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ALEXANDER DUGIN, DEIR EZ-ZOR E LA TERZA GUERRA MONDIALE

 

FONTE: DEDEFENSA

Il testo apparso il 20 settembre 2016 sul sito Katehon.com , Alexander Dugin sviluppa il tema che l’attacco per errore dell’ USAF contro le forze aeree a Deir ez-Zor non è evidentemente un errore, cosa che assai pochi commentatori informati contestano seriamente, e che ci si avvicina molto pericolosamente alla terza guerra mondiale. Secondo il filosofo del nuovo euro-asianesimo, non siamo mai stati così vicini alla terza guerra mondiale. Douguine attribuisce questa evoluzione direttamente al destino della campagna presidenziale USA , con la prospettiva sempre più possibile se non probabile della sconfitta di Hillary Clinton . e virgola l’attacco in Siria sarebbe dunque l’unico modo che hanno trovato i globalisti di Washington per fermare o disturbare l’ ascesa di Trump sia facendo rinviare le elezioni a causa di un avvenimento catastrofico, sia lasciando a Trump La Casa Bianca in una situazione catastrofica di una guerra generale in corso…

Dopo aver ripetuto la sua convinzione essenziale sulla congiuntura presente ( lo ha fatto diverse volte) secondo la quale “la principale caratteristica di questa stagione politica non sono le elezioni ma la guerra” e dopo aver rapidamente mostrato che la tesi che spiegava come un errore dell’USAF l’attacco contro i siriani a Deir ez-Zor non poteva reggere un secondo , Douguine prosegue:

” E’ totalmente ovvio che gli Stati Uniti stanno preparando una guerra contro la Russia. Gli incidenti di confine rappresentano operazioni di ricognizione . Ma come reagiranno Mosca, Putin, il Cremlino? Il punto di non ritorno non è ancora stato superato ma le reazioni di Mosca non hanno forse mostrato quanti Russi sono ormai pronti per un confronto diretto frontale con gli Stati Uniti e la NATO? Questa è la ragione per cui è stato lanciato questo attacco dall’aria contro le posizioni dell’esercito siriano.

La leadership usa globalista non può ovviamente governare tutto il mondo e ancor di più la minaccia-Trump mette in discussione il loro controllo sulla stessa America. Ora, mentre la marionetta Barack Obama è ancora in carica e il candidato globalista Hillary Clinton sta perdendo favore agli occhi degli elettori americani, c’è l’ultima opportunità per cominciare una guerra. Questo potrebbe permettere loro di rimandare le elezioni o costringere Trump, se per caso vincesse, a cominciare la sua presidenza in condizioni catastrofiche. Pertanto i neoconservatori USA e i globalisti hanno bisogno della guerra. E presto, prima che sia troppo tardi. Se Trump arriva alla Casa Bianca mentre c’è ancora la pace, poi non vi sarà la guerra almeno per il futuro prevedibile. E questo vorrebbe vorrebbe dire di sicuro la fine dell’onnipotenza delle elite maniacalmente globaliste.

A questo . quindi ogni cosa è molto molto seria. Gli ideologi della Nato e i globalisti americani che stanno per cadere nell’abisso hanno bisogno di una guerra proprio adesso, prima delle elezioni americane. La guerra contro di noi. Non tanto per vincerla ma per l’evento stesso. Questo è l’unico modo per loro di prolungare il loro dominio e distrarre l’attenzione degli Americani e dell’intero mondo dalla loro infinita serie di fallimenti e crimini. Il gioco dei globalisti è stato svelato. Molto presto essi dovranno lasciare il potere e presentarsi in tribunale . Solo la guerra può salvare la loro situazione.”

Come si sa la tesi di Douguine non è la nostra, in quanto questa tesi implica un progetto da parte dei governanti USA, si potrebbe dire un piano unitario, e dunque una organizzazione formidabile e una unicità di vedute senza crepe. Non è il programma ciò che noi mettiamo in discussione, perché non andiamo così lontano; mettiamo in discussione ben prima il coinvolgimento del governo degli USA nel suo insieme, perché secondo noi il governo USA non costituisce per nulla un insieme ( omogeneo, strutturato, che si sottomette alle regole della gerarchia, che accetta un’autorità, eccetera), ma una costruzione estremamente frazionata , completamente a pezzi , con ogni parte che ha la sua propria politica. Come si può capire dalle dichiarazioni estremamente ferme del ambasciatore russo all’Onu Vitali Chukrin , questa idea della divisione e dello spezzettamento, dunque del disordine del potere a Washington, è talmente evidente che diventa un dato presentato ufficialmente e pubblicamente: “Chi comanda   a Washington? La Casa Bianca o il Pentagono? […] I [dirigenti politici] USA stanno per perdere il controllo [della politica USA]…”

Si veda e si ascolti il video del suo intervento che accompagna un testo di OffGuardian.Org , dove il tono e la voce di Churkin sono segnate da una collera repressa, in seguito all’intervento della Power ( Samantha Power – Ambasciatrice USA all’ONU – N.d.T.) che Churkin da qualificato all’inizio della sua analisi come “mai visto” in tutta la sua carriera diplomatica e nei 10 anni passati all’ONU. Churkin parla a margine dei lavori del Consiglio di Sicurezza durante una conferenza stampa improvvisata e il riferimento a questo brano si trova intorno al minuto 10°/11° del video. Ma la sua uscita non è certamente conseguenza della collera, anche se questa c’è: Churkin è un importante diplomatico molto esperto, e se ha parlato come ha fatto, è con l’avallo di Putin e di Lavrov. Del resto un altro intervento dimostra che la Russia ha deciso di reagire molto duramente, per ora ad un livello immediatamente inferiore a quello del ministro degli esteri: vogliamo parlare dell’intervento del 17 settembre della portavoce del Ministero Maria Zakharova un’altra professionista di alto livello . Le sue parole sono state riferite dalla catena televisiva Russia 24 e riprese in inglese da FortRuss.News; lei dice chiaramente senza alcun giro di parole e cioè lo dice volontariamente, in questo modo così brutale:” Se prima avevamo dei sospetti che riguardavano Jabhat al-Nusra [ il possibile sostegno USA] ormai dopo l’attacco di oggi siamo arrivati a una conclusione che è terribile per il mondo intero: La Casa Bianca difende Daesh…”

La nostra intenzione qui non è di screditare la tesi di Douguine che ha di per sè una reale coerenza, essenzialmente perché rimanda alla politica interna USA nel quadro delle elezioni presidenziali, e al panico dell’ establishment ( i globalisti di Douguine) davanti all’ascesa sempre più irresistibile di Trump. Ciò che a noi sembra contestabile è il credito che questa tesi accorda alla coesione e all’efficacia di questo establishment; se vi fossero coesione ed efficacia lo sapremmo perché le avremmo già valutate, in particolare perché questo establishment avrebbe trovato un modo di fermare Trump ben prima che arrivasse alla posizione dove si trova ora, eventualmente, se necessario, anche con i modi più spicci, come d’abitudine.

Si possono fare numerose considerazioni che tendono effettivamente a esaminare la possibilità di questa tesi, nel caso estremo di un concatenamento che possa   arrivare alla terza guerra mondiale. La prima è chiedersi perché il vertice degli Stati Uniti (Kerry sostenuto da Obama) avrebbe lavorato per settimane per un cessate il fuoco che poi avrebbe sabotato deliberatamente 5 giorni dopo la firma. Questo non si accorda per niente neanche con le ambizioni del presidente Obama del quale sappiamo che lavora oggi per l’eredità che lascierà ad una nazione perdutamente riconoscente e in questa eredità troneggia l’immagine di Epinal-sur-Potomac del “presidente della pace “ come pretende di essere dopo il suo incredibile premio Nobel per la Pace del dicembre 2009. D’altra parte tutto indica effettivamente che il Pentagono ha come minimo una posizione divergente rispetto a quella del presidente e la ostenta a vari livelli (quello del potere civile [il Ministro della difesa Carter] e quello militare senza che si capisca se il primo è complice o prigioniero del secondo). Avantieri scrivevamo :” L’attacco di Deir ez-Zor pone un problema molto più grave ancora degli elementi già esposti in relazione all’autorità del comandante in capo se ammettiamo l’ipotesi piena di implicazioni che non si può trattare di un errore casuale originato dal disordine straordinario che regna nella gerarchia dei comandi USA : sia che Obama abbia approvato l’errore cedendo alle imposizioni del Pentagono, sia che sia stato posto davanti al fatto compiuto non ignorando affatto chi fossero i protagonisti dell’episodio. “ Il sito WSWS.org (1) è arrivato a portare infine la conferma di questa situazione e dell’alternativa che abbiamo posto segnalando un incontro a livello di Consiglio di Sicurezza Nazionale dell’amministrazione intorno a Obama, qualche ora prima dell’attacco che allora apparirebbe sia come un messaggio dei militari Usa a Obama piuttosto che ai Russi secondo l’ipotesi che abbiamo appena fatto, oppure un segnale sia a Obama sia ai Russi, ma dando la precedenza al presidente; sia come effetto della capitolazione di Obama…

” Manca ugualmente dalle colonne del Times (N.Y.T.) il fatto che venerdì a poche ore dall’attacco USA su Deir ez-Zor Obama aveva convocato una riunione nel suo gabinetto di sicurezza nazionale compresi Kerry e Carter per discutere della crisi che colpisce l’amministrazione a proposito del cessate il fuoco in Siria. Il movimento di opposizione all’interno degli ambienti militari Usa sulla questione del cessate-il-fuoco, prossima all’ insubordinazione, suggerisce un altro scenario: piuttosto che un incidente l’attacco sarebbe stato lanciato con l’obiettivo di sabotare l’accordo, sia che lo abbiano fatto dei militari agendo di loro iniziativa, sia che sia stato un cambio di politica dell’amministrazione Obama sotto la forte pressione della comunità militare e di controspionaggio”

Gli stessi Russi hanno reagito a livello di comunicazione con furore e con estrema fermezza come abbiamo visto e con contromisure a livello operazionale e forse dal . di vista strutturale secondo una scadenza. Si tratta di fare l’ipotesi che forse Putin finirà per accettare l’idea che la politica seguita fino a ora di cercare una soluzione diplomatica ad ogni costo con gli USA non può riuscire con l’attuale governo USA. Questa è un’idea sempre più diffusa tra gli esperti e nella comunità militare russa , che viene riassunta come segue (si veda Sputnik.News:” Secondo la logica di Washington un accordo tra la Russia e gli Stati Uniti sulla Siria non può essere concepibile se non secondo le esigenze di Washington, e solo se Assad abdica. Andrei Tikhonov esperto che lavora al centro di analisi politica di Mosca , spiega a RussiaToday:” E’ molto improbabile che l’attacco USA contro le truppe siriane sia stato un incidente… è chiaro che Mosca non può accettarlo […] Mosca dovrebbe abbandonare una volta per tutte le sue illusioni a questo proposito e continuare la battaglia contro il terrorismo senza occuparsi della comunità internazionale.”

Un altro particolare che spiega l’atteggiamento americano, è la tipica soddisfazione degli USA per la confusione che regna. Ma per tener conto di questa soddisfazione, bisogna ammettere che essa non rimanda ad alcun piano preordinato né ad alcuna teoria e si riassume o si riduce al semplice fatto che il caos dovrebbe teoricamente impedire ai Russi di stabilire un’influenza durevole nella Regione mentre l’influenza degli USA non smette di affievolirsi. L’atteggiamento è puramente difensivo, una sorta di “strategia di terra bruciata” a livello di influenza e permette di dare un senso a una situazione che dal punto di vista strategico ne è completamente priva; d’altra parte permette più o meno di dissimulare i disaccordi interni al comando Usa circa la cooperazione con i Russi.

In un certo modo, la reazione molto veloce degli Stati Uniti questa mattina dopo l’attacco di un convoglio umanitario che si dirigeva verso Aleppo, e che suggerisce con la più discreta insistenza che i Russi o i Siriani, o anche i Russi insieme ai Siriani, siano responsabili dell’attacco, anche se per ora non si conoscono i responsabili, entra nello schema del disordine ed implicherebbe che l’amministrazione civile Kerry-Obama abbia fatto marcia indietro di fronte alle pressioni dei suoi militari – forse come conseguenza dell’attacco di Deir ez-Zor effettivamente percepito come un “avvertimento”. Dopodiche gli USA annunciano che vogliono rivedere l’accordo di cessate il fuoco a causa proprio dell’attacco al convoglio degli aiuti umanitari; ma quel cessate-il-fuoco è quasi morto dopo Deir ez-Zor; in questo modo si trasferisce il carico della responsabilità del fallimento del cessate il fuoco sulla Russia . L’attacco del convoglio stesso cade a proposito per distrarre l’attenzione da Deir ez-Zor al punto che alcuni vi vedrebbero un rapporto di causa ed effetto con le ipotesi che si possono immaginare- la Siria ci ha abituati a questo tipo di ragionamenti.

Tutte queste sordide manovre che non danno alcuna via d’uscita dal calderone ribollente della Siria rinviano d’altra parte ad un atteggiamento costante dell’amministrazione Obama, in via di smobilitare o diciamo di svicolare elegantemente per una ragione o per l’altra o per tutte le ragioni del mondo. Ci mostrano che alla fine l’intervento diretto del potere supremo quando non può essere evitato, va sempre verso soluzioni di compromesso (dal punto di vista degli Stati Uniti) e rimanda alle eterne posizioni fissate da quattro o cinque anni in un estremismo rancido (“Assad deve andarsene”)… In confronto all’estremismo (di cui bisogna soprattutto considerare l’irrancidirsi) da questo atteggiamento paradossalmente è assente qualsiasi reale fermezza, e non prefigura certamente la vocazione ad innescare un conflitto mondiale che possa raggiungere la massima intensità.

Quello che vogliamo dire descrivendo queste diverse manovre a cielo aperto, dove circolano i racconti più spudorati oppure vengono esposti i soliti eterni argomenti, è che non c’è niente di necessariamente decisivo che possa condurre a un conflitto mondiale; se si fronteggiano per la loro influenza a Washington i diversi poteri USA non vogliono rischiare il peggio su un teatro esterno tanto pericoloso come la Siria. Certo possono capitale degli scontri su questo teatro e delle perdite dirette possono toccare l’uno o l’altro, ma il conflitto siriano ha già fatto vedere che gli uni e gli altri possono dissimulare incidenti del genere o anche, come hanno fatto i Russi con il Su-24 abbattuto dalla Turchia, mostrare della fermezza senza arrivare al conflitto.

Per gli USA, il vero campo di battaglia é a Washington, e riguarda le elezioni presidenziali in corso. Per il momento noi non vediamo niente nelle capacità psicologiche oltre a quelle politiche o anche materiali del Sistema in generale e del sistema dell’americanismo in particolare, che possa condurre a dare inizio a una grande guerra in Siria per sbarrare la strada a un Trump eventualmente vittorioso, o per polverizzare la sua presidenza prima ancora che l’abbia cominciata. La vera questione che si evidenzia da questo groviglio di intrighi e di colpi bassi, in mezzo a massacri senza fine, è di sapere quando i Russi si decideranno effettivamente a riconoscere che non c’è più niente da fare con i loro attuali interlocutori americani . Oggigiorno, a questopunto, (e vogliamo dire a questo punto di sviluppo delle presidenziali americane), una rottura “con leggerezza”, per disinteresse, avrebbe ben poche conseguenze negative ed avrebbe anche dei vantaggi: qualunque accordo di cessate il fuoco è esposto al sabotaggio da parte di questo o di quell’altro potere all’interno di Washington; dopo le elezioni, se Trump sara eletto, è evidente l’occasione per i Russi di tendergli presto la mano, proprio a lui quando sarà alla Casa Bianca, per un accordo che ha più possibilità di durare… se verrà eletta Hillary, ebbene addio speranza, e in tutti i modi, ovvero: anche se sarà stato firmato l’ennesimo accordo di cessate il fuoco con Kerry-Obama, perché duri ci dovrà essere un miracolo per intervento divino diretto, perché la nuova presidente lo rimetterà immediatamente in discussione.

Fonte: www.dedefensa.org

Link: http://www.dedefensa.org/article/douguine-deir-ez-zor-et-la-troisieme-guerre-mondiale

20.09.2016

 

Traduzione per www.comedonchisciotte.org a cura di GIAKKI49

 

nota (1): WSWS – World Socialist Web Site – Pubblicato dal Comitato Internazionale della IV internazionale

 

Pubblicato da Davide

  • giannis

    ce anche la possibilita’ che TRUMP faccia parte del gioco dei neocon guerrafondai USA , comunque condivido l ‘ articolo , l’ umanita’ sta rischiando grosso….e purtroppo ci sono altri diversi fattori che fanno pensare che arrivera’ la terza guerra mondiale , una di queste e’ che la civilta’ occidentale e’ in forte crisi da tutti i punti di vista e ha bisogno del RESET della guerra

  • GioCo

    Non ho potuto (per questioni di tempo) leggere con la dovuta attenzione tutto l’articolo, quindi mi scuso se dico qualcosa che in effetti è nel contenuto dello stesso.
    Noi come individui tendiamo a dare all’altro una massa e una coesione che sono tipici di chi vive il conflitto come fenomeno esterno da cui si dissocia.

    Tralasciando che il conflitto è tanto interno e proprio della mente (basti ad esempio il conflitto intergenerazionale, famigliare o tra l’essere migrante o locale) di chi osserva quanto esterno, la sensazione che il fenomeno sia esterno è un modo per eradicarlo da noi, non saperlo in noi. Così se grido la colpa dei politici, della malaffare, della guerra, tendo a mettere queste congiunture sociali, economiche e politiche, entro quadri astratti e (soprattutto) del tutto alieni rispetto ciò in cui mi identifico. Scoprire che nel mio insieme corpo-mente scorre sangue alieno potrebbe quindi essere uno shock, non perché sia tangibilmente orrendo, ma semplicemente perchè avendo passato una vita a “purificarmi” da ciò che è giudicato da me negativamente, ritrovarmi sporco anche in misura minima significa assaporare una sconfitta radicale che rischia di trasformarmi in un pazzo, “un igienista a ogni costo”, cioè uno ossessionato dalla necessità di estirpare ciò che identifico come negativo.

    Questo processo è in verità più facile di quanto si creda e purtroppo opera in noi i suoi prodotti ben più facilmente di quanto è desiderabile. Tenere un atteggiamento equamente “distaccato e partecipato” è un opera da equilibristi circensi che comunque si raggiunge cadendo spesso e volentieri in uno di questi “lati”.

    Basta però poco per accorgersi che nessuno dei fenomeni che analizziamo ci vede estranei o anche semplicemente poco coinvolti. Possiamo non avere un governo diretto del fenomeno osservato, ma è indubbio che chiunque può intervenire modificando anche in modo determinante l’evoluzione delle situazioni. Tanto poco come una intuizione agita da chiunque, può fare la differenza. Non sono forse le intuizioni che nel bene o nel male hanno profondamente modificato il nostro modo di intendere e volere il mondo?

    Ciò che noi osserviamo come “loro”, questo “corpus operandi” che di volta in volta identifichiamo politicamente, economicamente o ideologicamente, sono tutto tranne che una unità di intenti. Questo perchè c’è solo una forza che unisce l’intento ed è l’amore. Due persone che non si conoscono si avvicinano nella esatta misura in cui i loro intenti si sovrappongono e chiamano (senza ragionare) questo processo “innamoramento”. L’educazione tra madre e figlio è un processo di intese condivise ed ha successo (nel senso che c’è una azione educativa) nella misura in cui gli indenti si sovrappongono, altrimenti è conflitto.
    Si può mediare parzialmente “annodando” le congiunture che i differenti intendimenti portano nei loro complicati intrecci. Per l’uso del petrolio per controllare i prezzi al posto dell’oro può trovare un accordo tra lo speculatore e il possidente (industriale), il politico e il militare. Ma è evidente che non si potranno tenere insieme questi intendimenti (qualsiasi essi siano) perchè tra questi individui scorre di tutto tranne che amore reciproco.

    Quando guardiamo quindi questo “partito della guerra”, in verità non è possibile dire chi ha veramente intenzione di scatenare la terza guerra, per il semplice fatto che non esiste qualcuno con il coraggio di diventarne l’artefice. La semplice idea (incosciente) della pressione spirituale disintegrante che avrebbe esserne artefici, scoraggia chiunque. Persino chi è abituato a vivere come polvere nella tempesta entro una miriade di intendimenti che tra loro hanno in comune per lo più odio e rancore.

  • ws

    “questo establishment avrebbe trovato un modo di fermare Trump ben prima che arrivasse alla posizione dove si trova ora, eventualmente, se necessario, anche con i modi più spicci, come d’abitudine. ”

    Questo e’ molto sensato ma non tiene conto del pensiero maligno che domina la societa’ americana. Ad esempio non considera la possibilta’ che tutta questa “caos” , questa apparenza di confusione ed impotenza, serva a coprire un ben coperto “preempitive attack” alla russia a cui saremmo invece vicinissimi.

    Gli americani sono infatti abilissimi a mascherare le loro maligne intenzioni sotto un aurea di infantilismo e confusione . Ad esempio sappiamo ora che essi programmavano freddamente una guerra totale in europa e nel pacifico gia’ nel 1933 ( con il programma B17 e le nuove superportaerei) quando invece davano di se al mondo una idea di profonda crisi sociale , economica e militare.

    • giannis

      Concordo ma comunque la crisi economica e di lavoro degli anni 30 negli USA ce stata

  • idea3online

    Prima di una Terza Guerra Mondiale l’Europa del Sud potenzialmente verrà attratta dall’Oriente. I sorvegliati speciali sono prima la Grecia, a seguire Italia e Spagna. La Russia quando arriverà il momento, quando sentiranno il fiato sul collo degli USA, faranno tutto il possibile(attività già in atto con moderazione) per indebolire l’Europa dal Sud, ed insieme alla Turchia(senza la Turchia alleata della Russia l’operazione è più difficile) attrarre l’Italia(per la Grecia è un’operazione già in atto), ed altri Stati del Sud Europa ad operazioni coordinate sia economiche che diplomatiche in caso di inizio di una guerra globale, accordi atti a stabilizzare la flotta russa nel Mediterraneo. Quando il punto di non ritorno verrà raggiunto alcuni Stati Europei si faranno modellare dal’oriente come argilla dall’acqua. Trump o Clinton, due facce della stessa medaglia. Difficilmente i Padroni del Mondo faranno vincere una donna in caso di una guerra globale, la Russia guidata da uno Zar a livello di Ciro il Grande, se i Padroni della Guerra hanno capito che è giunta la resa dei conti, non faranno duellare lo Zar Putin con la Clinton. Ma se guerra sarà a duellare saranno due uomini di guerra. Lo stesso Putin si troverebbe più a suo agio alla diplomazia di Clinton, che ai discorsi schietti e diretti di Trump(come reagirà Putin quando verrà ordinato a Trump di provocare la Russia?). Un conto è per un Imperatore essere ridicolizzato da una donna, un conto dall’uomo Trump che guiderà l’Occidente. Psicologicamente per Putin è più gestibile uno scontro diplomatico in politica estera con la Clinton che non con Trump. Inoltre i Media dicono sempre il contrario. Se ci stanno bombardando con l’dea che la Clinton vuole la guerra la verità come di solito accade è tutta l’opposto. Trump viene dipinto come amico della Russia e di Putin solo per poter dire in caso di guerra che la Russia ha sbagliato, io ho desiderato l’amicizia ma sono stato tradito e dovrò castigarla. E’ solo l’ennesimo gioco degli specchi per confondere e farci dormire sonni tranquilli.

    • giannis

      pero’ mi devi spiegare come fa l’ italia ad allearsi con la russia se l’ italia nel suo territorio ha 113 basi militari USA e circa 60 ordigni nucleari USA distribuiti tra aviano , vicenza e Sigonella ( sicilia )

  • marcoferro

    la russia deve rispondere colpo su colpo senza paura. far fuori tutti quei terroristi dalle sigle ridicole e impronunciabili perche sono tutti la stessa cosa mercenari al soldo dei sauditi, dei qatarioti e degli americani. inutile cercare altre vie in quanto quei pericolosi e psicolabili vaccari capiscono solo un linguaggio, quello della violenza, ma la devono subire e la subiranno sul loro territorio

    • giannis

      comunque apparte la siria la russia e’ sotto attacco degli anglo-sionisti per eliminare il governo PUTIN , quindi per la russia la siria forse e’ il problema minore

  • idea3online

    Riguardo a giannis:

    pero’ mi devi spiegare come fa l’ italia ad allearsi con la russia se l’ italia nel suo territorio ha 113 basi militari USA e circa 60 ordigni nucleari USA distribuiti tra aviano , vicenza e Sigonella ( sicilia )…

    Risposta:

    Tutto dipende dalla resistenza che avrà il Nord Italia a sopportare il declino e la rottamazione del suo tessuto produttivo. Poichè l’Italia o le Famiglie Nobili del potere italiano, sono legate a migliaia di anni di storia, ed nel Passato hanno vissuto come protagonisti e non come sudditi ed solo attori, ma i loro antenati hanno scritto la storia. Tutto dipende da quanto la nobiltà accetterà il denaro in cambio della distruzione di uno Stato. L’Italia se si aggancia all’Oriente ha un tessuto produttivo, ha le strutture che le permetteranno di essere insieme alla Grecia le perle del Mediterraneo. Tutto dipende se l’Italia accetterà la rottamazione in silenzio, oppure le famiglie dell’Oriente agganceranno uomini chiave in Italia e faranno accordi per il rilancio dell’economia italiana, ma un rilancio come Leader. Le tentazioni sono tante, Russia e Cina possono offrire all’Italia delle grandi opportunità. Come reagiranno le Famiglie nobili italiane quando arriveranno queste proposte? Sicuramente in Italia si creerà una divisione stile Peppino e Peppone. Una parte dell’Italia è legata alla Russia. Tutto dipende dal Nord Italia, il Sud Italia non ha niente da perdere, ha perso tutto 150 anni fa, adesso il Nord dovrà decidere se diventare Sud Europa, come il Meridione d’Italia, oppure Russia e Cina riusciranno ad attrarre la nobiltà del Nord, e di conseguenza il Sud seguirà le scelte del Nord, ma il Sud Italia è un caso a se, un discorso complicato.