Home / ComeDonChisciotte / ALCATRAZ: UNA PRIGIONE COME DISNEYLAND

ALCATRAZ: UNA PRIGIONE COME DISNEYLAND

alcatraz

DI CHRIS HEDGES

truthdig.com

Ho preso il traghetto dal Molo 33 sull’Embarcadero di San Francisco per Alcatraz. Sono sceso sull’isola da una passerella, ho camminato su per la collina verso l’ingresso della vecchia prigione, e mi hanno dato un’audioguida portatile. Ho trascorso due ore camminando attraverso i corridoi e le celle dove orribili sofferenze e traumi hanno oppresso gli esseri umani. Alcatraz presumibilmente aveva il tasso di pazzia più alto di ogni penitenziario federale della sua era.

Sono stato intrattenuto attraverso le cuffie con storie riguardanti famosi detenuti di Alcatraz inclusi Al Capone, Robert “Birdman” (uomo uccello, ndr) Stroud e George “Machine Gun” (mitragliatrice, ndr) Kelly, tentativi di evasione, la rivolta armata del 1946 che fu brutalmente soppressa dal Corpo dei Marines, e gli intrepidi agenti FBI che diedero la caccia ai criminali più noti della nazione e li consegnarono alla giustizia. Su questo binario, racconti di buoni e cattivi, di poliziotti e gangster, persino il ripugnante J.Edgar Hoover è stato resuscitato come simbolo virtuoso di ordine pubblico.

Alla fine del tour -5,000 persone al giorno, un bel milione e quattrocentomila all’anno, visitano la prigione – ci hanno fatto passare nel negozio di souvenir. E’ possibile comprare magliette, riproduzioni delle camicie blu da detenuto, tazze di metallo della prigione e altri souvenir di Alcatraz. Siamo stati incoraggiati a prendere dei biglietti da uno scaffale di legno e inviarli ai governi stranieri per conto dei prigionieri di coscienza selezionati. Il messaggio è chiaro: negli Stati Uniti coloro che sono in prigione lo meritano; nei paesi stranieri sono imprigionati ingiustamente. La Disneyficazione di Alcatraz è l’equivalente del trasformare uno dei gulag di Stalin in un parco divertimenti con a tema la prigione. Le prigioni sono il male istituzionalizzato. E coprire il male è una mostruosità morale.

Il racconto di Alcatraz come presentato dal National Park Service ignora la brutalità e l’ingiustizia del sistema americano di carcerazione di massa, col quale oggi imprigioniamo il 25% dei detenuti di tutto il mondo sebbene gli Americani siano solo il 5% della popolazione globale.

Ignora il nostro utilizzo di torture per decenni, isolamento e traumi per trasformare i prigionieri in infermi mentali. Ignora che la maggior parte dei detenuti sono poveri e non hanno mai avuto una difesa legale adeguata.

Ignora come la gente di colore nelle nostre “colonie interne” urbane valgono niente sulle strade ma, in prigione, ognuno genera da $40,000 a $50,000 all’anno per le multinazionali.

Ignora che i prigionieri sono ripetutamente puniti e condannati con sentenze più lunghe non per i crimini che hanno commesso mentre erano liberi ma per infrazioni amorfe come “mancanza di rispetto” e “agitazioni” fatte in prigione. Ignora il sistema della “giustizia” unilaterale nelle prigioni che nega ai detenuti un ascolto imparziale.

Ignora che una guardia è Dio, che lui o lei può abusare verbalmente o fisicamente di un prigioniero senza conseguenze.

Ignora che le prigioni sono territori feudali autoritari.

Ignora l’umiliazione giornaliera, la disperazione e il dolore di coloro intrappolati all’interno.

Ignora che i prigionieri che inizialmente hanno fiducia nel sistema, che pensano che la giustizia sia possibile, sono di solito i primi ad avere esaurimenti nervosi o si suicidano.

Ignora – ed ecco il crimine più grande- la profonda e intensa umanità di molti detenuti, che sono tanto premurosi, intelligenti e amorevoli quanto quelli al di fuori delle mura. Ignora, infine, chi siamo noi come nazione, quanto siamo spietati e brutali con gli spossessati e come esultiamo di fronte a storie di violenza e umiliazione umana.

Questa eccitazione, e questo racconto fittizio di bene e male, è possibile solo se consideriamo i detenuti meno che umani. E questo è un compito perfezionato ad arte ad Alcatraz dal National Park Service, e dalla cultura popolare. Tutti coloro che davvero comprendono cosa sia successo ad Alcatraz, e cosa sta succedendo nelle prigioni di tutto il paese, piangerebbero.

Ho pensato, mentre mi allontanavo dai gruppetti di turisti e stavo da solo in una cella aperta, agli studenti a cui insegno in prigione. Come avrebbero reagito? Cosa avrebbero provato nei confronti dei turisti che credono alle storie di crimini e punizioni? Quali traumi e dolori hanno provato appena sono rientrati in una cella di isolamento? I miei studenti vedono se stessi come schiavi – sotto il 13° Emendamento i prigionieri sono obbligati a lavorare senza paga o forse solo per un dollaro al giorno. Vedono le prigioni come riproduzioni della struttura del potere nelle piantagioni. E ascoltare le storie dell’audioguida sarebbe, per loro, come un ex schiavo/a che fa il tour della sua vecchia piantagione mentre viene nutrito di racconti di inetti e “Negri” pigri nei campi di cotone e della galanteria dei bianchi del Sud.

A chiunque abbia lavorato o sia stato in una prigione, la struttura fisica e psicologica di Alcatraz – dove non c’era un tentativo di riabilitazione e di solito un quinto della popolazione su circa 250 usciva ed entrava dalle celle di isolamento- è spaventosamente familiare. I detenuti appena arrivati ad Alcatraz erano obbligati a spogliarsi e stare nudi di fronte alle guardie. Questo rituale, ripetuto giornalmente in tutto il paese, è soprattutto un rito di umiliazione, un modo per negare ai detenuti la loro dignità. I prigionieri devono essere spezzati. Obbligare i detenuti a stare nudi di fronte alle guardie dà inizio alla procedura. Coloro che si opponevano all’autorità ad Alcatraz – e opporsi all’autorità spesso significava semplicemente controbattere ad una guardia – venivano gettati nelle celle di isolamento note come “the Hole” (il Buco, ndr). Anche questa è un’esperienza contemporanea.

Ad Alcatraz nel livello inferiore dei tre del Blocco D c’erano quattro celle d’isolamento. Sono entrato in una di esse. E’ dove gli uomini venivano rinchiusi fino a 19 giorni nel buio totale, bagno negato e senza cambio di abiti. La toilette era, per un lungo periodo, un buco di otto pollici nel pavimento. Nella prigione spesso riecheggiavano le urla dei detenuti picchiati dalle guardie nelle buie celle di isolamento del Blocco D. E quando venivano rilasciati dall’isolamento erano spesso disorientati e psicologicamente indeboliti. Molti, deboli, e a malapena capaci di camminare, erano portati direttamente all’infermeria della prigione, con a volte la polmonite dopo aver dormito per più di due settimane sul cemento bagnato. Alcuni non hanno mai lasciato il “Hole” vivi.

Ad Alcatraz c’era un posto peggiore del “Hole”- la cella segreta. Non era nel tour. I prigionieri, se non erano distrutti in isolamento, venivano trascinati verso una scala davanti al Blocco A che conduceva verso il basso ad una porta di acciaio pesante. Dietro la porta c’erano delle vecchie aperture per pistole dai giorni in cui la prigione era come una fortezza e poi una prigione dell’Esercito che tratteneva i Nativi Americani che si erano opposti dall’essere ammassati, e, durante la prima guerra mondiale, gli obiettori di coscienza. I detenuti venivano spogliati e legati al muro in una delle due stanze vicino le vecchie aperture per pistole. Gli veniva dato un secchio come gabinetto che era svuotato una volta a settimana. Venivano nutriti soprattutto con il pane.

La distruzione psicologica dei prigionieri era comune, come lo è nelle prigioni di oggi. Capone che soffriva di demenza causata dalla sifilide e aggravata dai trattamenti violenti, era ridotto all’idiozia. Le guardie affermano che lo trovavano accovacciato dalla paura nell’angolo della sua cella o che giaceva sulla sua branda in lacrime. Alla fine del suo periodo in prigione a volte farfugliava versi indecifrabili ed era incontinente. Si sarebbe seduto sulla sua branda per ore in uno stato quasi catatonico o si alzava durante la notte ed in modo maniacale sistemava e risistemava i suoi giornali, si vestiva e svestiva ripetutamente o rifaceva più volte il suo letto.

Un altro prigioniero, Rufe Persful, soffriva di allucinazioni frequenti – diceva che c’era un alligatore nella sua cella. Tentò in più occasioni di fare un cappio con le lenzuola. Alla fine prese un’ascia dal lato di un camion dei pompieri della prigione e incurantemente si tagliò quattro dita da una delle mani alla vista delle guardie. Voleva tagliarsi anche i piedi e l’altra mano, disse più tardi al vice direttore nell’infermeria. Non fu dichiarato malato di mente dalle autorità della prigione.

Joe Bowers, che rubò $16.63 in un ufficio postale e fu condannato a 25 anni, si tagliò la gola con un pezzo di vetro dei suoi occhiali da vista ma sopravvisse. Ripetutamente sbatteva la testa contro la porta della sua cella. Fu sparato a morte quando si arrampicò su una recinzione davanti alle guardie e ignorò gli avvertimenti a scendere.

Ed Wutke si suicidò usando la lama di un temperino per tagliarsi la giugulare.

Il servizio del parco omette queste storie, e molte altre simili, dal tour.

Se un detenuto non aveva un lavoro nella prigione di Alcatraz trascorreva 23 o 24 ore al giorno in una cella, una pratica che rimane comune ovunque nel sistema delle prigioni degli Stati Uniti.

Persino le guardie sapevano di prigionieri che non avrebbero dovuto mai essere imprigionati. George H. Gregory, nel suo libro “Alcatraz Screw: My Years as a Guard in America’s Most Notorious Prison” (Secondino di Alcatraz: i miei anni come guardia nella prigione più nota d’America, ndr), racconta di un prigioniero che chiama Kevin.

Kevin, un ragazzo di colore, fu coinvolto in alcune dispute in un camerino. Era in prigione perché aveva fatto un favore ad una persona che non conosceva. Kevin aveva lavorato in un teatro in uno stato del sud. Un uomo entrò, gli passò un pacchetto, e gli disse di darlo ad una persona che sarebbe venuta e lo avrebbe richiesto. Kevin non sapeva cosa c’era nel pacchetto. Fu arrestato e condannato per commercio di droga.

Kevin mi raccontò la storia del suo arresto e dei 30 giorni che trascorse in quarantena. Il ragazzo fu messo in un dormitorio con un gruppo di uomini violenti. Incapace di difendersi, fu stuprato cinque volte la prima notte.
I parenti che visitavano i prigionieri sopportavano una carica di perquisizioni corporali e abusi verbali dalle guardie.

Questo rituale è troppo familiare a coloro che oggi visitano la popolazione della prigione. Stare con i prigionieri veniva reso così spiacevole che molti membri della famiglia non ci andarono più, e la situazione non è cambiata.

Sono stato nella stanza delle visite ad Alcatraz e ho visto un cerchio sul muro. Il diametro era di tre pollici e perforato da minuscoli buchi. L’unico modo per essere ascoltati attraverso i buchi era di gridare, e tutti intorno a te, incluse le guardie, avrebbero sentito la conversazione. Se il detenuto e il visitatore volevano vedersi dovevano alzarsi in piedi e guardare attraverso una spessa, piccola striscia di vetro, ma in quella posizione non potevano parlarsi a lungo. Il sistema era stato intenzionalmente progettato per la massima frustrazione e disagio.

“In realtà, c’erano pochissime visite durante tutti gli anni in cui sono stato ad Alcatraz,” ricordava Ernie Lopez nelle sue memorie. “To Alcatraz, Death Row, and Back” (Ad Alcatraz, la strada della morte, e il ritorno, ndr) “Non ne ho ricevuta una fino al nono anno. Questo non era inconsueto.”

Le lettere dall’esterno erano ridotte a tre o quattro righe criptiche dalle guardie, che passavano la breve nota al prigioniero e distruggevano la lettera stessa. Alcuni prigionieri non hanno mai ricevuto le lettere che gli avevano spedito. L’infermeria era arretrata e mal fornita. Francamente i prigionieri malati che erano a rischio evasione erano mandati lì a morire invece di essere trasferiti in un ospedale della prigione federale. Un dentista veniva solo una volta ogni tre mesi.

Il cibo, dicono gli ex detenuti, era rancido, sebbene il tour audio assicuri agli ascoltatori che era abbondante e di alta qualità.

I decenni in prigione riducevano i detenuti a carcasse con occhi vitrei che conversavano con se stessi e si trascinavano in confusione giù per i corridoi della prigione. I detenuti più giovani vedono questi spettri vagare nella prigione e tremano. Si chiedono se questo è il loro destino. Robert Stroud, noto come il “Birdman”, dopo che ha adottato, curato e pubblicato libri sugli uccelli mentre era detenuto a Leavenworth, è finito ad Alcatraz. A Stroud, che era diventato nazionalmente noto per i suoi studi sugli uccelli malati, fu vietato di ricostruire il suo rifugio per uccelli al California institution. Stava scontando una pena a vita per aver pugnalato a morte una guardia nel 1916 dopo che la guardia lo derise e gli tolse il suo privilegio di visita, significava che non avrebbe più potuto vedere il suo fratello più piccolo. Fu mandato ad Alcatraz nel 1942. Dei 54 anni che spese in prigione, 42 furono in isolamento.

“Ricordo guardandolo attraverso la finestra quando veniva portato nel cortile, da solo, ogni settimana, durante l’ora d’aria che gli era permessa,” scrive Lopez. “Lo vedevo camminare da solo, un uomo anziano camminare avanti e indietro attraverso il minuscolo cortile. Era gobbo oramai, e indossava una visiera verde che spesso indossano i giocatori d’azzardo. Era un uomo molto intelligente che conosceva bene cinque o sei lingue, e prendeva A in tutti i corsi che seguiva per posta dall’Università di Stanford.”

Le prigioni espongono il cuore buio dell’America. Espongono la bugia della giustizia imparziale. Espongono le forme crude di coercizione, la tortura fisica e psicologica che abbiamo istituzionalizzato e diretto soprattutto contro i nostri poveri. Le prigioni sono più o meno sadismo autorizzato dallo stato e disumanizzazione. Questa è la storia di Alcatraz. E’ la storia di tutte le prigioni in America. Ma è una storia che lo stato non vuole che si ascolti. Queste istituzioni erano e sono consapevolmente progettate per deformare e distruggere le anime. E per “chiunque distrugga un’anima”, il Talmud ci ricorda, “ è considerato come se distruggesse il mondo intero.”

Chris Hedges

Fonte: www.truthdig.com

Link: http://www.truthdig.com/report/page2/alcatraz_a_prison_as_disneyworld_20141130

30.11.2014

Traduzione per www.comedomchisciotte.org a cura di ANNA GRASSO

Pubblicato da Davide

  • GioCo

    Emmenomale che gli Stati Uniti si ergono a paladini del diritto e della giustizia nel mondo … che poi a ben vedere significa essere guardiani della demoniocrazia.
    Ma non spifferatelo agli obamisti che credono ancora ai Babbi Natali e sono così candidi che ricordano Voltaire: consumatori d.o.p. (penitanziariamente d.o.p.)

  • andriun

    Ognuno nasconde quello che fa comodo nascondere: per Alcatraz sono le storie di innocenti condannati a pene inumane, per Auschwitz il fatto che non esistessero camere a gas e che non ci fosse nessun disegno pianificato di sterminio nei confronti degli ebrei, come gli storici al contrario lasciano supporre. Detto questo, credo sia naturale che le prigioni debbano in qualche modo far odiare la vita da detenuto, soprattutto per evitare di avere una coda di liberi cittadini che oggi come oggi farebbero volentieri la fila per entrarvi, allo scopo di avere un tetto e del cibo gratuito.