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AGGRAPPATEVI AL VOSTRO PORTAFOGLI: INTERESSI NEGATIVI, GUERRA AL CONTANTE E UN BAIL-IN DA 10.000 MILIARDI DI DOLLARI

Di ELLEN BROWN

In tempi d’incertezza ‘cash is king’ [1], ma i banchieri centrali stanno muovendosi sistematicamente per eliminare questa possibile opzione. Si tratta davvero di uno stimolo all’economia, o siamo davanti ad una profonda e oscura minaccia?

Ricordate quel vecchio annuncio che mostrava una coppia d’anziani sdraiata su una spiaggia, intitolato ‘Lasciate che il vostro denaro lavori per voi’? O la scena del ‘Mary Poppins’ [2] in cui viene consigliato al giovane Michael di mettere i suoi ‘due penny’ in banca, in modo che possano contribuire ‘all’iniziativa privata’, attraverso l’acquisto di ‘obbligazioni, beni mobili, azioni, cantieri navali etc.?

Tutto questo potrebbe ancora funzionare se siete dei banchieri di Wall Street. Ma se siete dei normali risparmiatori, con i soldi depositati in banca, potreste presto ritrovarvi a pagare la vostra banca perché custodisca i vostri soldi, al contrario di quanto dovrebbe essere.

Quattro Banche Centrali in Europa – la BCE, la svizzera SNB, la svedese Riksbank e la danese Nationalbank – hanno imposto dei tassi d’interesse negativi sulle riserve depositate dalle banche commerciali e hanno cominciato a discutere se non sia giunto il momento di trasferire questi costi sui consumatori.

La Banca del Giappone e la Federal Reserve sono ancora allo ZIRP [Zero Interest Policy Rate], ma diversi funzionari della Fed hanno cominciato a chiedere il NIRP [Negative Interest Policy Rate].

La giustificazione ‘dichiarata’ è quella di stimolare la ‘domanda’ costringendo i consumatori a ritirare i propri soldi e a fare acquisti. Quando un’economia è in affanno, è prassi normale che una Banca Centrale tagli i tassi d’interesse rendendo il risparmio meno attraente. Tutto questo dovrebbe far crescere la spesa e rilanciare la ripresa economica.

Questa è la teoria. Tuttavia, le Banche Centrali hanno già spinto il ‘tasso primario’ a zero ma, nonostante questo, le loro economie sono ancora deboli. Per i ‘non iniziati’, questo significa che la teoria è sbagliata e che quindi deve essere rottamata … ma non per i nostri intrepidi banchieri centrali, che stanno ora sperimentando la politica dei tassi sotto zero.

ELIMINARE LA ‘CORSA AGLI SPORTELLI’ [3]: LA SOCIETA’ SENZA CONTANTE

Ma, come ha ben spiegato il britannico ‘The Telegraph’, l’imposizione ai risparmiatori di un tasso d’interesse negativo comporta un problema:

“c’è un limite: quello che gli economisti hanno chiamato la ‘soglia zero’. Tagliare i tassi d’interesse troppo in profondità significa che i risparmiatori si troverebbero davanti a dei rendimenti negativi. Ma questo potrebbe incoraggiarli a ritirare i risparmi dalle banche ed a conservarli in contanti. Questo potrebbe far rallentare, piuttosto che crescere, l’economia”.

Anche in questo caso, per l’osservatore ordinario tutto lascerebbe credere che i tassi d’interesse negativi non funzionino e che questa politica debba essere abbandonata. Ma, come al solito, non è così per i nostri imperterriti banchieri centrali che, invece, hanno scelto di tappare il buco della loro teoria eliminando l’opzione del denaro contante.

Se per un risparmiatore l’unica possibilità è quella di tenere i soldi in un conto bancario di tipo digitale – e quindi di dover passare obbligatoriamente alle carte di credito o agli assegni – l’interesse negativo può essere imposto impunemente. Tutto questo sta già succedendo in Svezia, ma altri paesi sono prossimi alla decisione. Wolfstreet.com ha scritto che:

“La guerra al ‘contante’ sta avanzando su tutti i fronti. La regione che ha monopolizzato i ‘titoli dei giornali’ con la sua guerra alla moneta fisica è la Scandinavia. La Svezia è diventata il primo paese a trattare i suoi cittadini come cavie, in gran parte disposti ad un esperimento economico distopico: tassi d’interesse negativi in ​​una società senza contanti.

Come ha detto il Credit Suisse, non importa dove andate o ciò che desiderate acquistare, troverete ovunque un piccolo cartello con su scritto: ‘Vi hanterar ej kontanter’ – ‘Non si accettano contanti’ ….”.

LA LEZIONE DI GESELL SUL ‘DECADIMENTO DELLA VALUTA’ [4]

Che gli interessi negativi possano effettivamente stimolare la ripresa economica, tuttavia, non è un fatto certo. I fautori della teoria citano Silvio Gesell e l’esperimento della città di Wörgl fatto nel 1930 [4]. Come spiegato da Charles Eisenstein nel suo ‘Sacred Economics’:

“Il teorico-pioniere del denaro a tasso d’interesse negativo è stato l’uomo d’affari tedesco-argentino Silvio Gesell, che definì la sua teoria ‘Free Money’ [Denaro Gratuito o anche Freigeld]. Il sistema che egli propose nel suo capolavoro del 1906, ‘The Natural Economic Order’, consisteva nell’emissione di carta-moneta sulla quale doveva essere apposto periodicamente un timbro, che costava una piccola frazione del valore della banconota. In questo modo si sarebbe applicato un ‘costo di manutenzione’ alla ricchezza monetaria.

…. In Austria, nel 1932, la depressa città di Wörgl emise il proprio ‘timbro’ ispirandosi a Gesell … La ‘Moneta di Wörgl’ fu, a detta di tutti, un grande successo. Si lastricavano le strade, si costruivano i ponti e s’incassavano le tasse. Il tasso di disoccupazione si era fortemente ridotto e l’economia prosperava, attirando l’attenzione delle città vicine. Sindaci e funzionari di tutto il mondo cominciarono a visitare Wörgl fino a quando il governo centrale, seguendo l’esempio della Germania, abolì la ‘Moneta di Wörgl’ e la città scivolò di nuovo nella depressione.

…. La ‘Moneta di Wörgl’ era portatrice di una penalità – un ‘costo di manutenzione’ legato al possesso del denaro – pari all’1% al mese. Testimonianze dell’epoca attribuirono a questa penalità la rapidissima ‘velocità di circolazione’ delle banconote. Invece di generare interessi crescenti, l’accumulo di ricchezza era diventato un ‘peso’, analogamente alla situazione dei cacciatori-raccoglitori nomadi, per i quali i’ beni’ erano un ‘peso’. Come teorizzato da Gesell, i soldi penalizzati dalla ‘proprietà in perdita’ cessarono di essere il mezzo preferito, rispetto a qualsiasi altra merce, per costituire una riserva di valore”.

C’è una differenza fondamentale, tuttavia, tra la valuta di Wörgl e lo schema d’interesse negativo dei moderni banchieri centrali. Il governo di Wörgl prima emetteva il suo nuovo ‘Denaro Gratuito’ [Free Money] – facendo crescere il potere d’acquisto dell’economia locale – e poi lo tassava, riavendone una parte indietro.

I proventi della tassa [il timbro apposto sulle banconote] tornavano alla città, che li utilizzava a beneficio dei contribuenti. Eisenstein ha osservato che:

“E’ comunque impossibile da dimostrare che il rinvigorimento [dell’economia generato] da questa valuta sia venuto dalla penalità piuttosto che dall’aumento dell’offerta di moneta …”.

Ma i banchieri centrali di oggi propongono di tassare il denaro già esistente, con l’effetto di ridurre il potere d’acquisto perché prima non lo avevano aumentato [immettendo nuovo denaro]. E l’interesse andrà ai banchieri privati, non ai governi.

Oggi i consumatori hanno pochi soldi da spendere. Imporre un importante interesse negativo senza prima aver immesso del denaro fresco nell’economia significa che essi avranno ancora meno soldi da spendere. Probabilmente, tutto questo li spingerebbe a risparmiare i pochi soldi di cui dispongono, piuttosto che andare a fare shopping.

Le persone, oggi, non tengono i soldi in banca per gli interessi, che sono già quasi inesistenti. Ce li tengono per la comodità di poter emettere assegni, carte bancarie e conservare il loro denaro in un luogo ‘sicuro’.

Non avrebbero troppe remore a pagare un modesto interesse negativo per usufruire di tali convenienze ma, se la tassa fosse troppo alta, potrebbero ritirare i loro soldi e metterli altrove. La tassa, inoltre, non li spingerebbe a comprare cose di cui non hanno bisogno.

C’E’ UNA MINACCIA PIU’ GRANDE RISPETTO A QUELLA DI UN’ECONOMIA STAGNANTE?

Lo schema proposto dai banchieri centrali, costituito dall’imposizione di un interesse negativo e dall’eliminazione dei contanti, è tal punto improbabile che possa stimolare l’economia, da farci chiedere se è davvero questa la ragione sottostante. Da rilevare, comunque, che è stata invocata un’altra giustificazione, quella di fermare gli evasori fiscali e i terroristi, veri o presunti che essi siano.

L’economista Martin Armstrong [5] va oltre e suggerisce che il vero obbiettivo, in realtà, è quello di ottenere il controllo totalitario sui nostri soldi. In una società senza contanti le banche potrebbero facilmente tassare i risparmi ed eliminare la minaccia della ‘corsa agli sportelli’, mentre le banche ‘troppo grandi per fallire’ sarebbero certe che i depositi saranno lì, quando avranno bisogno di confiscarli – attraverso il bail-in [6] – per restare a galla.

Potrebbe essere questa la vera minaccia che si profila all’orizzonte: le banche più grandi, quelle che fanno la maggior parte del trading sui derivati, potrebbero presto essere colpite da un importante default sui derivati.

Il 10 Novembre 2015 il ‘Wall Street Journal’ ha pubblicato i risultati di uno studio richiesto dai Senatori Elizabeth Warren ed Elijah Cummings, sui costi per i contribuenti relativi al roll-back [7] del ‘Dodd-Frank Act’ [8], previsto nella legge di spesa ‘cromnibus’ [9] dello scorso Dicembre.

Come ha giustamente sostenuto Jessica Desvarieux sul Real News Network:

“l’inversione della regola consente alle banche di mantenere 10.000 miliardi dollari di ‘contratti swap’ [10] sui loro libri contabili, con i contribuenti che saranno senz’altro coinvolti se le banche dovessero aver bisogno di un altro piano di salvataggio”.

La promessa del ‘Dodd-Frank Act’, tuttavia, era che non ci sarebbero stati altri salvataggi a carico dei contribuenti. Al loro posto le banche insolventi a rischio-sistemico avrebbero dovuto effettuare il ‘bail-in’ con i soldi dei loro creditori – ovvero confiscare i ‘conti correnti’ dei loro depositanti, i più importanti creditori di qualsiasi banca.

Tutto questo potrebbe spiegare la spinta verso un mondo senza contanti. Eliminando la possibilità di prelievo dei contanti, una Banca Centrale può assicurarsi che i depositi saranno lì, al momento della catastrofe, per poter essere confiscati.

Se i banchieri centrali cercassero seriamente di stimolare l’economia con tassi d’interesse negativi, avrebbero bisogno di ripetere l’esperimento di ‘Wörgl’ nella sua pienezza. Dovrebbero prima immettere nuovo denaro nell’economia, direttamente ai consumatori e agli uomini d’affari locali, che poi potrebbero spenderlo.

Si potrebbero utilizzare varie modalità: un dividendo nazionale, un ‘Quantitative Easing’ dedicato alle infrastrutture, prestiti a basso tasso d’interesse agli stati federati [o agli enti locali, a seconda del sistema statuale], il finanziamento dell’istruzione superiore, rendendola gratuita.

Certo è che i consumatori andranno nei centri commerciali solo quando avranno altri soldi a disposizione da poter spendere.

Ellen Brown

Fonte: http://ellenbrown.com

Link: http://ellenbrown.com/2015/11/20/hang-onto-your-wallets-negative-interest-the-war-on-cash-and-the-10-trillion-bail-in/

20.11.2015

Scelto e tradotto per www.comedonchisciotte.org da FRANCO

Fra parentesi quadra [ … ] le note del Traduttore ed inoltre:

[1] Il detto ‘cash is king’ esprime la convinzione che il denaro in contanti sia più prezioso di qualsiasi forma d’investimento. Viene utilizzato, di solito, quando i prezzi del ‘mercato dei titoli’ sono troppo alti e gli investitori decidono di tenersi il denaro per quando i prezzi saranno più convenienti.

[2] Notissimo film degli anni ’60. Qui il Link: https://it.wikipedia.org/wiki/Mary_Poppins_(film)

[3] ‘Bank Run’ o ‘Corsa agli Sportelli’. Qui il Link: https://it.wikipedia.org/wiki/Bank_run

[4] Qui il Link: http://www.bloombergview.com/articles/2015-07-03/-neglected-prophet-of-economics-got-it-right.

[5] Per saperne di più: http://www.armstrongeconomics.com/archives/30145

[6] Il bail-in è un provvedimento secondo cui il salvataggio delle banche in difficoltà deve aver luogo anche con il supporto dei creditori della banca stessa (ovvero dei correntisti).

[7] Con il termine roll-back si intende la vendita di un’opzione per acquistarne un’altra con lo stesso prezzo e con gli stessi assets a garanzia, ma con scadenza più vicina. Per saperne di più: http://www.investopedia.com/terms/r/rollbackward.asp

[8] Scolasticamente, il Dodd-Frank Act è un intervento voluto dall’Amministrazione di Barack Obama per promuovere una più stretta e completa regolazione della finanza statunitense, incentivando al contempo la tutela sia dei consumatori che del sistema economico statunitensi. Per saperne di più: http://www.borsaitaliana.it/notizie/sotto-la-lente/dodd-frank-act-143.htm

[9] Il ‘cromnibus’ è una normativa che combina la ‘legge di spesa omnibus’, di lungo termine, con le continue risoluzioni di breve termine. Per saperne di più: http://politicaldictionary.com/words/cromnibus/

[10] Lo swap, nella finanza, appartiene alla categoria degli strumenti derivati e consiste nello scambio di flussi di cassa tra due controparti. Per saperne di più: https://it.wikipedia.org/wiki/Swap_(finanza)

Pubblicato da Davide

  • Jor-el

    Se le banche offrono un servizio indispensabile – il conto corrente – è ovvio che si facciano pagare. Se si potesse fare a meno del CC – anzi, se avere un CC fosse più che altro una seccatura – le banche tornerebbero a dare interessi. E’ semplice. La colpa è dei governi che fanno le leggi sotto dettatura dei banchieri.

    D’altra parte, direte voi, è il progresso. Giusto. Ma perché mai sto cavolo di progresso deve sempre favorire i ricchi?
  • ROE

    "Ma perché mai sto cavolo di progresso deve sempre favorire i ricchi?" Perché i poveri continuano ad usare il denaro emesso daii ricchi invece di usare EkaBank.

  • AlbertoConti

    Se un servizio è indispensabile (non solo il c/c ma tutta la gestione statica e dinamica del denaro), dev’essere un servizio di Stato, gratuito (si fa per dire, vista la pressione fiscale).

    Paghereste per poter chiamare un carabiniere? Idem per movimentare i tuoi soldi.

    Ergo la Banca S.p.A., "impresa per le imprese", non ha alcun senso di esistere nella forma privata (a scopo di lucro).

    Altro che svendere CDP, occorre riacquistare tutte le altre!

  • freddolupo

    Ekabank spiegata in breve : UNA TRUFFA

    Di seguito spiego il perchè :

    http://www.ekabank.org
    vediamo a chi è intestato il dominio del sito :   http://whois.domaintools.com/     inserisco http://www.ekabank.org e premo invio

    leggo che è intestato a Carlos Huerta , ecc ecc
    ma vedo anche un + 39 e alcuni IT   ….. sospetto …

    vado su un altro sito    http://www.who.is    e riscrivo   http://www.ekabank.org

    mi si apre una pagina nella quale vado a selezionare  "Overview for Ekabank.org" la voce HISTORY   e magicamente nella pagina che si apre nella colonna di destra appare l’intestatario vero del dominio (prima  insomma che cancellasse ogni riferimento a lui nel nuovo  server ).
    Tal Rodolfo MArusi Guareschi

    Piccola ricerca con google su chi è questo Siggnore
    http://archiviostorico.corriere.it/2002/settembre/16/Crolla_castello_Marusi_Guareschi_ce_0_0209161803.shtml
    e poi ditemi voi se la parola esatta non è TRUFFA   

  • Coilli

    Si e poi come fanno a rubare? Il calo dei salari ha stimolato i finanziamenti a tassi da usura. Ora rimane da portar via a chi ha qualcosa da parte.

  • alvise

    Tema interessante che però per quanto mi riguarda perde la sua importanza quando vedo che l’inchiesta Luxleaks passa in secondo piano perchè l’evasione fiscale crea leggi di drenaggio di denaro al popolo innocente, vedi i vari Bail o il fondo di risoluzione che è un fondo incrementato dai contribuenti, quindi questo è il problema clou dei problemi vista l’enorme evasione fiscale di miliardi. Passa in secondo piano nel senso che, i media nostrani non si sforzano per far conoscere al grande pubblico questa porcata delle agevolazioni fiscali concesse segretamente tra il 2002 e il 2010 dal governo del Lussemburgo a grandi marchi multinazionali tra cui Fiat, Finmeccanica, Intesa San Paolo, Unicredit, Banca Marche e Banca Sella.

    L’inchiesta non è stata fatta da giornalicchi ma da media come The Irish Times, The Guardian, Le Monde, Politiken, Süddeutsche Zeitung e Le Soir, per la quale negli ultimi mesi, circa sei, si sono preoccupati di controllare dalle 20-30 mila pagine circa, di documenti fiscali lussemburghesi, prima di renderli pubblici. Peccato che di questa pubblicità non ne abbiamo avuto sentore, a parte gli addetti ai lavori ed a chi è interessato a documentarsi ogni giorno sugli sviluppi della finanza internazionale.Io ritengo che, se l’opinione pubblica fosse informata di questo ed altri problemi legati all’economia, potrebbe benissimo essere una forza in cui alcune drammaticità potrebbero cambiare, invece col silenzio la grande finanza può fare tutte le porcate che vuole senza che venga colpita come dovrebbe essere. Se si cercasse la specifica del fondo di risoluzione, si troverebbe questa, o simile, spiegazione del meccanismo.

    Per evitare i fallimenti delle banche dovuti alla crisi finanziaria
    dell’ottobre 2008, i governi degli Stati membri hanno stanziato somme di
    denaro PUBBLICO a sostegno del settore finanziario. Questi aiuti hanno
    pesato gravemente sui contribuenti ed hanno appesantito il debito
    pubblico degli Stati membri. La creazione di fondi di risoluzione
    dovrebbe permettere di evitare in futuro il ricorso al sostegno pubblico
    per risolvere le difficoltà degli istituti finanziar
    i
     

  • GioCo

    Ogni progetto con impatto sociale devrebbe essere per l’Uomo, non per il proprietario del bene o servizio emessi.

    Una banca non dovrebbe proprio essere proprietà privata in quanto servizio con impatto sociale, è diversa da una automobile o un vestito, non è la stessa cosa.
    Anche l’industria, l’energia e quant’altro. Se avessimo mai conosciuto una democrazia avremmo anche capito come funziona.
    Ad esempio, una democrazia non può precindere dalla superiore esigenza locale degli interessi primari locali, perché solo chi vive in un determinato terrotorio può sapere quali sono le esigenze in quel territorio. Quindi ogni eletto dovrebbe portare con se un potafoglio politico di progetti e un mandato con facoltà di remissione sempre possibile. Questo costringerebbe gli elettori al monitoraggio dei risultati e alla concordia con i rivali, dato che il candidato non sarebbe legato a delle promesse ma a precisi mandati funzionali tanto più applicabili quanto meglio condivisi. Questo schema rende possibile poi controllare il corso del mandato elettivo (nonchè caricherebbe i mandanti della motivazione al controllo, dato che i progetti sarebbero frutto diretto delle loro politiche territoriali e portatrici di coniugazioni tra interessi particolari e collettivi).

    Platone si chiede se un qualunque bifolco non preparato al comando, sia idoneo a gestire un paese o un regno. Ma non dice che questo problema sorge esclusivamente se si sconnettono gli interessi del territorio dagli interessi delle persone che vi abitano. Ad esempio con le colonie o la schiavitù.
    Infatti la questione non è del comando ma della vicinanza tra luogo e interessi che legano al luogo: se un territorio è abitato da contadini, con interessi contadini da secoli e secoli, perché a comandarlo dovrebbe essere uno estremamente competente nella gestione del potere ma senza legami con quel territorio? Non sarà che questo poi userà la sua competenza per tutt’altri scopi rispetto gli interessi degli abitanti? Non accade forse sempre così?

    Quindi in poltiica non è la competenza a fare la differenza, ma la distribuzione del potere rispetto la sua centralizzazione che accade in misura sempre ed escluisvamente coincidente con la pressione xenofoba (indotta dalla necessità di dividere l’Uomo tra "degno" e "meno degno"), proiettata dal desiderio di potere di pochi sul resto della popolazione (rispetto a loro) assoggettabile. Più la pressione sale, più la collettevità fonde la sua volontà con quella particolare dei pochi. Da quando esiste l’uomo, infiniti sono stati i tentativi interni alla comunità umana di provare che fosse possibile a pochi eletti, dominare tutti gli altri. Oggi il miraggio lo dona la tecnologia, ieri era il tempo delle religioni.

    Il denaro è un mezzo per centralizzare il potere. Ma se diventa virtuale cosa impedirà che sia sostituito con altro? Davvero pensiamo che la globalizzazione sia sostenibile in un mondo che sta per esaurire tutti i suoi mezzi di sussistenza primaria e per costituzione sistemica proprio dell’attuale organizzazione sociale umana dominante?
    Davvero, nonostante le mafie, la corruzione dilagante, il malaffare che di fatto sostiene l’intera struttura e la rende possibile?

  • ROE
    In EkaBank io non vedo né artifizi né raggiri né ingiusto profitto. Basta leggere le informazioni sul sito; nessun costo, nessun interesse, …

    Mi chiedo che cosa realmente abbia fatto questo Marusi Guareschi per essere attaccato da tutto il sistema.

    E mi chiedo che interesse abbia chi lo critica.

    Quello che è certo è che se le sue proposte fossero state realizzate non ci troveremmo in questa situazione.

  • AlbertoConti

    Il denaro non è "un mezzo per ….." dove ai puntini ci puoi mettere qualsiasi cosa. Lo può diventare quando mal gestito, questo sì, ma non è nella natura intrinseca del denaro che trovi la motivazione per tutti gli abusi che se ne fanno.

    Per impedire questi abusi, sempre consentiti dal potere che il denaro conferisce a chi ne possiede troppo, occorre curare la gestione del denaro, in modo democratico, perchè è questo il presupposto necessario (non dico sufficiente) per realizzare una qualsiasi democrazia. Oggi, più che mai, il denaro è potere, è la sperequazione nella distribuzione del denaro coincide con la sperequazione della gestione del potere di cui parli. Non è un fenomeno eliminabile con la bacchetta magica, ma con un lungo percorso di pratica di gestione popolare del denaro che consenta una economia via via meno sperequata. Il classico circolo, che da vizioso si può trasformare in virtuoso, ad es. partendo dalla nazionalizzazione del sistema bancario. Gestito centralmente? Perchè no, purchè sempre redicontato ad una vera politica rappresentativa.

  • freddolupo

    Non voglio che tu vada a dormire con questi tremendi dubbi, allora ti rispondo:

    "In EkaBank non vedo nè artifizi"
    basti vedere come ha chiesto l’oscuramento dei dati sul registro dei domini internet
    peccato che poi ci si arrivi lo stesso alla verità (come dimostrato in precedenza)

    "né raggiri né ingiusto profitto"
    http://archiviostorico.corriere.it/2002/settembre/16/Crolla_castello_Marusi_Guareschi_ce_0_0209161803.shtml [archiviostorico.corriere.it]
    http://www.ilmattinodiparma.it/?p=157107 [www.ilmattinodiparma.it]
    http://www.parmaquotidiano.info/2015/09/07/holding-di-marusi-guareschi-fallita-214-mln-di-debiti-col-fisco/ [www.parmaquotidiano.info]
    http://ricerca.gelocal.it/lanuovasardegna/archivio/lanuovasardegna/2003/02/19/SL203.html [ricerca.gelocal.it]
    poi, visto che la pagina non basterebbe, mi fermo …

    "interesse di chi lo critica"
    A) difendere la verità ( fatti dimostrati , quelli sopra  – parole senza riscontro le tue )
    B) … Disonesto è colui che cambia la verità (in questo caso matematicamente dimostrata ) per accordarla al proprio pensiero …
    Passo e chiudo, ora rispondi pure come vuoi ; sento di aver assolto al mio piacere di informazione verso il lettore "di passaggio" su questo sito che magari , sapendone nulla, può venir attratto ingannevolmente da EkaBank.

    Dedicato a te :
    Onesto è colui che cambia il proprio pensiero per accordarlo alla verità
    ( ricordando che non proprio tutto è opinabile )
     

  • ROE
    Io non voglio difendere nessuno ma nel tuo commento c’è di tutto tranne EkaBank. La riservatezza non è né un artificio né un raggiro. Che io sappia nessun utente EkaBank si è mai considerato truffato. Forse bisognerebbe leggere le informazioni riportate sul sito. Io l’ho fatto prima di aprire un conto EkaBank. Comunque è inutile fare polemiche. Ognuno è libero delle proprie convinzioni. C’è chi vuole cambiare e chi vuole conservare.

  • ilsanto

    Scusa ROE ma quando hai messo dei soldi in questa cosa qui poi sei riuscito a comprare qualcosa che so all’esselunga o da un concessionario auto o per pagare le tasse o le sigarette o il caffe o l’autostrada ? e se vuoi riprenderli che fai ?