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A QUANDO LA RIVOLUZIONE IN ITALIA ?

DI SERGIO DI CORI MODIGLIANI

Quand’è che si verifica una rivoluzione?
E come si fa, a innescarla, una rivoluzione?

La parola “rivoluzione” non viene dalla politica, bensì dall’astronomia. E’ stata giustamente presa in prestito perchè identifica con esattezza uno specifico processo politico. Indica il movimento dei corpi celesti che ruotano su se stessi e fanno un giro intorno alla stella cui fanno riferimento.Quando ritornano nella posizione originaria, sono diversi, anche se magari non sembra, proprio perchè si è verificata la rivoluzione. La si usava anche per indicare i giri che i dischi al vinile compivano sul piatto d’acciaio: 78 rivoluzioni al minuto, oppure 33, più tardi anche 45.
La caratteristica della rivoluzione, che la rende un concetto così affascinante, consiste nel fatto che vince sempre.

Tanto è vero che si sa con matematica e millimetrica certezza che “si è verificata una rivoluzione” soltanto dopo, mai prima. Nessuno, a meno che non sia un pazzo o un mitomane, può pensare di sè (o dirlo o scriverlo) di essere un rivoluzionario durante il percorso, o prima. Se vince, allora è diventato un rivoluzionario.
Se non vince, è rimasto un rivoltoso.
Le rivolte sono tutte rivoluzioni mancate.
Non è mai esistito, nella Storia dell’umanità, il ricordo di una rivoluzione che non abbia vinto, altrimenti non sarebbe tale.
Il rivoluzionario, quindi, è un vincente. Sempre. Ma lo sa dopo, a giochi fatti. Finchè dura la partita corre sempre il rischio di essere un semplice rivoltoso, il che è tragico.
Per comprendere e definire questo concetto, basterebbe pensare alla frase di George Bush sr., allora direttore della CIA, nel 1978, quando, dopo una riunione con i vertici della sua agenzia con i quali stava affrontando la crisi iraniana da loro sottovalutata, disse imprecando: “Cazzo! Questa non è una rivolta, ma è una rivoluzione. Imbecilli che non siete altro!”.
Lo aveva capito. E aveva ragione.
Gli iraniani non lo sapevano ancora, negli ultimi 30 anni avevano vissuto ben sei rivolte, nessuna delle quali era riuscita a diventare una rivoluzione.Se ne sono accorti cinque minuti dopo, come avviene sempre nelle rivoluzioni.
La rivoluzione politica, quindi, si realizza quando si verifica un cambiamento epocale che modifica l’asse strutturale di una società, riportando l’equilibrio solo e soltanto dopo che si sono verificate delle trasformazioni impensabili fino a poco prima.

Tutto ciò per introdurre il tema del post: tutte queste chiacchiere sulle cosiddette o -ancora peggio- presupposte riforme, le trovo (oltre che noiose da morire) ridicole e fuorvianti.
La situazione dell’Italia è talmente disastrosa che nessuna riforma, ormai, in nessun campo, sarebbe in grado di poter risolvere alcun problema strutturale.
Per cambiare il paese in meglio, è necessaria una rivoluzione.
Ne esistono di due tipi: una violenta e sanguinosa, che abbatte il sistema politico vigente e lo sostituisce con uno diverso, come sono state quelle castrista, cinese, sovietica, francese, inglese, americana. Non mi piace, non la auspico, non la voglio.
L’altra, invece, è di tipo pacifico e armonioso, quella mi piace e la voglio.
Ma non voglio una rivolta, bensì la rivoluzione.
Quella che si manifesta senza colpo ferire, senza neppure una vittima, un incendio, un incidente, che opera nella realtà e la cambia, perchè va a incidere nella struttura reale della società. Galileo Galilei è stato, ad esempio, un grande rivoluzionario; anche il Dottor Fleming (colui che ha scoperto la penicillina) lo è stato; anche Dante Alighieri, Dostoevskij, Le Corbusier, Enrico Fermi, Alessandro Volta, i fratelli Meliès, ecc.
Il mondo è pieno, grazie a Dio, di rivoluzionari.
La rivoluzione pacifica, in ambito politico, comporta -altrimenti rimaniamo nel campo della mitomania o della rivolta e quindi ci si condanna alla sconfitta e alla perdizione- una modificazione comportamentale di 360 gradi, per ritornare alla posizione di equilibrio ma su basi diverse. Per dirla in parole povere: rivoltati come calzini.
La differenza tra il rivoltoso e il rivoluzionario consiste nel fatto che il rivoltoso è mosso dalla rabbia, dal livore, dalla disperazione e ha un’idea molto chiara in testa: la realtà che sta vivendo lo ripugna, lui è indignato, non ne può più, vuole abbattere tutto, senza avere la minima idea di dove andrà a parare; il rivoluzionario, invece, pensa al dopo, ovvero alla progettualità, alla strategia, al cambiamento operativo pragmatico che vuole attuare secondo modalità che il sistema appena abbattuto non consentiva.

Detto questo, mi sembra che non vi sia ombra di dubbio sul fatto che l’Italia è (forse in tutto l’occidente) il paese più lontano in assoluto da qualunque forma di rivoluzione necessaria.
Ne parlano, si usa il termine, ma il fine consiste nell’usurare la parola, svilirla, disossarla, e far credere alla gente che.
Gli italiani, per motivi ancora non del tutto chiari fino in fondo, hanno deciso di bersela.
Lo hanno fatto con Berlusconi, con Prodi, con Monti, con Letta, con Renzi.
Lo avevano fatto anche con Berlinguer.
Tutte queste persone elencate, sono state citate, vissute, e identificate come rivoluzionari.
Il che è falso. Sono tutti dei falliti, in quanto rivoluzionari, ma hanno avuto un enorme successo (ciascuno secondo le proprie modalità) come dei rivoltosi sui generis.
I conti con le rivoluzioni si fanno dopo: non esistono rivoluzioni abortite, rivoluzioni a metà, rivoluzioni così così, mezze mezze. O la rivoluzione c’è o non c’è.
A questo punto è immancabile l’intervento di qualcuno che dice: “eh! Si sa, il mondo va così, le rivoluzioni non esistono più ormai”.
Non è vero.
Esistono eccome, e seguitano a esistere.
Il fatto che non le si conoscano non vuol dire che non ci siano.
Le rivoluzioni si possono anche esportare, mai imporre. Si esporta il modello che serve come stimolo, il cui fine consiste nell’alimentare l’ispirazione che poi produce cambiamenti autoctoni.
I Beatles, ad esempio, sono stati dei rivoluzionari, non vi è alcun dubbio.
In America (per gli americani) lo è stata a suo tempo anche Madonna perchè il modello identificativo proposto ha comportato un radicale mutamento nella comportamentalità degli statunitensi, soprattutto il genere femminile.
Gli americani, in questo momento, stanno vivendo una fase molto interessante del loro percorso e da oltreoceano arrivano di continuo segnali confortanti (per loro) che indicano un cambiamento di rotta epocale, per alcuni tratti rivoluzionario. Qui, non se ne parla neppure. Basterebbe porsi una domanda secca: “Come mai noi italiani dagli Usa abbiamo sempre importato soltanto il peggio? Come mai noi ci ingozziamo come tacchini di tutte le schifezze colonialiste che l’America produce e ci impone con la violenza e il ricatto ma non siamo capaci e in grado di importare anche il loro vento rivoluzionario quando esso si manifesta? Perchè ci becchiamo soltanto gli osceni F35 ma non gli scatti evolutivi e risolutivi?”.
In California stanno avvenendo diversi episodi di grande rilevanza dal punto di vista sociale, iniziati alla fine dell’autunno del 2012.
La California è da sempre un gigantesco laboratorio sperimentale.
In Usa si dice: “Quando arriva una novità dalla California, esultano il diavolo e il buon Dio: sanno che uno dei due vincerà di sicuro”.
Perchè il peggio e il meglio della civilt&agr
ave; occidentale, negli ultimi 50 anni, è venuto da lì.
Noi, qui, importiamo soltanto la parte diabolica, quella mercatista, consumista, la peggiore.

Raccontai l’episodio cardine quando si verificò, il 5 novembre del 2012, ma non ebbe alcuna risonanza. L’Italia è molto lontana da quella modalità d’approccio.
Ecco il fatto:
la California è uno stato molto ricco, contribuisce per il 22% al pil nazionale. Se fosse una nazione, sarebbe la quinta potenza al mondo. Il loro pil è pari a quello dell’Italia, Spagna, Portogallo e Grecia messi insieme, intorno ai 3.500 miliardi di dollari l’anno. Nel 2012, in seguito alla crisi, il bilancio statale ha sofferto di una crisi di liquidità che ha spinto il governatore ad attuare tagli lineari nell’istruzione pubblica, nella ricerca scientifica e negli incentivi per giovani laureati provenienti da famiglie disagiate. Si è scatenato un grande dibattito tra le forze politiche e intellettuali californiane che ha dato vita a un referendum votato il 4 novembre del 2012. Il testo diceva: “Siete favorevoli o contrari all’aumento fiscale di un’aliquota una tantum, nell’ordine del 12%, per tutti i residenti i cui introiti superino 1 milione di dollari all’anno, con la specifica che la somma ottenuta verrà investita al 100% per impedire la privatizzazione dell’istruzione, impedire la chiusura di 450 centri universitari consentendo di elargire 25.000 borse di studio a giovani laureandi meritevoli e d’eccellenza?”. I primi sondaggi (effettuati alla fine di settembre) davano il 70% a coloro che erano contrari alla tassazione.
Nessuno va a votare chiedendo un aumento delle tasse, era dato per scontato. L’astensione era data intorno al 65%..
Ma a ottobre avvengono episodi inauditi.

Le più ricche e famose famiglie di Los Angeles, Santa Monica, Malibu, a proprie spese, cominciano a fare campagna elettorale a favore della tassazione, soprattutto attrici e attori di Hollywood, da George Clooney a Jane Fonda, da Sigourney Weaver a Matt Damon, da Steven Spielberg a Nicholas Cage, i quali spiegavano in televisione che per loro era inaccettabile l’idea di vivere da super ricchi circondati da un insostenibile disagio esistenziale. Negli altri stati, soprattutto a New York e in Florida, li prendevano in giro con accanimento sostenendo che in California si era diffusa una nuova droga che dava allucinazioni. Il referendum ha visto l’abbattimento dell’astensionismo e la vittoria della mozione pro-tasse con il 59% dei voti. Una settimana dopo, il governatore annunciava di aver radunato 24 miliardi di dollari grazie all’esito referendario, sufficienti a salvaguardare l’intero sistema di gestione dell’istruzione pubblica sia umanistica che scientifica fino al 2017.
Nessun media ha neppure parlato dell’argomento, considerata una stranezza californiana.
Ma due mesi dopo, i più attenti, si sono resi conto che era stato piantato il germe di una rivoluzione pacifica.
E come in ogni rivoluzione che si rispetti, lo si sa sempre dopo.
Quell’evento ha determinato un cambiamento radicale di ottica e di prospettiva che ha incentivato gli investimenti restituendo ottimismo pragmatico perchè il dibattito è passato dalla discussione su “come abbattere il debito pubblico dello Stato” a quello, invece reale “come affrontare il problema della re-distribuzione della ricchezza”.

Questa è la rivoluzione.
Perchè questo è l’unico vero problema.
Non 80 euro regalati a un mese dalle elezioni, che valgono quanto la carità vaticana nel 1500.
Sarebbe possibile cominciare a parlare in Italia di eventi simili, copiabili?
Non credo.
Papa Francesco ha suggerito di “mettere in campo la creatività per affrontare i gravi problemi del disagio sociale”.
La creatività è questa, inventata nel luogo che ha inventato il tablet, yahoo, amazon.
Serve un nuovo parametro sociale, un nuovo approccio sociologico, una diversa comportamentalità esistenziale.
Servirebbe un sindacato che annuncia con geniale creatività rivoluzionaria di aver scelto di restituire collettivamente allo Stato gli 80 euro con la dizione “non vogliamo la carità, vogliamo una strategia strutturale” e quindi aprire un dibattito tra tutte le forze politiche per andare a riempire il tragico e gigantesco vuoto prodotto dal genocidio culturale perpetrato negli ultimi 25 anni.
Il sindacato, in Italia, non lo farebbe mai, non è certo un caso che siano proprietari di uno spropositato numero di immobili sui quali non pagano tasse. Basta questo, per rendersi conto della confusione che regna in questo paese.
Ci vogliono idee operative, immediate, efficaci ed efficienti.
Un grado e un grammo di meno portano indietro il paese.
Buon Senso e Buona Volontà -valori della tradizione moderata italiana- paradossalmente sono diventati in questo paese il vero nutrimento della rivoluzione di cui abbiamo bisogno.
O cambia il comportamento esistenziale dal punto di vista psicologico di tutti, a cominciare dalla classe dirigente, imprenditoriale, sindacale, oppure seguiteremo a passare da una illusione a un’altra, da una mossa truffaldina a un’altra mossa truffaldina.
E se alle prossime elezioni europee vinceranno ancora Berlusconi, Renzi e i soliti noti, allora vorrà dire che gli italiani, in realtà, non esistono più.
E’ nata una nuova etnia, ignorante e poco intelligente, cosa che gli italiani non erano.
Come sosteneva Charles Darwin, “la specie che si evolve, quella più intelligente, non è la più forte o la più sana, ma quella che più di ogni altra è in grado di sapersi adattare ai cambiamenti”.
Quindi, ci si adatta al cambiamento e si evolve. Tutti insieme.
Oppure ci si adatta alle chiacchiere degli imbonitori di turno, Berlusconi o Renzi, l’uno vale l’altro. Si salveranno in pochi, pochissimi.
A mio avviso, non si tratta di soldi, di qualche euro in più o in meno.
Si tratta della sopravvivenza di una intera civiltà.
Ma non potete aspettarvi che ve lo vengano a spiegare quelli che la stanno distruggendo, perchè dal dissolvimento della Bella Italia ne traggono un loro squallido vantaggio finanziario.
Tutto qui.
California dreaming!

Festeggiare il 25 aprile come data della liberazione dall’invasione nemica e come la fine della guerra, a me sembra un ossimoro pornografico che mi indigna e mi scandalizza.
Nella guerra ci siamo dentro fino al collo: è lo scontro tra chi vuole imporre una idea monarchica della vita, pretendendo dai propri sudditi deferenza e riverenza, e i cittadini ai quali dare la guazza di qualche briciola, purchè se ne stiano buoni e zitti: obiettivo finale della guerra è quello di non modificare in alcun modo l’assetto strutturale del sistema vigente.
La guerra c’è, solo che non si vede.
A questo serve la truppa asservita della cupola mediatica: a nascondere la realtà.

Intanto, sul pianeta Terra, c’è già chi ha capito come fare e cosa fare per evolversi verso nuove forme di sopravvivenza collettiva, esistenzialmente sostenibili, spiritualmente forti, culturalmente corpose.

Perchè non cominciamo anche noi a pretendere di andare verso il futuro?
Se non cambiamo noi, dentro, come possiamo pretendere che cambi la nostra realtà?

buon week end a tutti.

Sergio Di Cori Modigliani

Fonte: http://sergiodicorimodiglianji.blogspot.it/

Link: http://sergiodicorimodiglianji.blogspot.it/2014/04/a-quando-la-rivoluzione-in-italia.html

25.04.2014

Pubblicato da Davide

  • Petrus

    Papa francesco iniziasse a mettere in campo i miliardi che lui e la sua mafia hanno accumulato negli ultimi duemila anni, o in alternativa tacesse che è meglio.

  • yago

    La differenza tra noi e la California sta nel fatto che li hanno un orgoglio di appartenenza che è inversamente proporzionale al nostro. Se poi si pensa che le nostre tasse servono anche per altre nazioni europee, viste come concorrenti e nemiche, questo tipo di rivoluzione da noi è pura utopia. Quando personaggi come Marchionne (per dirne uno dei tanti ) spostano la residenza all’estero o le sedi aziendali in paradisi fiscali , lanciano dei segnali inequivocabili, ovvero che farsi fregare dal fisco è da cogl… Quando personaggi percepiscono retribuzioni assurde, fuori da ogni realtà e peraltro ostentate come meritocrazia, la rivoluzione culturale californiana è impossibile. Quando tutti i giorni vediamo politici gozzovigliare con le nostre tasse , quando eserciti di parassiti e burocrati inutili e dannosi vivono con il lavoro di altri viene in mente la voglia ( irrazionale è vero ) della rivoluzione che Modigliani ripudia.

    Sono le classi dirigenti che orientano le masse , hanno in mano giornali , televisioni , spin doctors, ecc e costoro, pieni di soldi e potere, di sicuro alle rivoluzioni non ci pensano neppure.

  • EurasianMan

    faccio un appello alle forze repubblicane e conservatrici, la falsità, ambiguità, dell’ideologia democratica, alternata a regimi liberali e capitalistici in quindici/venti anni; hanno stravolto il futuro di giovani e minato il riposo, la vecchiaia di molti lavoratori.
    cosi’ non si può andare verso il futuro, stanno distruggendo la nostra civiltà la nostra cultura, i flussi migratori ci sovrappongono. non è giusto pretendere dalla piccola Italia una regolazione e molteplicità simile a quella d’oltre oceano.
    molti dovrebbero tornare a casa loro, non è un pensiero razzista, il condizionamento mentale, flusso subliminale mediatico o notiziario, sessuale, sta minando molte culture importanti del nord mediterraneo. qui è facile subito cedere nell’autocontrollo, cadere tra le trame del razzismo, ed abbassarsi alle logiche nazional socialiste.
    molti arrivano prendono e piano piano sovrappongono con la loro, la nostra cultura. il fatto è che molti che sono qui, sono estremisti di destra o spacciatori; altro che rifugiati politici. seminano morte e confusione, distruggono i nostri giovani.

    Se non si pongono rimedi, sarà la fine della cultura indoeuropea, madre delle tre religioni monoteistiche.

    quello che in 2000 anni è succeduto in medioriente, in terra santa precisamente, sta accadendo in fretta, troppo in fretta, nel nord del mediterraneo.

    parlare di mediterraneo va bene, ma c’è l’area eurasiatica mediterranea e quella africana mediterranea. se non si vuole evolvere su due strade che convergono si farà il gioco dei faraoni e delle loro sfingi!

    buona festa della liberazione a tutti!
    spero che Iran ed Israele convergano le loro strade al più presto, ne va per il bene di tutti!

    ho fatto caso per esempio che con l’inizio del grande fratello usualmente nascono divergenze all’interno delle compagnie, tra le amicizie.

    deo vindice

  • EurasianMan

    deo vindice perché?

    chiedete ai vari notiziari se si ricordano di Benazir Bhutto ? o forse? è già stata dimenticata?

  • Nauseato

    Mahhhh … dire che sono rimasto molto perplesso leggendo questo pezzo sarebbe ancora poco. 

    Capisco l’auspicio di una armoniosa rivoluzione a colpi di fiori, grandi idee, bellissimi progetti, tutto infallibilmente destinato a clamorosi cambiamenti. E certo. Chi non vorrebbe sia la moglie ubriaca (allegrotta, va, che suona meglio ed è molto più "promettente" …) sia la botte piena? Che domanda da monsieur De La Palisse, lo vorrebbe chiunque.
    Non discuto che delle figure rivoluzionarie ce ne siano state e come nella storia, neppure discuto ci possano essere rivoluzioni anche di portata epocale senza colpo ferire. Ma la Rivoluzione quasi per definizione, per antonomasia, caro Cori Modigliani, è la Révolution, quella Francese che ha posto fine all’ancien régime.
    Universalmente nota per essere stata tutt’altro che pacifica direi. E alla quale è seguito il Terrore, controrivoluzioni e sangue. Chi semina vento d’altronde, raccoglie tempesta.
    Ma – ancora – oggi, è quello il paradigma di qualsiasi Rivoluzione degna di tal nome. Piaccia o no. Certo, trovarsi dalla parte sbagliata non farebbe piacere a nessuno…
    Purtroppo, sia una rivoluzione violenta, sia pacifica, sia perfino una rivoltina casereccia mal riuscita… Non c’è in questo paese NESSUNO (né individuo, né gruppo…) che abbia l’autorevolezza, il carisma, la pallida capacità fosse solo potenziale, di avviarla. Neppure di proporla. Nemmeno di abbozzarla. Il nulla.
    M5s ?.. Sarebbe bello come la moglie allegrotta e la botte piena. Più una velleità che altro. E personalmente, a differenza di molti amici e conoscenti "di sinistra" (moderati e no) non mi sono antipatici i grillini. Anzi. Ma non ci scommetterei un soldo. Se poi dovessi sbagliarmi, sarei solo felice di essere smentito. Ma dubito. Casaleggio è una figura inquietante. Grillo stesso … mah. Poi ci sono anche tante brave persone animate da sincero spirito "rivoluzionario", eppure si sa che il potere logora chi non ce l’ha. E temo che a questo non sfuggano.
    Per il resto, il vuoto. Totale. Assoluto. Pneumatico. E buonanotte al secchio. Altro che botte.
  • fromagnol750

    A QUANDO LA RIVOLUZIONE IN ITALIA ?

    semplicemente quando capiremo che questo paese è malato di protagonismi, prime donne e pifferai, sappiamo tutti come far funzionare questo paese, abbiamo le soluzioni, la terapia, ma ognuno fa una battaglia a se, tanta energia che si spreca in minuscoli rivoli che non formano mai un torrente che porti via tutto.
    Manca una linea, una piazza dove far convergere e catalizzare tutte le migliori idee e progetti per un futuro diametralmente diverso dagli ultimi 30/40 anni di sfascio di questo meraviglioso paese, ma preferiamo andare in ordine sparso a combattere il nemico, e il nemico, in un ipotetico tiro alla fune, fa massa unica mentre noi tiriamo ognuno dalla propria parte, ci indeboliamo e ci rimangono solo tanti buoni progetti irrealizzabili.
  • EurasianMan

    il fatto è che non ho mai visto da nessuna parte, in nessun altro paese al mondo, un partito socialista, rubare voti alla sinistra.

    ma nemmeno conservatori avere idee liberali..

  • ilsanto

    Mai, penso che in Italia nessuno voglia la rivoluzione quella violenta e persino quella tranquilla, ci basta un’aggiustatina.

    Magari una riduzione del cuneo fiscale un pò seria ( diciamo come in svizzera dove col 25% paghi tasse e pensioni ), magari una spending review decente non continue perdite di tempo e prese per il culo, magari meno delinquenti in parlamento, magari meno mafiosi in giro, magari un tetto vero ai privilegi, magari l’adozione totale e retroattiva delle pensioni col metodo contributivo e a chi nomina i diritti acquisiti un calcio in faccia, magari facciamo che si sopprima il sostituto d’imposta e i datori di lavoro paghino tutto al dipendente magari diviso nelle 11 mensilità che si lavorano, magari che ci siano dei responsabili sempre e comunque e che se non lo sono vengano licenziati su due piedi ed eliminati da qualsiasi apparato pubblico vita natural durante e così via insomma un paese normale come ce ne sono tanti.
  • Evitamina

    Credo che in Italia, la rivoluzione classica è difficile da mettersi in pratica. Il motivo di questa mia affermazione, è il deterrente mafia. Quando si pensa alle varie mafie, non possiamo fare a meno di pensare ai mafiosi "famosi", trascurando le decine di migliaia di persone coinvolte direttamente o a quei milioni di persone coinvolte indirettamente (la mafia riesce a spostare milioni di elettori), decidendo così su governi centrali o periferici.

    Questa per me è una rivoluzione morbida e controllata.
  • yakoviev

    Islam e ebraismo non sono di matrice indoeuropea ma semitica, e anche il cristianesimo, anche se poi si è affermato in ambito "indoeuropeo". Forse lo zoroastrismo è l’unica religione monoteista pienamente di matrice indoeuropea. 

  • ROE
    Nessuna rivoluzione, violenta o pacifica, ha mai cambiato la struttura gerarchica del sistema umano. Le rivoluzioni hanno solo cambiato i soggetti. Per rendersene conto, basta constatare gli effetti della rivoluzione inglese del 1688, di quella americana del 1776, di quella francese del 1789, di quella russa del 1917, di quella indiana del 1947, di quella cinese del 1949, di quella sudafricana del 1991, etc. L’unico modo per trasformare la struttura gerarchica è l’autoriorganizzazione responsabile e partecipata della larga maggioranza. Si chiama transizione di fase o, meglio, secondo un principio della fisica, un salto quantico. Per realizzare il processo, serve un’emergenza attrattiva. In teoria, si può, ma qualcuno deve riuscire ad innescarlo. E fino ad ora non è mai accaduto.

  • EurasianMan

    mia opinione, potrei sbagliarmi, ma è come spiegare perché il nonno non c’è più ad un bambino, potrei scrivere frasi lecite o illecite. tutti i testi sacri considero come leggi antiche.

    escludendo il profeta Zarathustra, si perde un riferimento, nella lettura delle scritture antiche. è un errore escludere.
    bisognerebbe confrontare tutte le versioni bibliche, l’origine mitologica e confrontare il recente e storico cristianesimo, con la religione pagana egiziana. tutto in un arco di tempo molto più antico. al 9000 ac potrebbe, (condizionale per gli schizzinosi) risalire l’evento, il profeta Noè ed il diluvio. Il Corano in ogni caso aiuta sempre la lettura.
    terra terra, capire chi erano questi profeti condivisi o esclusi, ma ci perdiamo. molto non è arrivato a noi; perso o distrutto durante le guerre, incendi, saccheggi; selvaggi o barbari ci sono sempre stati e sempre ci saranno.

  • EurasianMan

    Comunque non credo che il profeta Maometto, disse o scrisse andate e conquistate. In questo, nelle divergenze, con i poteri forti.., causarono ad egli stesso non pochi problemi.
    Ora se il profeta Maometto fosse vivo direbbe l’esatto contrario, in alcune realtà mediorientali; ne sono sicuro! Interiormente da riconquistare!
    Bisogna capire e comprendere il significato delle parole del Sacro Corano. Riguardo Roma indica la distruzione del male degli imperatori romani, sarà la sua gloria per i veri guardiani dei valori della Repubblica.
    L’Islam, totale sottomissione a il Dio! conquisterà il cuore dei popoli, non materiali ricchezze! chi dice il contrario è falso e deve sparire da questo pianeta!
    Maometto è logico e mette sempre alla prova! chi legge!

  • arno

    Sarebbe
    già una rivoluzione  copernicana capire la  funzione della moneta e
    gli scopi  che potrebbe/dovrebbe perseguire uno Stato a moneta sovrana.
    Anche in quest’articolo, come nei mezzi di comunicazione dominanti passa il
    concetto
    1) che le tasse servano a pagare i servizi pubblici;
    2) che gli Stati con debiti statali elevati possano fallire .

    E allora ripetiamolo:
    – Stati con moneta sovrana non possono " finire", avere carenza di
    moneta.
    – le tasse non servono a pagare i servizi pubblici.

    James Kenneth Galbraith: Il Governo USA Può Pagare Sempre i Suoi Debiti.
    http://goo.gl/clbwp7 [goo.gl]

    Joe Stiglitz – Zero probabilità di default
    http://goo.gl/KA0WBL [goo.gl]

    Ok. Allora questo è Alan
    Greenspan
    http://goo.gl/wHEqLx [goo.gl]

    Le tasse non finanziano la spesa pubblica:
     https://docs.google.com/file/d/0B4fY7hGjXcEbZGk1UXQwV1FWcFE/edit

    Il debito pubblco è un falso mito :
    https://docs.google.com/file/d/0B4fY7hGjXcEbYnowdGVveE95QWs/edit

    inoltre sul concetto di moneta  un breve sunto:
    http://alzailpugno.it/economia/139-cartalismo-e-metallismo-due-visioni-sulle-origini-e-lo-sviluppo-della-moneta.html

  • Nicolino

    Ma dove ha imparato l’italiano, a Belfast?

  • Nicolino

    Ma dove ha imparato l’italiano, a Belfast?