80 è la ripetizione di quanto avvenuto fra le due guerre mondiali. Conoscere il passato significa capire quello che sta succedendo adesso.
          Il Fascismo e il Nazismo, almeno fino ad un certo punto (quando decisero di fare da soli, “ribellandosi” alla componente oligarchica di matrice anglosassone), furono fedeli esecutori del programma liberista delle oligarchie economiche mondiali.
          Palese il parallelo con le istituzioni dell’Unione Europea e dell’Eurozona (e quindi non è fuori luogo definirle nazifasciste. Identici i mandati ed identici i fini). Allora finì con una guerra, questa volta speriamo di no (ma anche stavolta saranno gli americani, prima a metterci nei guai e poi a “salvarci”).
          Quota ’90 non servì per battere l’inflazione (il mondo dell’imprenditoria avrebbe preferito una quota più alta, verso 110-120, mentre veramente drammatiche furono le conseguenze sulla popolazione), ma per soddisfare l’immenso e malriposto orgoglio mussoliniano, con le ben note e drammatiche conseguenze.
          La mia analisi mi sembra largamente accettata da quasi tutti. Il passato conta e poi come.

          • Sick boy

            Eh ma vedi, la tua analisi è corretta, ma se il problema è l’immenso e malriposto orgoglio di mussoliniano (condivido) allora ha ragione chi critica l’articolo per l’abuso della parola fascismo. Ma perché è senza criterio. Mi spiego meglio: se definissimo il fascismo al di fuori della sua componente storica, e la stessa cosa facessimo con il nazional socialismo, scopriremmo magicamente che quasi tutte le social democrazie dal secondo dopo guerra in poi sono state abbondantemente fasciste e nazional socialiste. Società pacificata, propaganda nazionalista (un po’ più soft), grande peso dello stato nell’industria ecc. ecc. E, a mio modo di vedere, è corretto definire così le nostre social democrazie.
            Ma allora, per l’appunto, usarlo solo per amazon appare riduttivo. Viceversa, se lo si definisce in un’altra maniera, è improprio.
            Un po’ una discussione sul sesso degli angeli, capisco.

          • Toussaint

            Non credo si possano comparare le grandi socialdemocrazie europee con il nazifascismo. Visto che l’argomento di questo post è la deflazione che è stata definita come “fascista”, palesemente l’articolista voleva far riferimento al concetto nei suoi aspetti generali, e non solo ad uno specifico periodo storico (il ventennio), che comunque fu decisamente deflattivo, se la storia conta ancora qualcosa.

  • gilberto6666

    Il mio non è stato un intervento apologetico, ma di disappunto sul continuo ricorso al “fascismo” per sottolineare qualsivoglia distorsione. Quanto poi alla questione della “quota 90″e del capitale alleato del Regime, ci sarebbe molto da discutere, anche considerando gli orientamenti della RSI che segnarono il ritorno alle origini socialiste. Orientamenti più avanzati rispetto al liberismo ottocentesco attuale.

    • Cincinnato

      Il fascismo e’ distorsione della societa’. Quindi lo trovo appropriato ad Amazon per i fatti descritti.

      • MarioG

        Il marxismo ideologico è una distorsione delle facoltà della corteccia. Quindi lo trovo appropriato per spiegare come una frase del genere possa essere digitata a dispetto dei normali freni inibitori

        • Toussaint

          Questa me la scrivo. Il marxismo come patologia cerebrale. Molti sarebbero d’accordo, molti altri no.

        • Gianni Bi

          Bella confusione, marxismo e fascismo.

  • Toussaint

    E’ vero, Gilberto, che nella gestione della la RSI Mussolini si affidò a personaggi della prima ora, quelli, per così dire, che venivano dalla dismessa tradizione socialista. Una delle ragioni alla base della creazione della RSI, oltre a quelle così note da rendere noioso che ci si torni sopra, ce n’è una economica, che ci riporta alla situazione attuale. E’ un po’ lungo per un commento, ma lo ritengo illuminante. Riguarda il sistema di clearing dell’epoca (l’equivalente del sistema Target2, per qualche verso) e la spoliazione dell’Italia, in termini di risorse sia fisiche che umane (G. Aly, Lo stato sociale di Hitler, Einaudi, Torino, 2007, pagg. 171-74). Non ho più il link (me ne scuso), ma chi vuole può salvare questo brano, perché lo ritengo veramente interessante:

    “Subito dopo l’ingresso delle truppe tedesche, nel settembre del 1943, nel territorio dell’Italia sottrattasi all’alleanza con la Germania, il ministro degli esteri di Berlino chiarì per iscritto che rapporto vi sarebbe stato fra i costi di occupazione e le compensazioni di clearing. I diplomatici sapevano evidentemente che ciò che stavano facendo era contrario alle norme del diritto internazionale e disposero perciò che la lettera con le loro istruzioni non dovesse essere “per nessuna ragione inoltrata ad altri in originale”.

    Vi era scritto: “La situazione militare ci costringerà a prelevare dal territorio italiano e a immagazzinare in Germania prodotti finiti e materie prime in una quantità tale da rendere impossibile la compensazione attraverso il clearing. Il pagamento di questi beni dovrà quindi essere coperto essenzialmente ricorrendo ai contributi per gli oneri di guerra che il governo italiano metterà via via a disposizione, mentre la reimpostazione del clearing [quale era esistito ai tempi dell’Asse] assumerà il carattere di un sistema aggiuntivo di compensazione e mascheramento economico, di modo che si possa confutare la tesi, sostenuta all’interno e all’estero dalla propaganda nemica, di una “spoliazione dell’Italia””.

    Per garantirsi la disponibilità di importanti ditte a fornire ulteriormente i prodotti richiesti occorreva innanzi tutto pagare i vecchi debiti, ancora insoluti dai tempi dell’alleanza italo-tedesca, debiti che costituivano “un rilevante saldo a favore dell’Italia”. Per appianarlo, secondo il parere del ministro degli Esteri, occorreva “diramare” un importo mensile fisso di circa 100 milioni di lire dai versamenti italiani per i costi di occupazione, importo che sarebbe stato anche opportuno “elevare di caso in caso” nei limiti del possibile.

    Avvenne così che furono gli italiani nel loro complesso a pagare quei debiti che i committenti tedeschi avevano contratto negli anni precedenti con i singoli fornitori, mentre i marchi con cui le ditte private tedesche credettero di onorare i loro impegni fluirono nelle casse dell’erario germanico. Gli autori della menzionata lettera proposero che si applicasse la stessa tecnica anche per mettere le mani sui risparmi che i deportati e i prigionieri di guerra italiani costretti a prestare lavoro forzato in Germania avrebbero rimesso alle loro famiglie. Fin dall’inizio si previde che per questo scopo fosse sottratto un “importo mensile di 200-250 milioni di lire” dai contributi per gli oneri bellici pagati dall’Italia.

    Nel complessi i tedeschi sottrassero all’Italia beni e valori per almeno 10 miliardi di marchi. Inizialmente, dopo l’8 settembre 1943, il governo italiano fu costretto a pagare 7 miliardi di lire di contribuzioni al mese. Se è vero che nei successivi 18 mesi di guerra gli alleati liberarono parti sempre più estese della penisola, il ricco settentrione d’Italia rimase però fin quasi alla fine sotto controllo tedesco. Poiché il paese fu ben presto di nuovo considerato, almeno formalmente, un alleato della Germania […], l’Italia non pagò più i costi d’occupazione ma quello che fu eufemisticamente detto un contributo per le spese belliche.

    Come altrove, i tedeschi fissarono i costi dell’occupazione non in base alle effettive spese della Wehrmacht, ma presero come base di riferimento il quadro dei dati che emergeva dall’ultimo bilancio statale. In Italia il preventivo per l’anno fiscale 1942-43 era stato di circa 81 miliardi di lire. Aveva compreso fra l’altro una notevole parte di entrate che l’Italia fascista avrebbe incamerato nei territori che rimasero occupati dalla truppe italiane fino all’agosto del ’43, e fatto conto inoltre su entrate che sarebbero dovute venire da parti del paese che gli alleati stavano però passo dopo passo conquistando. Ciò nonostante i tedeschi considerarono il, per così dire, pan-italico bilancio 1942-43 come la base su cui commisurare il livello del contributo da pretendere per le spese belliche.

    Nel marzo del 1944 il funzionario relatore responsabile delle finanze presso il comandante plenipotenziario germanico in Italia analizzò in modo più preciso la situazione economica del paese, constatando che questo, a fronte di un reddito nazionale lordo di 130 miliardi di lire, doveva pagare ai tedeschi 84 miliardi di lire quale contributo per le spese di guerra. Rimanevano dunque all’Italia 46 miliardi per i consumi pubblici e privati. Questo il quadro puramente contabile.

    Sennonché quello reale era ancora più deprimente: “Perché occorre considerare, -diceva il rapporto-, che l’Italia, a parte il contributo per le spese di guerra, si trova a dover pagare anticipatamente ai tedeschi anche gli acquartieramenti e il vettovagliamento, le requisizioni e i danni bellici causati e subiti dalla Wehrmacht, e infine, in una certa misura, anche gli impegni di clearing. A tutto ciò bisogna poi aggiungere gli oneri di guerra propri dell’Italia (altri danni bellici da risarcire, pensioni da pagare, ecc.)”.

    Come se non bastasse nulla frenava il continuo aumento di tutti questi “contributi” fissati dall’accordo-diktat del 23 ottobre 1943. Il passaggio decisivo dell’accordo in questione diceva: l’Italia “deve mettere a disposizione” del Grande Reich germanico “un contributo per gli oneri bellici corrispondente alle esigenze economiche delle organizzazioni tedesche”.

    Se in Francia, nel 1940, si erano ancora fatte cerimonie a base di conto A e conto B per contabilizzare separatamente i prelievi estranei ai costi d’occupazione, a questo punto il ministero delle Finanze di Berlino fece invece sapere: ciò che la parte tedesca avrebbe fatto dei soldi delle contribuzioni sono “fatti nostri”; e “nella misura in cui saranno impiegate lire per acquisti al fine di soddisfare esigenze che sorgeranno fuori dall’Italia”, l’Italia sarà tenuta a pagare “un contributo per le spese esterne di occupazione che sarà espresso nel suo controvalore in marchi”. Come c’era da aspettarsi, il ministero per l’Alimentazione del Reich, Göring, la Roges, nonché gli incaricati del ministero degli Armamenti di Speer si fecero mettere a disposizione elevati importi in lire per fare acquisti in Italia settentrionale. […]

    Una simile politica fece salire bruscamente l’inflazione, diradò la disponibilità di beni di consumo e diffuse la miseria, tutte cose che – accentuate dai successi militari degli alleati – provocarono la crescita del movimento partigiano e della protesta civile. Quando, nel giugno del 1944, settantamila operai a Milano e cinquantamila a Torino scesero in sciopero, l’inviato del ministero delle Finanze del Reich, dottor Hubert Schmidt, formulò questa proposta: “Una soluzione del problema sarà solo trasferendo nei campi di concentramento tedeschi un grande numero di scioperanti”. Allo stesso funzionario delle Finanze, pronto a suggerire a cuor leggero simili soluzioni, non venne invece in mente niente di praticabile per ciò che riguardava il suo specifico campo di attività: “L’indebitamento dello Stato italiano è in continua crescita, -così riassunse la situazione nell’agosto del 1944 – le entrate ordinarie del bilancio 1943-44 sono calate del 30% circa rispetto all’anno precedente e coprono solo il 14% scarso delle uscite”.

    • oriundo2006

      Si, terribile: ma eravamo ALLEATI, con il presumibile beneplacito dell’Inghilterra, che giocava su due tavoli … L’errore tedesco fu di considerare l’Italia come bottino ( provvisorio ) di guerra da saccheggiare e non come nazione invasa che si stava difendendo come poteva dagli Alleati che rimontavano la Penisola: era il vecchio spirito germanico che non considerava o considerava poco che parecchi italiani erano ancora fedeli all’Asse: anche qui gli italiani erano considerati ‘untermenschen’…anche se non tutti erano ‘banditen’…ma poi tanti lo diventarono proprio per ribellione a questa inclinazione malevola dei tedeschi, sino a credere che ‘liberatori’ fossero i bombardieri e le truppe inviate a sterminare paesi interi di questo povero Paese, l’Italia ( in questo si distinsero i nonni di parte degli immigrati di oggi rivenienti dal Marocco, allora feudo coloniale francese ). Riusciremo noi oggi a ottant’anni da tutto ciò a riscattarci come paese libero ? La prognosi mia è purtroppo negativa. Posso essere criticato sulla mia interpretazione del passato ma il presente mi pare incontestabilmente dominato dai ‘liberatori’ e dalla loro filosofia di vita da negrieri, accettata e voluta e celebrata come trionfo della ‘modernità’ di contro al passato reputato tutto negativo…

      • Toussaint

        Alleati? Più che altro utili idioti, carne da macello, risorse da espropriare. L’ho scritto sopra. Oggi come allora, vedrà che saranno gli americani a liberarci da quello che loro stessi hanno creato. Poi, dopo tre tentativi in cent’anni, speriamo che nessuno venga più a parlarci dei tedeschi, ma soprattutto del loro capitalismo malato.Per concludere, non sottovaluti l’influenza tedesca nella filosofia americana. Anche in senso religioso. La deflazione, lo sfruttamento estremo dell’uomo sull’uomo l’hanno inventato loro, furiosamente adagiati sulla loro infame religione.

        • PietroGE

          Giudizio profondamente sbagliato. Lo sfruttamento estremo dell’uomo sull’uomo lo ha inventato il capitalismo inglese. La religione tedesca, protestantesimo e cattolicesimo è la stessa degli americani e, per la parte cattolica, identica alla nostra. Se poi il capitalismo tedesco è malato, il nostro cos’è? I liberatori ci hanno sempre trattato come periferia dell’impero senza valore o come entità geografica.

          • Toussaint

            Legga John Kleeves. Ha scritto molto sul protestantesimo soprattutto tedesco come fondamento della società americana. Se vuole legga anche Leo Strauss, facendo caso a dove è nato, a dove si è formato ed infine a dove ha operato.

          • PietroGE

            Legga il primo libro del Capitale, dove Marx fa la critica feroce del capitalismo e dei suoi danni, prima di iniziare con la sua sgangherata teoria economica. Che il protestantesimo fosse originario tedesco non avevo certo bisogno di farmelo dire da Kleeves. Quest’anno ricorre il 500 anniversario delle esposizione delle sue 95 tesi a Wittenberg e io non mi permetterei mai di definire questa religione, che è anch’essa cristianesimo, come ‘infame’. Il punto di riferimento intellettuale dei neocon non lo considero degno di lettura, anche perché ai neocon stessi non importa un fico secco quello che ha scritto, a loro stanno a cuore solo gli interessi di Israele.

          • Toussaint

            A me sgangherata sembra la sua risposta. Non offenda. Marx, comunque, io l’ho letto (e lei?). Faccia così, Kleeves lo legga, ne vale la pena. La risposta, comunque, glie l’ho fatta dare da Lameduck, andando oltre.

          • PietroGE

            Io non offendo nessuno, casomai è lei che offende la religione cristiana chiamandola infame. Io ho fatto presente che la prima parte del libro I del Capitale fa una analisi critica del capitalismo prendendo come punto di riferimento quello inglese che è stato precursore del capitalismo in Europa. Quindi la storia che lo sfruttamento dell’uomo sull’uomo lo abbiano inventato i tedeschi è sbagliata, come ho detto…naturalmente senza offesa.

          • MarioG

            Facendo caso a tutto, anche da chi è nato?

          • Toussaint

            Non cado nelle sue provocazioni. Vada pure al diavolo e, se possibile, mi lasci in pace.

          • MarioG

            Eh, no le offese no. Ci vada lei e sua sorella.

            La “provocazione” è ben motivata dalla sua improvvida scelta:

            “Se vuole legga anche Leo Strauss, facendo caso a dove è nato, a dove si è formato ed infine a dove ha operato”

            (con riferimento alla matrice “tedesca” di una buona metà dei mali del pianeta, vedasi commento sopra).

          • Annalisa Rossi

            “L’etica protestante e lo spirito del Capitalismo”, Max Weber. Ben precedente a Kleeves. Non dal cattolicesimo, bensì dal protestantesimo nasce l’etica che sta alla base dello sviluppo senza sensi di colpa dello sfruttamento estremo dell’uomo imprenditore sull’uomo lavoratore. Vi ricordo che Bergoglio, il finto misericordioso, sta per far cadere i ponti tra cattolicesimo e protestantesimo. Nulla accade per caso. Nel nuovo ordine mondiale dovrà esserci una sola religione per un solo credo economico. Nel 1894 il sionista Bernard Lazare scriveva in suo libro: “con il protestantesimo lo spirito ebraico trionfò”. E se lo dice un sionista…

          • Toussaint

            D’accordissimo. E’ quello che ho scritto.

        • MarioG

          Anche questa è una risposta ai limiti dello stato confusionale. Per concisione, mi riferisco solo a una delle mirabili affermazioni: lo sfruttamento estremo “dell’uomo sull’uomo” (ama le locuzioni rituali…) l’hanno inventata i tedeschi, in particolare attraverso la deflazione.

          Una versione abbastanza estrema della deflazione i tedeschi l’hanno SUBITA nella seconda fase della Repubblica di Weimar (nella prima hanno sperimentato l’inflazione).
          E voglio vedere se mi si viene a dire che la Repubblica di Weimar era a sovranità tedesca…

          • Toussaint

            Le offese però no. In stato confusionale sarà lei e sua sorella. Che sarà senz’altro più colta di lei. Le faccio rispondere da Lameduck (Orizzonte degli Eventi):

            Perché non si deve dire che è stato un certo modo peculiarmente tedesco di concepire il capitalismo, assieme ad una visione manichea della morale, a degenerare in qualcosa di mostruoso come il lavoro gratuito e schiavistico di cui sopra [l’autrice si riferisce al lavoro forzato dei deportati, ebrei e non, in favore dell’industria tedesca], per non parlare delle cavie umane a disposizione dell’industria farmaceutica?

            I “vogliate cortesemente inviarci n° 10 donne” sono scritti nei verbali di Norimberga, per chi ha voglia di trovare questa ed altre testimonianze.

            Perché non dire che nel profiling del tipico criminale nazista si ritrovano la pedagogia nera luterana e un’idea mercantilista dei rapporti economici?

            Come ha scritto oggi Vladimiro Giacché: “Negare il rapporto tra il capitalismo tedesco e il nazismo (campi di sterminio inclusi) è una delle peggiori forme di negazionismo”. Proprio Giacchè ci ha raccontato come quel mercantilismo sia stato capace di divorare perfino i suoi figli, in occasione dell’Anschluss della RDT nel 1990.

            Ed era lo stesso mercantilismo teorizzato nel Septemberprogramm del 1914, passando per il Piano Funk degli anni ’30 e terminando, per ora e che vi piaccia o meno, con i vari trattati capestro che regolano l’Eurozona secondo gli interessi economici della Germania e che suddividono nuovamente l’Europa in paesi di serie A e paesi di serie B.

            Questi ultimi ancora una volta da depredare, questa volta con il ricatto del debito. Il veleno delle vite indegne di essere vissute si è diluito fino agli apparentemente bonari “compiti a casa” ma la sostanza è rimasta pericolosamente la stessa. (Lameduck, L’identificazione con il creditore)

          • PietroGE

            1.Nei trattati capestro l’Italia e la Grecia ci sono entrate facendo addirittura carte false e con l’opposizione aperta di alcuni esponenti della CSU.
            2.Lasciamo stare per carità cristiana le testimonianze al processo farsa di Norimberga. Testimoniare il falso è la cosa più infame che si possa fare.
            3,Il NSDAP era un partito dei lavoratori tedeschi che ha, in pochi anni, portato la disoccupazione da 6 milioni a zero facendo una politica per il lavoro che la sinistra italiana, venduta al capitale, non si può neanche sognare. La storiella del ‘nazismo servo dei padroni’ può andar bene in un volantino del PCI degli anni ’70. Oggi non ci drede più nessuno. Era logico che, storicamente, dinanzi alla scelta tra comunismo e nazionalsocialismo i capitalisti tedeschi (e anche quelli americani) hanno optato per quest’ultimo.
            4. Il riferimento alla Unwürdiges Leben richiama all’eugenetica che i nazisti hanno copiato da altri.

          • MarioG

            Tolgo “lo stato copnfusionale” e aggiungo lo “stato misfificatorio”.
            Veramente ho bisogno di lei per apprendere che un campo di concentramento comporta (fra l’altro) lo sfruttamento del lavoro (dell’uomo sull’uomo)?
            Era questo di cui si parlava? Era questo che intendeva quell’opinionista con l’improvvido paragone delle pratiche occupazionali di amazon? Voleva dire che ad amazon si avvicinano ad un campo di concentramento?
            Certo, per questa via si perde un pò specificità nel tema… Potrebbe alzarsi un altro e paragonare amazon a un gulag.
            Se invece si rimane nell’ambito più specifico evocato (forse) dall’articolista e si confrontano le sue affermazioni sulle 60 ore, i dipendenti che dormono in tenda vicino ai luoghi di lavoro, come cinesi negli opifici, con le condizioni effettive dei lavoratori e le LEGISLAZIONIi sul lavoro dei due noti orridi regimi degli ’30, non resta che una sonora pernacchia all’indirizzo di suddetto “opinionista” (e a chi gli sta intorno).

            Per quanto riguarda la tipicità tedesca di tutte le cose orrende che ha evocato, vorrei chiederle (seguendo anche la sollecitazione di PietroGE) se nel capitalismo tedesco include anche quello anglosassone e in particolare americano.
            Almeno in questo modo si smussano certe “stranezze” del suo discorso.
            Sa, quando uno sente parlare di “lavoro schiavistico”, istituzione di campi di concentramento, eugenetica… NON sono ESATTAMENTE i “tedeschi” (se le parole hanno ancora un senso) a cui uno pensa PER PRIMI.
            Poi, sì, Lutero era tedesco, lo concedo…

          • Toussaint

            Le ho risposto per l’ultima volta sia sopra che sotto. Non me ne voglia se non le rispondo più.

        • Sick boy

          Comunque sulla deflazione non è che ci capisci molto eh.
          Un sistema “sano”, non manipolabile, è necessariamente (a meno di eventi eccezionalI) in trend deflattivo: lo stock di moneta rimane uguale e i metodi di produzione sono via via meno costosi e più efficienti. Dire che la deflazione (ma poi parliamo della deflazione monetaria o dei prezzi?) l’hanno inventata i tedeschi, laddove è la descrizione di un fenomeno….BOOOH!

    • MarioG

      Non si capisce bene cosa voglia dimostrare questo intervento in relazione alla fesseria scritta dal Bonnal nel suo “articolo”.

      Infatti NON HA NESSUN SENSO raffrontare le condizioni lavorative stigmatizzate nell’articolo, instaurate da Amazon nel cosiddetto occidente evoluto, con una situazione di GUERRA e sotto regime di OCCUPAZIONE militare.

      Il ricorso a tale paragone dimostra ANZI la scempiaggine scritta dall’autore dell’articolo, insostenibile (ma sarebbe meglio dire ridicola) in un raffronto paritario in tempi di pace)
      A ogni buon conto, ANCHE su tale situazione è utile aggiungere qualche precisazione.
      Come ha fatto lei, uso anch’io il copia-incolla.
      L’autore è l’esimio Maurizio Blondet. Buona lettura.

      Recentemente, in una conferenza a Roma, m’è capitato di rievocare un
      caso (l’unico) in cui la sovranità italiana fu vittoriosamente difesa a
      dispetto di una «situazione obbiettiva» infinitamente più tragica
      dell’attuale, una economia bombardata, una penuria di mezzi che riduceva
      le capacità di reazione quasi a nulla, e la pesante tutela di una
      potenza europea rigida e spietata che ci stava sul collo. È un esempio
      estremo, politicamente scorretto, impronunciabile: la Repubblica Sociale
      Italiana.

      Certo non era facile affermare la sovranità diuna
      repubblica creata dal nulla dai tedeschi, bisognosa del loro appoggio,
      nella condizione della disfatta, in un piccolo territorio di un Paese
      già largamente occupato (liberato) dagli Alleati, e per di più
      travagliato dalla guerra civile. Che potevano fare i ministri di quella
      repubblica prossima a sparire nel sangue (durò infatti venti mesi), se
      non adeguarsi alla condizione di Stato-fantoccio del tedesco, e pensare
      intanto a salvare la pelle propria, il proprio futuro, a mettere in
      salvo le famiglie?

      Ebbene, non andò così. Un mese dopo la sua
      nomina, il ministro delle Finanze di quello Stato evanescente come il
      fumo, Domenico Pellegrini Giampietro (un napoletano), ingiunse ai
      tedeschi di ritirare immediatamente dalla circolazione i «marchi
      d’occupazione» (Reichskreidit Kassenscheine) con cui le truppe
      germaniche, ogni volta che entravano in una bottega a comprare le poche
      merci esistenti, commettevano di fatto un esproprio senza indennizzo
      (nel Meridione liberato, gli americani continuarono per anni a inondare
      il Paese della loro moneta d’occupazione, le AM-lire).

      Ma la RSI
      non era più territorio occupato, era un alleato: dunque le truppe
      germaniche favorissero adempiere ad ogni pagamento esclusivamente in
      lire italiane. E di cessare requisizioni e prelievi di fondi dalle
      nostre banche. Anzi, visto che c’erano lavoratori italiani nel Terzo
      Reich, Pellegrini Giampietro pretese ed ottenne il trasferimento in
      Italia dei loro risparmi. Frattanto, impedì il trasferimento del
      Poligrafico di Stato a Vienna; fece restituire buona parte dell’oro che
      la Wehrmacht aveva sottratto alla Banca d’Italia, e mise al sicuro le
      sue riserve d’oro e valute a Fortezza, dove gli americani le trovarono
      intatte nel ‘45 (2).

      Nello stesso tempo – e nonostante la
      repubblica dovesse versare ai tedeschi ogni mese 7 miliardi di lire come
      «contributo per le spese militari, fortificazioni, riattazione delle
      vie di comunicazione» –, il ministro riuscì a mantenere il potere
      d’acquisto della lira, anche con un ferreo controllo sui prezzi. Chi ha
      vissuto quei tempi al Nord, li ha ricordati, non senza motivo, come
      tempi di paura e di tessere alimentari da fame: ma i dati dicono che al
      Nord, nel periodo, gli alimentari rincararono del 50%, mentre nel
      Meridione liberato, del 400%. E la repubblica di Salò riuscì ad
      aumentare la razione di pane nei mesi invernali. La stampa di carta
      moneta fu oculatamente controllata: dei 137,8 miliardi autorizzati, ne
      stampò 110,9. Il Nord dunque non conobbe l’inflazione galoppante del
      Sud, dove infuriava inoltre il colossale mercato nero (alimentato dai
      surplus americani), la prostituzione per scatolette, sigarette e calze
      di nylon, la criminalità impunita e la fame – talchè si può dire che il
      collasso morale di Napoli, divenuta capitale del malaffare, risalga a
      quella «liberazione».

      Con un introito fiscale devastato dalle
      distruzioni e dalla povertà (ma nei primi mesi del ‘45 Pellegrini
      Giampietro era riuscito ad aumentare il gettito a 2 miliardi al mese),
      ebbe perfino la capacità di restituire il valore di parità ai titoli di
      Stato (che dopo l’8 settembre erano crollati al 30% del loro valore
      facciale). Come fece? Personalmente non so. Ma forse una cattedra alla
      Bocconi, tralasciando lo studio delle meraviglie speculative di Wall
      Street e della City, potrebbe dedicare un «master in political economy»
      per capire i segreti della finanza pubblica in condizioni finanziarie ed
      economiche disperate, la scienza in cui Pellegrini Giampietro si rivelò
      maestro.

      Il materiale documentale c’è: il ministro repubblichino
      riuscì a pubblicare, per l’esercizio finanziario, 1944-45, regolari
      bilanci di previsione e consuntivi, regolarmente pubblicati dalla
      Gazzetta Ufficiale. Vi si può constatare che le entrate dello stato di
      Salò (386,8 miliardi) superarono le uscite (359,6), configurando dunque
      un attivo di bilancio di quasi 21 miliardi. Sarebbe istruttivo
      apprendere come ci riuscì.

      La cosa stupì anche gli americani. Il
      senatore Victor Wickersham, venuto a visitare le macerie d’Europa,
      dichiarò nell’agosto del ‘45: «La situazione economica dell’Italia
      settentrionale (quella su cui aveva governato la RSI) è molto migliore
      non solo rispetto alle altre regioni dell’Italia meridionale e centrale
      (quella occupata da loro), ma anche in confronto ad altri Paesi europei
      in precedenza visitati dalla Commissione di controllo… Germania,
      Olanda, Norvegia, Belgio e certe zone della Francia». (Il Popolo, 25
      agosto 1948) (3).

      • PietroGE

        Non c’è solo il collasso morale di Napoli da imputare ai liberatori, ma la rinascita della mafia, sconfitta dal fascismo, usata come alleato per l’occupazione.

        • Toussaint

          La mafia era così sconfitta da fascismo, che ha permesso agli americani di sbarcare in Sicilia senza nemmeno sparare un colpo.

          • PietroGE

            Certo perché fatta tornare in vita dai mafiosi oriundi che venivano con le truppe americane.

          • fastidioso

            Si informi sull’Operazione Husky….

      • Toussaint

        La polemica è nata come conseguenza dei commenti di un paio di lettori, che intendevano contestare il legame fra fascismo e deflazione, con quello che comporta a livello di sfruttamento del lavoro a vantaggio del grande capitale (opinione lecita, ma sostenuta più che altro dai soli “nostalgici”).

        Ad un successivo commento, che portava ad esempio contrario alla “mia” tesi la RSI, ho inteso rispondere con un articolo di G. Aly, che dimostra di come la RSI fosse stata realizzata su disposizione tedesca con fini oltre che militari, anche di sfruttamento del lavoro (non solo in patria. Quanti italiani mandati a forza in Germania a lavorare gratis – si badi – non come prigionieri, tant’è vero che nel dopoguerra c’è stato un blando risarcimento economico per le persone che lo hanno richiesto) e di accaparramento delle sue risorse economiche. L’esempio, quindi, non mi è sembrato adatto a contrastare la mia tesi. Anzi, dimostra il palese sfruttamento delle risorse del settentrione.

        L’articolo di Blondet che lei posta (fatta ogni riserva sull’autore, con cui condivido volentieri un percorso volto alla liberazione del nostro paese dall’euro, ma niente di più. La passione ideologica, intendo dire, non sempre gli consente la necessaria lucidità d’analisi) credo che vada a sostegno della mia tesi. Blondet magnifica le doti gestionali dell’allora ministro, ma niente ci dice sulla fine che fecero queste risorse. Ce lo ha detto Aly. Finirono in mani tedesche.

        Tornando sulla questione della deflazione come caratteristica del fascismo in generale, e quindi anche della RSI, , chiederei: come faceva il ministro a procurarsi i notevoli attivi di bilancio se non ricorrendo a questi metodi? Come considerare il fatto che, nel privato, il lavoro a volte non veniva nemmeno pagato, se non un atto a favore del capitale e non del mondo del lavoro?

        Sul resto, in particolare sulle condizioni economiche del meridione rispetto a quelle del settentrione in quegli anni (ma non solo), francamente ritengo che Blondet non meriti nemmeno risposta. E comunque, non è questa la sede.

  • MarioG

    Un altro cretino che non sa nemmeno di cosa sta parlando.

    Non si capisce quale Fascismo o Nazismo (a fumetti forse) abbia imposto le 60 ore lavorative! O fatto dormire i propri lavoratori persino nelle tende…
    Nelle tende non ci dormivano nemmeno i figli degli operai che andavano nelle colonie estive a spese dello stato: dormivano nei loro letti!

    Non capisco perchè comtribuiate a diffondere delle fesserie del genere.

    • oriundo2006

      A proposito di dormitori, per dimostrare la cilatroneria di tanti che vogliono precostituirsi ( a futura memoria, evidentemente sperano in una seconda ‘liberazione’ da pare di nuovi partigiani…) meriti ‘antifà’ ebbene è sufficiente andare tra Rimini e Riccione e vedere le colonie di quell’epoca ancora in piedi, lasciate andare al degrado cui paiono ancora resistere orgogliosamente, degrado di settant’anni di comando ‘de sx’, incuria veramente che fa dolere il cuore di chi ama questo Paese…lì andavano non già facoltosi figli di industriali ma l’Italia proletaria e povera, per curare il rachitismo della stirpe italiaca e vedere finalmente il mare…che pochi avrebbero sinanco vedere e capire cos’era…queste rovine andrebbero amorevolmente curate e ripristinate adibendole anche ( perchè no ? ) a ostelli per i bambini di Chernobyl, oggi dimenticati da tutti…( ed anche quelli di Luganks ed altri posti disgraziati, colpiti da sanzioni volute e ferocemente applicate da omuncoli di sx ). Basta, non voglio dire altro: avere rispetto per il passato significa tenere in conto il presente e gli uomini e le donne che ci vivono…

      • Toussaint

        Fare colonie vicino al mare (ma qualcuna sa? Non proprio a migliaia. Le faceva anche la Fiat) rispondeva ad un’esigenza propagandistica. La sostanza resta quella della drammatica deflazione legata al raggiungimento di “quota 90”, con le tremende riduzioni di salario reale che comportò. Da un lato ti faccio morire di fame, dall’altro mando qualche migliaio di ragazzini in colonia. Due parole sui milioni di italiani mandati a morire in Russia o in Africa, sulle deportazioni nei campi di concentramento, quelle proprio no, vero? L’importante sono le due colonie a Rimini e Riccione.

        • MarioG

          Ma lasci perdere! Cosa va a mischiare le colonie coi “milioni di italiani mandati a morire in russia e africa”!
          (A parte che anche quando risponde a sproposito non perde occasione di buttare la frasetta a … casaccio, diciamo – 320.000).
          Si parla di amazon, di orari, di condizioni di lavoro.
          Ovviamente le colonie erano un esempio. Un esempio rispetto alle scemenze di quell’opinionista, che quando parla delle 60 ore e degli operai costretti a dorimre nelle tende, come nei dormitori degli opifici cinesi, tira fuori il fascismo e il nazismo, che certo non avevano questo tipo di “approccio”!
          E questo è un fatto.
          Qui non c’entra la Russia e l’Africa, lo capisce o no?
          A parte tutto ciò mi soffermo anch’io sul dettaglio, che però mostra la cosa più importante: la malafede. No, le colonie NON ERANO DUE.
          (e neanche 4, 8,…)

          • Toussaint

            Quello che non capisco – e mi rivolgo al moderatore – è perché se uno dice una parolaccia viene bannato, mentre a chi fa apologia del fascismo non succede niente. Come già detto sopra – tornando a MarioG – non ho voglia di discutere con gente come lei. Siete già stati condannati dalla storia e dall’umanità intera. Cosa potrei mai aggiungere? Non le risponderò più e gradirei lei facesse altrettanto con me. Adios.

          • MarioG

            Ah ecco! Prima o poi “l’uomo” viene a galla.

            Ha bisogno dell’intervento del moderatore? Cosa dovrebbe moderare? Se ritiene che il mio commento violi addirittura la legge Scelba (!), vada direttamente dal magistrato. O dal comissario del popolo.

            Io non sono stato condannato e giudicato da nessuno: le sue velelità di giudice del tribunale del popolo (e dell “umanità intera”) sono irrilevanti quanto ridicole.

            Riguardo al rispondere, mi riservo il diritto di rispondere a ciascuna delle affermazioni che mi parrà appropriato commentare.

    • Toussaint

      La risposta è lievemente sopra, coraggio.

  • Ronte

    Non abbiamo bisogno dell’uomo che vada oltre la propria fisicità per creare nuovi valori (Nietzsche). Abbiamo bisogno dell’uomo ‘uomo’, della sua consapevolezza, del suo progetto di umanità emancipata, del socialismo scientifico data la concezione materialistica della Storia. Della lotta di classe (Marx).

  • MarioG

    Evidentemente nell’altro commento (rimosso) ho toppato qualcosa. Tento di aggiustare un po’ le cose.

    Un altro “semplice” (evangelicamente parlando) che non sa bene di cosa sta parlando.
    Non si vede quale Fascismo o Nazismo (a fumetti forse) abbia imposto le 60
    ore lavorative! O fatto dormire i propri lavoratori persino nelle
    tende…
    Nelle tende non ci dormivano nemmeno i figli degli operai
    che andavano nelle colonie estive a spese dello stato: dormivano nei
    loro letti!

    A che pro dare risonanza a tali modesti “contributi”?

    • Davide

      Nell’altro commento non hai “toppato qualcosa”, hai dato del cretino al tuo intelocutore. Ancora un volta e banniamo.
      Grazie

      • MarioG

        E’ scappato! E poi non ambivo a interloquire con l’autore.
        Cercherò di ricordare le prossime volte che scriverò e, perchè no? le prossime volte che leggerò

  • Paolo

    Il caso “Amazon” è terribile ed esemplare, ma é la stessa situazione vissuta da sempre in Italia da molte categorie di lavoratori.