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AFFARE MORO: 180 SECONDI PER UNA STRAGE

DI ROSANNA SPADINI

comedonchisciotte.org

Affare Moro, ultima commissione d’inchiesta, che lavorerà su uno dei capitoli più oscuri della storia d’Italia, promossa dal Piddì a 36 anni dagli eventi (2014). Certo è arrivata al momento giusto, per oscurare altri eventi socialmente molto più sensibili, ma che devono restare assolutamente ignoti al grande pubblico: il TTIP, una riforma autoritaria e classista della scuola, una legge elettorale simil porcata, l’eliminazione dispotica del Senato della Res pubblica, meglio identificatasi come Res privata, una disoccupazione giovanile al 43%, il Jobs Act che precarizza a vita il lavoro, 40 miliardi all’Esm in tre anni, e infine una mutazione etnica della popolazione europea, sempre più vecchia e troppo assuefatta ai diritti democratici, con quei disperati replicanti profughi che approdano sulle nostre terre. Con tutta la stampa disposta a fare da grancassa al progetto di regime, non gli sarà difficile al Piddì distrarre definitivamente le facoltà mentali dei suoi elettori, già di per sé cerebrolesi allo stato naturale.

Certo la regola prima consiste nel non nominare mai il nome dell’euro invano, insieme a quello del neoliberismo, così da produrre una disinformazione sistemica, per cui quelle capre espiatorie del piddì, insieme con le loro naturali badanti selline e tsipriote, non potranno mai capire quello che la loro arguzia proverbiale potrebbe permettere almeno di intuire, tra un massacro sociale, una legge Fornero e una sequela seriale di tasse borsaiole. Insomma per distrarre dai problemi causati dalla prospettiva del “fogno europeo” e per giustificare scelte politiche sgradevoli, si deve abituare il grande pubblico all’ingoio di rospi indigesti …

Dunque se si deve parlare del “Caso Moro”, allora parliamone, cercando di ricompattare le migliaia di tessere di quel maledetto puzzle, perché nonostante tutto vuol dire anche raccontare la storia del potere nell’Italia di quel tempo, che si riflette in maniera speculare su quello attuale, quando l’Italia si trovava appunto ostaggio, come oggi, di interessi incrociati non solo nazionali ma anche stranieri … Forse Dc e Br divennero ostaggio di un illusionismo paranoico gestito da un potere particolarmente abile che li ha pilotati entrambi verso l’esito finale, sta di fatto che l’esito non era per nulla scontato, se non che la rivoluzione impossibile delle BR venne soffocata nelle stanze del potere stesso e Aldo Moro venne ucciso, perché doveva necessariamente morire.

Il Memoriale di Moro è un testo sui generis, molto complesso, che comprende le risposte scritte da Moro agli interrogatori delle BR, e insieme le sue riflessioni politico esistenziali. Il Memoriale poi ci è stato trasmesso attraverso tre tempi e modalità diversi, il primo pezzo è stato consegnato direttamente dalle BR ed era un brano dedicato a Paolo Emilio Taviani, aprile ’78, un altro pezzo è stato rinvenuto nell’ottobre del ’78 durante il blitz del generale Dalla Chiesa che ha scoperto il covo di via Monte Nevoso a Milano, ed era composto da numerosi dattiloscritti, non firmati, poi una terza parte nel 1990 quando venne ritrovato il resto del Memoriale, sempre nello stesso appartamento, sotto l’intercapedine di una finestra, dietro un pannello di cartongesso, composto da fotocopie di manoscritti autografi.

Le due missive del 29 marzo sono indirizzate una a Cossiga, ministro dell’Interno, e l’altra al collaboratore di Moro, Nicola Rana, segretario particolare, lettere recapitate insieme e consegnate privatamente, nella prima è chiaro che Moro descrive la sua situazione di prigionia, afferma che i brigatisti potrebbero indurlo a rivelare segreti di stato, e auspica che la trattativa arrivi alla sua liberazione. Le Br le consegnano privatamente in maniera raffinata dal punto di vista comunicativo, perché mentre Cossiga stava leggendo la lettera, la stessa usciva sulla stampa, e aggiungeva satira non solo su Moro, ma su tutta la DC, facendo una netta distinzione tra la politica del palazzo, oscura e truffaldina e quella invece delle BR, forza rivoluzionaria, energica e vincente, che voleva rendere pubbliche gli sporchi maneggi del potere. Quindi mentre le Br affermano pubblicamente che tutto avrebbe dovuto essere divulgato al popolo, in realtà sono le stesse Br che pubblicano la lettera a Cossiga ma non quella a Nicola Rana. Insomma tutelavano l’esistenza di un canale privilegiato, che era funzionale ad aumentare in modo esponenziale il valore dell’ostaggio, perché in gioco c’era la realizzazione di un possibile canale di transito tra il potere e le BR.

Non esiste la certezza che il canale privilegiato abbia funzionato, però abbiamo la certezza che Moro pensasse che quel canale funzionasse, quindi le Br si prendono gioco di Moro e del popolo, cui si appellano. Ma i servizi segreti nazionali e internazionali avevano capito che quella vicenda avrebbe potuto destabilizzare il sistema di potere esistente in quel momento in Italia. Ormai è dimostrato che una trattativa segreta ci fu col Vaticano, che prevedeva la proposta del pagamento di un grosso riscatto, perfino Andreotti era pronto a pagare un riscatto, naturalmente che restasse segreto, perché anche la controparte avrebbe avuto interesse a mantenere riservata la questione.

Il giornalista Carmine Pecorelli, che viveva di soffiate e di relazioni pericolose, dopo il blitz del ’78 aveva scritto su OP, Osservatorio Politico, un articolo dal titolo “Dalla Chiesa, meglio un uovo oggi che una gallina domani”, e qualche giorno dopo in maniera ancora più esplicita: “Nei prossimi giorni probabilmente leggeremo almeno un’altra trentina di lettere. Reggerà il quadro politico?” poi nel 1990 sempre nello stesso appartamento furono ritrovate altre e più numerose carte scritte da Moro durante gli interrogatori, questa volta fotocopie di manoscritti, ma ancora mancanti di una parte che non sarà mai più ritrovata.

Moro attacca duramente i suoi amici di partito, Zaccagnini, Andreotti e Galloni, Piccoli è definito un povero idiota, giudizi positivi su Craxi, Fanfani è indicato come l’unico esponente democristiano che si comporta in maniera coraggiosa nelle trattative. Una cospicua parte è dedicata ai servizi segreti, Moro racconta lo scontro interno ai servizi, spaccati tra due correnti contrapposte, quella legata agli israeliani, appoggiata da Mario Tanassi, e l’altra filoaraba che faceva capo a Miceli, e collegata alla strategia internazionale di Fanfani. Quindi le carte ritrovate nel 1978 son solo una minima parte dell’intero memoriale, una buona fetta del quale è rappresentata da molte pagine non divulgate e da altre rimaste assolutamente irreperibili, però da quel primo ottobre ’78 si sapeva che mancavano ancora molte, troppe carte e che si sarebbe subito aperta la caccia.

L’omicidio Moro poi non equivale al “regicidio classico”, come quello di Giulio Cesare o Kennedy, in cui l’opinione pubblica ha sempre saputo distinguere il killer (Bruto, Oswald) dalle dinamiche del potere che avevano armato la mano omicida. Se ci fosse stato un “regicidio” Moro sarebbe stato ucciso il 26 marzo 1978, invece viene risparmiato dall’agguato e ucciso dopo 55 giorni. Le finalità sono diverse, perché le Br misero in atto una raffinata operazione di propaganda armata, di comunicazione del terrore che serviva a destabilizzare un determinato quadro politico, cioè distruggere la moralità politica di Moro ed impedire che lasciasse eredi. L’intento era appunto quello di demolire definitivamente la strategia politica di Moro, quella nazionale ma soprattutto quella internazionale.

Le Br nei loro comunicati dicono che quell’ostaggio è in loro possesso, e attraverso l’uso delle sue lettere, portano al massimo livello di tensione la sfida di carattere spionistico informativo, dicendo appunto che Moro stava parlando, stava comunicando segreti sensibili, stava svelando le trame del potere italiano, i rapporti di quel potere con la sua dimensione internazionale, e che Moro insomma era collaborativo, e tutto quanto lui avrebbe confessato sarebbe stato rivelato al popolo.

Il primo pezzo del memoriale è importante perché con esso le BR volevano indicare che Moro iniziava a fare confessioni scomode e fortemente allusive sui retroscena del potere, infatti Paolo Emilio Taviani, a cui Moro rivolge la prima lettera, è stato il fondatore di Gladio o Stay Behind, struttura segreta che faceva capo a quelle attività paramilitari che difendevano gli interessi atlantici nel quadro della guerra fredda. Il secondo ritrovamento fa capo ad una doppia omissione, secondo la quale il generale dalla Chiesa non avrebbe consegnato tutti i dattiloscritti alla magistratura, ma ne avrebbe trattenuto una parte, poi sarebbe stato estromesso dalle indagini dalla parte piduista della DC, che avrebbe lasciato una parte del memoriale nascosto nell’intercapedine della finestra fino al 1990. E questo aveva un senso perché far ritrovare solo i dattiloscritti dell’ottobre ’78 aveva consentito alla stampa italiana, con i suoi Feltri, Padellaro, Mieli, di fare una campagna di disinformazione e di depotenziare il ritrovamento del Memoriale.

Il terzo ritrovamento non è casuale perché nell’estate ’90 cade la prima repubblica, il comunismo era già caduto nel 1989, il Pci sta avviando la sua trasformazione in DS, la legge Mammi ha consolidato il monopolio delle tv private a Silvio Berlusconi, Cossiga Presidente della Repubblica punta alla rielezione, e Andreotti rende pubblica l’esistenza di Gladio, e fa della rivelazione una cifra emblematica dello scontro con Cossiga, perché denuncia il fatto che di Gladio avesse oscurato l’esistenza e ammicca al partito comunista nella lotta per il Quirinale. La disinformazione comunicativa non avviene solo nascondendo le cose, ma anche distraendole, e la rivelazione di Andreotti è servita a divulgare la convinzione che Moro avesse parlato soprattutto di Gladio, ma si è inserita anche nella lotta sorda e oscura tra i vari servizi segreti e la P2, infatti dopo la rivelazione su Gladio Cossiga iniziò con le sue famose “picconate”contro le fantomatiche discrasie del potere, di cui però lui stesso aveva fatto parte.

C’è poi una parte di memoriale completamente scomparsa dai manoscritti del ’90, che non abbiamo mai letto, e ciò traspare dalle testimonianze di quelli che lo hanno letto tutto, anche le parti oggi mancanti, rintracciate tra le tante testimonianze da Miguel Gotor nel suo libro molto documentato (Il memoriale della Repubblica), che ha seguito lo stesso metodo degli archeologi, i quali attraverso pochi reperti riescono a ricostruire il pezzo intero, la struttura complessiva della statua o dell’affresco.

Infatti Mino Pecorelli nel ’78 cita una frase che verrà poi ritrovata solo nel ’90, relativa alla denuncia di Moro per i finanziamenti illeciti della corrente andreottiana da parte di Caltagirone, Pecorelli fa riferimento al golpe Borghese, di cui non si parlava precedentemente, oppure informazioni riguardo alla fuga di Kappler, garantita dall’appoggio dei servizi segreti italiani.

Di questi testi non esistono gli originali, esistono i dattiloscritti o fotocopie di manoscritti. Dove sono gli originali? Per di più tutto ciò che noi conosciamo della vicenda Moro, lo conosciamo grazie ai ritrovamenti delle squadre antiterrorismo e anche grazie alla casualità della storia, mentre le BR del memoriale non hanno detto nulla, benché fossero state loro stesse a dire che lo avrebbero fatto. Perché non hanno reso pubblico quello che avevano promesso?

Insomma la vicenda Moro è talmente complicata che offre diversi livelli di lettura, che vedono l’accadersi di un evento storico traumatico, che segnerà uno spartiacque tra il clima culturale formatosi nel secondo dopoguerra ed una politica che si stava avviando a grandi passi verso una mutazione neoliberista di tutto il sistema politico nazionale, anche del PCI. Certamente la vicenda non può essere letta e interpretata solo in chiave nazionale, data la forte tensione internazionale esistente tra USA e URSS di quel momento. Per di più i 3 minuti, cioè i 180 secondi, che sono serviti ai brigatisti per sequestrare Moro, uccidere i cinque agenti della scorta, lasciare illeso l’ostaggio e sparire senza lasciare traccia, non possono essere attribuiti legittimamente alle competenze militari e organizzative delle BR, spesso rivelatesi disorganiche e confuse. È chiaro che è intervenuta una strategia d’assalto esterna, abile ed esperta in operazioni di guerriglia.

Per di più i continui contatti tra Moretti e la scuola di lingue dell’Hypérion di Parigi, sono rivelatori del possibile intervento di servizi segreti internazionali, perché in rue de la Tournelle 27 aveva la propria sede una “scuola” internazionale di terrorismo e di destabilizzazione che agiva sotto il controllo, assai tollerante dell’Eliseo. Hyperion fu fondata nel 1977 da Duccio Berio, Vanni Mulinaris e Corrado Simioni e Francoise Tuscher (nipote dell’Abbé Pierre), esponenti della sinistra extraparlamentare italiana, che avevano partecipato con Renato Curcio, Alberto Franceschini alla fondazione delle BR. Durante gli anni settanta molti ideologi dell’estrema sinistra italiana, ricercati o sotto inchiesta da parte della magistratura italiana trovarono rifugio in Francia, ricevendo il riconoscimento di rifugiati politici. Il riconoscimento di questo status da parte delle autorità francesi, di fatto, li sottraeva alle indagini e bloccava ogni richiesta di estradizione degli stessi in Italia.

Secondo le dichiarazioni del brigatista Alberto Franceschini nella sua audizione in Commissione Stragi, i tre fondatori di Hyperion erano in disaccordo con l’impostazione dei “leader storici” delle Brigate Rosse, in quanto il gruppo originale della scuola parigina (soprannominato “Superclan”, nato da una costola delle BR) era ritenuto troppo violento. I vertici di Hyperion avrebbero mantenuto un legame speciale invece con Moretti, e questo legame si sarebbe rafforzato nel 1974, dopo la cattura dei capi brigatisti Curcio e Franceschini, a seguito della quale Moretti rimase l’unico tra i capi storici brigatisti in libertà.

Al tempo del sequestro Moro, Hyperion di Parigi aveva collegamenti con una scuola francese di lingue con sede a Roma, in piazza Campitelli, a 150 metri da via Caetani, la via dove fu rinvenuto il 9 maggio 1978 il corpo di Moro. Nel mese di febbraio, prima del sequestro Moro, Hyperion aveva aperto a Roma un ufficio di rappresentanza in via Nicotera 26, nel medesimo palazzo dove si trovavano alcune società coperte del Sismi, poi l’ufficio venne chiuso subito dopo il sequestro. Hyperion fu sospettata di essere da un lato una struttura di riferimento per organizzazioni terroristiche come OLP, IRA, ETA, e BR, dall’altro di mantenere rapporti contemporaneamente con CIA, KGB e Mossad.

Per di più Corrado Simioni godeva di amicizie ad altissimo livello, tanto da essere omaggiato, nel novembre 1992, di un’udienza privata con Papa Giovanni Paolo II insieme con Abbé Pierre. Nel libro intervista con Mario Scialoja “A viso aperto” Curcio dice: “Tutto cominciò da uno scontro di potere al convegno di Pecorile. Corrado Simioni arrivò con l’intenzione di conquistarsi una posizione egemonica all’interno dell’agonizzante sinistra proletaria: pronunciò un intervento particolarmente duro, e sostenne che il servizio d’ordine andava ulteriormente militarizzato. La sua operazione non riuscì, ma una volta tornato a Milano non si diede per vinto: propose attentati inconcepibili per una organizzazione ancora inserita in un movimento molto vasto e, praticamente, aperta a tutti. Margherita, Franceschini e io ci trovammo d’accordo nel giudicare le sue idee avventate e pericolose. Decidemmo così di isolarlo assieme ai compagni che gli erano più vicini, Duccio Berio e Vanni Mulinaris: li tenemmo fuori dalla discussione sulla nascita delle Brigate rosse e non li informammo della nostra prima azione, quella contro l’automobile di Pellegrini. Simioni radunò un gruppetto di una decina di compagni, tra cui Prospero Gallinari e Francoise Tusher, nipote del celebre Abbé Pierre: si staccarono dal movimento sostenendo che ormai non erano altro che cani sciolti. C’erano però degli amici comuni che ci tenevano informati delle loro discussioni interne e conoscevamo il loro progetto di creare una struttura chiusa e sicura, super-clandestina, che potesse entrare in azione come gruppo armato in un secondo momento: quando noi, approssimativi e disorganizzati, secondo le loro previsioni saremmo stati tutti catturati”.

Simioni fu definito dal Generale Dalla Chiesa “una intelligenza a monte delle BR”, il socialista Silvano Larini, a dieci anni dagli eventi, definirà esplicitamente Simioni “capo delle BR” e persino Craxi disse che il fantomatico “Grande Vecchio” a capo del partito armato andava cercato a Parigi, seppure smentendo riferimenti diretti a Simioni. Sul conto di questa scuola dunque i sospetti si sprecano in quanto pare accertato che fosse appoggiata dai servizi francesi e dal servizio segreto vaticano “Pro Deo”, il cui fondatore padre Morlion era a libro paga della CIA (ciò emerge da inchieste giudiziarie).

L’Hypérion poi raggiunse l’apice della sua attività durante il settennato di Giscard d’Estaing che fu, al contempo, un mandato di gestione politica della Commissione Trilateral, vero e proprio direttivo mondialista creato nel 1971. Fu infatti durante la presidenza Giscard che Hypérion e il Superclan ebbero carta bianca. Curcio e Franceschini, che avevano appena rifiutato l’offerta di cooperazione espressa proprio dal Mossad, vennero arrestati, Moretti invece l’accolse e si mise, di fatto e senza nemmeno nasconderlo, al servizio di Hypérion.

Ma fondamentale nella vicenda sembra essere il “lodo Moro” (ricordato anche da minuzioso studio di Miguel Gotor), di cui parla lo stesso Moro nel memoriale, che nasceva dalla necessità di prevenire il manifestarsi del sanguinoso conflitto israelo-palestinese anche in Italia. Questa circostanza non riguarda solo il problema del trasporto di armi nel territorio italiano e i rapporti con i palestinesi. Moro strinse un “forte rapporto” con l’Fplp (gruppo della galassia dell’Olp), e con loro sancì un “patto”: mai più attentati in Italia in cambio di un lasciapassare per le armi ed esplosivi che l’Fplp deteneva in Italia, destinate alla “lotta contro Israele”. Questo tipo di “accordi”erano in antitesi rispetto all’altro “patto” il “lodo De Gasperi” che dal dopoguerra favoriva il Mossad, il servizio segreto israeliano (vedasi “Mossad base Italia” di Eric Salerno, Il Saggiatore, 2010).

Si deve anche ricordare la politica di Aldo Moro, quando nel 1973 da Ministro degli Esteri, durante la guerra dello “Yom Kippur”, non permise agli aerei americani di sorvolare lo spazio aereo italiano per andare a sostenere l’esercito israeliano impegnato nella guerra contro i paesi arabi (il 1973 è lo stesso anno in cui il Mossad contatta le Br). Il patto del 1973 poi durò molti anni: fu stabilito dopo la strage di Fiumicino del novembre (e successiva ritorsione israeliana con l’abbattimento dell’areo del Sid “Argo16”) e durò almeno fino al 9 ottobre 1981, quando un attentato del Mossad uccide Majd Abu Sharar, responsabile del dipartimento informazione dell’OLP. I “servizi segreti italiani” sapevano del suo arrivo e del suo passaporto algerino con false generalità (da un commento di fourfive19).

Dunque probabilmente Moro è stato eliminato non per l’apertura governativa ai comunisti che avrebbe permesso alla “balena bianca” di cannibalizzare l’avversario politico, neutralizzando le sue velleità rivoluzionarie di giustizia sociale, ma per la politica filoaraba e filopalestinese adottata. Insomma l’ebreo e filoisraeliano Henry Kissinger, la Trilateral, ma anche Israele, furono parte attiva in tutto l’affare Moro. Israele ne approfittò per influenzare la decisione finale dell’esecuzione, presa contro il volere della maggioranza delle BR, dell’ala brigatista del Superclan, che con il Mossad aveva relazioni privilegiate.

E il Kgb? Sapeva bene che il Pci, nella stanza dei bottoni del governo italiano, ci sarebbe entrato solo e soltanto sottoposto alla volontà della Nato. Dunque ironia della sorte, la bandiera rossa a palazzo Chigi l’avrebbero gradita di più a Washington che non a Mosca.

Ma vale anche la pena concentrarsi sulla “Trilateral Commission”, creata nel 1973 come fucina dei poteri forti dell’Occidente. L’organizzazione, oscurata per lungo tempo dalla stampa globalizzata, riunisce altissime personalità della finanza, della politica, della cultura e del mondo dell’informazione. Riassume le istanze economico finanziarie di Stati Uniti, Europa e Giappone. Il nome rimanda all’idea di un’azione comune delle élites, non elette dal popolo, delle tre grandi aree del mondo industrializzato in vista di un “nuovo ordine”. Ispiratore e creatore dell’organizzazione è stato David Rockefeller.

Nel 1973, all’atto della fondazione, il direttore operativo era Zbigniew Brzezinski, che sarebbe poi divenuto consigliere speciale per la sicurezza degli Stati Uniti sotto la presidenza di Carter. Brzezinski, proprio lui, il simbolo vivente dell’ultraliberismo di Milton Friedman, e Carter, una “creatura” del gruppo Rockefeller, un servitore docile e fedele dei progetti della Commissione.

Insomma nell’affare Moro esistono molte coincidenze … forse troppe, e dunque come dare torto a Leonardo Sciascia quando diceva: “Credo che le uniche cose sicure a questo mondo siano le coincidenze …”

Rosanna Spadini

Fonte: www.comedonchosciotte.org

30.10.2015

RIFERIMENTI

http://www.noreporter.org/index.php?option=com_content&view=article&id=17043:quando-si-dice-esplosivo&catid=8:storiaasorte&Itemid=19&el_mcal_month=5&el_mcal_year=2014

http://comedonchisciotte.org/controinformazione/modules.php?name=Forums&file=viewtopic&t=88887&start=350

http://comedonchisciotte.org/controinformazione/modules.php?name=News&file=article&sid=2989&mode=&order=0&thold=0

http://italian.irib.ir/analisi/interviste/item/76400-eric-salerno-il-mossad-offriva-collaborazione-alle-brigate-rosse-nelluccisione-di-aldo-moro

23 novembre 1973 – Italia, Mossad e Olp: il mistero dell’Argo 16

http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2010/02/25/il-mossad-italia-la-decima-mas.html

http://www.francocenerelli.com/antologia/trilateral.htm

http://studimonetari.org/u/articoli/mossadebr.html

http://www.valeriolucarelli.it/Hyperion.htm

http://www.ereticamente.net/2015/03/i-rossi-i-neri-e-la-morte.html

https://it.wikipedia.org/wiki/Hyperion_%28Parigi%29

http://win.storiain.net/arret/num114/artic4.asp

https://www.youtube.com/watch?v=W3QXcCLVDKs

Pubblicato da Davide