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A PROPOSITO DI “NEGAZIONISMO”

DI FRANCO CARDINI

francocardini.net

La Commissione Giustizia del Senato ha approvato il 17 giugno scorso il disegno di legge S 54, “modifica all’articolo 3 della legge 13 ottobre 1975, n.654”, presentato il 15 marzo (primi firmatari Silvana Amati e Lucio Malan). Il testo, che dovrà ora venir discusso in aula senatoriale (relatrice Rosaria Capacchione), prevede l’introduzione del reato di negazionismo che sarebbe punibile con reclusione fino a tre anni e con multa fino a 100.000 euro. Se venisse trasformato in legge, esso comporterebbe addirittura la modifica dell’articolo 414 del codice penale.

Il testo ora approvato dalla Commissione Giustizia si diffonde sui modi attraverso i quali sarebbe possibile commettere tale reato attraverso qualunque forma – le telematiche comprese – di propaganda e di diffusione di “idee” (sic) fondate “sulla superiorità o sull’odio razziale, etnico o religioso”.

Il quadro è molto ampio, riguarda profondamente anche questioni attuali dolorosamente vive nello scenario internazionale ma non è chiaro su un punto: che cosa significhi “negazionismo”. Stando al testo, incorrerebbe appunto in tale reato chi si rendesse responsabile di “apologia, negazione, minimizzazione dei crimini di genocidio, dei crimini contro l’umanità e dei crimini di guerra”, per definire i quali ovviamente si rinvia al testo degli articoli 6, 7 e 8 dello statuto della corte penale internazionale. Ora, quel che non si capisce è in che modo, in quali circostanze, con quali limiti e attraverso quali strumenti sarebbe possibile individuare non tanto l’apologia o la negazione tout court, quanto la “minimizzazione” di quei crimini: e quindi, soprattutto, l’accertamento che essi siano o siano stati effettivamente tali, e commessi con le caratteristiche di estensione e di gravità che il testo ritiene con ogni evidenza come già definitivamente, irreversibilmente accertati. Ad esempio, sarebbe in futuro denunziabile e magari condannabile alla luce di quel testo, una volta trasformato in legge dello stato, chi sollevasse dubbi o eccezioni a proposito delle atrocità commesse nel carcere irakeno di Abu Ghraib o in quello (statunitense, ancorché in territorio cubano) di Guantanamo?

Il punto reale è un altro. Purtroppo, nel nostro o in altri paesi, la polemica sul cosiddetto “revisionismo storico” e quindi sul “negazionismo” (a torto o a ragione considerato l’estremizzazione del revisionismo) ha finito negli ultimi anni con il riguardare esclusivamente la questione della Shoah. Quel “dovere della memoria” del quale tanto si è parlato ha finito con l’associarsi al principio dell’unicità (e irrepetibilità?) del crimine dello sterminio degli ebrei durante la seconda guerra mondiale, e al carattere totalizzante e sistematico di esso (almeno nelle intenzioni di chi lo programmò e lo perpetrò) al punto da giungere in un certo senso all’esatto opposto di quella che ara, almeno per molti, la sua primitiva ispirazione. La Shoah ha finito con il campeggiare come il crimine per eccellenza, da ricordare non già come esempio e modello di tutti gli altri, ma in sostituzione ad essi: tanto che, in Francia, se si è voluto che il “dovere della memoria” riguardasse anche lo sterminio degli armeni compiuto dai turchi tra la fine dell’Ottocento e i primi del Novecento, si è dovuto ricorrere a un’apposita legge. In questo contesto, chiunque negasse (o minimizzasse) che sia esistito nella storia un genocidio dei native Americans, o dei tasmaniani, o dei tutsi – per tacere i massacri commessi nei secoli passati – non si renderebbe reo di “negazionismo”. Esso riguarda, anche nella generale sensibilità della pubblica opinione, soltanto chi in vario modo e con veri argomenti eccepisce sul carattere e le intenzioni del “programma del Wannsee” o sui “campi di sterminio” nazisti. E le legislazioni vigenti in vari paesi europei vanno appunto in tal senso.

La questione è resa delicata dal rischio che si finisca con il porre per legge dei limiti alla liberà non solo d’espressione, ma anche d’informazione e di ricerca. Quell’attività criminosa ch’è stata globalmente definita come “negazione, giustificazione, banalizzazione” del genocidio o dei crimini di guerra o di quelli contro l’umanità è stata, nella pratica concreta, individuata in un’eterogenea a costellazione di dichiarazioni e di scritti che vanno dalla banale o demenziale apologia oppure dalla volgare e ingiustificata menzogna assolutrice dei crimini nazisti fino a scritti contestati e contestabili ma non trascurabili né indegni (al contrario!) di confutazione, fino a saggi di notevole valore euristico e documentario che possono anche essere – e magari si è anche provato che lo sono – pieni di lacune, d’inesattezze, di errori, perfino (in qualche caso) di menzogne: e che nonostante ciò sono frutto della libertà di ricerca e di un impegno effettivamente erudito se non addirittura scientifico. Sappiamo tutti ad esempio che un indiretto “ridimensionamento” (che peraltro nulla ha tolto sul piano qualitativo all’enormità del crimine oggetto della ricerca) è provenuto addirittura dal contributo di studiosi di ebrei israeliani quali Norman G. Finkelstein con il suo celebre L’industria dell’olocausto (tr.it. Rizzoli 2002). E’ chiaro che – a dispetto di quel che certi media hanno tentato di fare – non si può far d’ogni erba un fascio associando studiosi seri come Ernst Nolte a personaggi dagli aspetti caratteriali curiosi ma che hanno pur dato prova di grosso spessore scientifico quali David Irving o a poligrafi che appaiono caratterizzati da una certa monomanìa ma che pure hanno raccolto dati analiticamente parlando non sempre trascurabili, quali un Robert Faurisson, o infine a volgari e maldestri apologeti neonazisti di quelli che infestano le più varie reti di telecomunicazione.

Non esiste fatto storico che possa per legge venir stabilito come perfettamente e definitivamente ricostruito; nessuno a proposito del quale la ricerca possa venir vietata o limitata. Tantomeno si può sancire per legge una “verità storica” dichiarando criminale qualunque studio che ad essa apporti complementi o variazioni o correzioni. Per il resto – dalla menzogna alla calunnia – esistono nel nostro paese leggi che puniscono l’apologia di reato e di fascismo e che sono abbastanza rigorose ed efficaci per mettere a tacere qualunque volgare tentativo di offuscare la verità. Non abbiamo alcun bisogno di una legge che rigorosamente dichiara reato qualcosa che poi non è in grado nemmeno di fumosamente descrivere e circoscrivere. E’ evidente che non si può sancire sul piano giuridico quel che, sul piano storico, è ancora – e deve restare – oggetto di ricerca e di discussione. Sulla Shoah molti problemi restano aperti: primi fra tutti, il numero e la qualità delle vittime effettive dei massacri intenzionalmente tali (da distinguere dai morti per fame, per malattia, in seguito a vari incidenti o eventi bellici, oppure magari uccisi sì ma non in quanto membri di un gruppo che si era pianificato di distruggere in quanto tale); i metodi e le risorse che permisero i massacri, i loro costi, la loro provenienza; infine l’effettiva pianificazione intenzionale, la documentazione che la comprova e le problematiche ad essa relative. Può essere doloroso e addirittura ripugnante questa macabra computisteria: ma a stabilire i caratteri qualitativi e quantitativi del delitto essa è necessaria. Non la si può sostituire con dati imprecisi o non comprovati, bensì arbitrariamente fissati per legge.

Tralascio qui altri argomenti: come quelli dell’opportunità tattica. Non m’interessano le obiezioni di quanti sono contrari alla legge sul negazionismo in quanto temono che una sua applicazione trasformerebbe eventuali condannati in “vittime” o in “martiri” della libertà di pensiero. Ritengo sia inutile sottolineare che una legge del genere potrebbe costituire un pericoloso “precedente” per qualunque futura legge repressiva della liberà di pensiero. Questi due ordini di considerazioni possono avere il loro peso nello sconsigliare l’adozione della legge di cui stiamo parlando: ma non li ritengo primari.

Il centro della questione sta altrove. Esso risiede nel fatto che il “dovere della memoria” (ch’è anche, e soprattutto, un diritto) non sopporta né eccezione né limitazione alcuna. Quanto allo storico, egli ha il dovere di ricostruire il passato utilizzando gli strumenti e i metodi scientificamente più idonei e aggiornati. E per questo sa bene che la “verità” in esso insita, e che in sé e per sé non può mai essere se non uguale a se stessa, è suscettibile di mutare d’aspetto: non solo in quanto il progresso nei metodi d’indagine è in grado di eliminare o almeno di ridurre gli errori d’interpretazione, ma anche in quanto mutano le prospettive di chi tale passato consideri. Ecco perché qualunque forma di moralismo va espunta dalla ricerca storica: la quale ciò nonostante trova la sua forte, specifica moralità proprio nel rispetto scrupoloso e spregiudicato della verità che dal rinnovamento della ricerca dinamicamente emerge e che non può venir coartata e ingabbiata da istanze ideologiche o eticheggianti di sorta.

Alle soglie dell’età moderna, l’Occidente ha gradualmente rinunziato a dare un senso all’universo e alla vita. Questa rinunzia era il prezzo da pagare per costruire una società che potesse fare a meno di Dio: il prezzo del processo di laicizzazione. Ma la rinunzia a conferire un senso all’universo e alla vita comportava la necessità di ancorarsi a qualcos’altro: l’Occidente moderno ha perciò dovuto dare un senso deterministico alla storia, ha dovuto convincersi ch’essa avesse un telos, un fine, uno scopo.

Il crollo delle ideologie ha perfezionato il processo di laicizzazione dell’Occidente: o, se si preferisce, ne ha scoperto definitivamente il non-senso, l’implausibilità. La scoperta che la storia non ha alcun senso, che non va da nessuna parte, che non coincide con alcuna affermazione di verità morali, che non procede verso il bene guidata da alcuna forza immanentisticamente e intrinsecamente ad essa connaturata, comporta un “disincanto” che non tutti sono in grado di accettare. Non lo accettano, soprattutto, gli ésprits forts laicisti, quelli che agevolmente avevano rinunziato a Dio per sostituirgli le divinità moderne dell’ideologia e del senso positivo del progresso e della storia. L’historically correctness che ha inventato i vari fantasmi del “revisionismo” ha attinto all’angoscia scaturita dalla perdita delle beate certezze ideologiche e storico-deterministiche. E’ l’ultimo baluardo d’una teologia laicista dura a morire, anche perché serve ancora, attualmente, da alibi per le nuove forme d’imperialismo tecnologico ed economico-finanziario dei padroni dell’Occidente, le multinazionali che gestiscono la globalizzazione e amano rivestire la loro logica di profitto dei nobili abiti dell’umanitarismo. Che la gestione dei profitti e dei consumi giovi all’intera umanità è l’ultimo residuo del dogma storico-deterministico: chi rivisitando la storia propone letture del passato diverse da quelle storicizzate e tranquillizzanti già collaudate può mettere in discussione anche il futuro. Ecco perché – pensano gli attuali signori della terra – è necessario demonizzarlo. La caccia ai fantasmi “negazionisti” fa parte di questo disegno.

Franco Cardini

Fonte: http://www.francocardini.net/

22.06.2014

Pubblicato da Davide

  • dana74

    "per mettere a tacere qualunque volgare tentativo di offuscare la verità" quindi tu ce l’hai una verità da tutelare per legge perché insindacabile?


    Allora dillo allo Yad Vashem al quale non tornavano i conti  e che confermò il "ribasso" delle vittime di Auschwitz, solo per fare un esempio

    Oppure come mai ancora oggi è possibile scaricar un modulo per vedersi certificare un parente morto gasato ad Auschwitz sulla base di una propria autocertificazione?
    Non è menzogna questa? Perché c’è gente in galera colpevole di aver scoperto questo modulo
  • Gil_Grissom

    Benche’ appartenga a coloro che credono che l’Olocausto sia stato una realta’, sono tuttavia fortemente contrario all’approvazione di una legge che vietasse con metodi coercitivi l’affermazione del contrario perché cosi’ facendo si entrerebbe nel campo minato del cosiddetto "Reato d’opinione". L’opinine in sé, per quanto sbagliata, non puo’ mai e poi mai costituire un reato, sono eventualmente le azioni che ad essa conseguono che possono costituire un reato. Se ad esempio un tale pensa che i bianchi siano intellettualmente o geneticamente superiori agli uomini di colore, questo rientra nel suo sacrosanto diritto di opinione del resto sancito anche dalla nostra costituzione: il reato scatta quando costui mette in atto delle azioni discriminatorie nei confronti delle persone di colore. Analogamente nell’argomento in questione uno deve poter sostenere che secondo lui in realta’ gli ebrei hanno gasato sei milioni di tedeschi, la disinforamazione, l’ottusita’ o la prevenzione non possono in alcun caso costituire un reato altrimenti diventerebbe perseguibile chiunque la pensi diversamente dall’autore della legge e questo sarebbe contrario ad ogni principio di diritto. Del resto questo governo si e’ gia’ distinto per la promulgazione di una legge liberticida, la legge Scalfarotto, in base alla quale se io insegno a mio figlio che la famiglia tradizionale e’ composta da genitori eterosessuali commetto una discriminazione penalmente rilevante la qual cosa lede pesantemente non solo il mio diritto d’opinione ma anche il diritto di educare mio figlio come meglio credo. Mi aspetto presto dunque una legge che sanzioni chiunque non dica che Renzi e’ l’uomo della provvidenza numero due, il numero uno sappiamo bene chi e’ stato.

  • clausneghe

    Per non parlare delle Torri gemelle. Chiunque metterà in dubbio che NON siano stati 19 beduini armati di taglierino a provocare il catastrofico crollo di ben sette edifici, sarà perseguito? Ah,ahhhgh…

  • Gibilee

    La legge italiana sulla memoria non contiene la parola fascismo e fa riferimento come data quella della liberazione di Aushwitz da parte dei russi.

  • Erwin

    A botta calda:
    dice il cattolico integralista Cardini…"intenzioni del “programma del Wannsee”"… peccato non ci spieghi QUALI fossero quelle "intenzioni"!…e non ci si venga a ripetere la stolta e scaduta "decisione e pianificazione" del preteso olocau$to ebraico!
    Quella legge non passerà… http://olodogma.com/wordpress/2014/05/29/0694-perche-non-passera-la-legge-anti-negazionismo/

  • TizianoS

    Credo che la proposta di legge richiamata nel presente articolo si possa paragonare in pieno alle "leggi speciali" di Mussolini. Ciò mi ha fatto venire in mente il romanzo "1984" di George Orwell, scritto nel 1948, dove l’autore intendeva alludere alle dittature comuniste e nazional socialiste.
    Ma la visione orwelliana della società sta trovando al contrario sempre più applicazione nelle odierne "democrazie occidentali", come dimostrano i seguenti fatti: la creazione arbitraria di "stati canaglia", oggetto di forsennata propaganda contraria; la estensione sempre più capillare dello spionaggio dei cittadini nelle loro comunicazioni e sull’uso di internet; l’obbligatorietà di credere in determinati fatti storici così come sono stati codificati da una parte storica, come l’olocausto ebraico; la modifica del significato stesso delle parole ("neolingua" nel romanzo di Orwell): la parola olocausto non può essere riferita ad altri popoli che non sia quello ebraico.
    A me personalmente tuttavia la nuova legge interesserà ben poco: essendo, orwellianamente, un "prolet", ho il vantaggio di essere meno controllato.

  • Erwin

    Quest’uomo è incredibile!
    Scrive:
    …"Sappiamo tutti ad esempio che un indiretto “ridimensionamento” (che
    peraltro nulla ha tolto sul piano qualitativo all’enormità del crimine
    oggetto della ricerca)"…
    Ora, se le parole hanno un senso, come si può giustapporre un fatto "numerico" di riduzione ad un presunto, preteso, "piano qualitativo"?
    Come sommare pere e mele!
    Successivamente…
    se è avvenuto un ridimensionamento (solo ad Auschwitz si è passati da…9.000.000 a…356.000 "gasati"! Un "involontario" "piccolo" errore di 25,28 volte!) significa che NON si ha certezza, se non si ha certezza come diavolo si può scrivere …"enormità"?

  • stan44

    In first, Poland to pay pensions to Shoah survivors abroadProcedural change will allow some 50,000 Israelis of Polish descent to apply for allowances of about NIS 470 per month

    http://www.timesofisrael.com/for-first-time-poland-to-pay-pensions-to-survivors/ [www.timesofisrael.com]

  • Cataldo

    Ma questa legge è gia in vigore, non credi ?

  • Cataldo

    Sei controllato come tutti,  se continui a scrivere su siti come questo avrai a breve punteggio sufficente per farti entrare in una lista dedicata 😉

  • Erwin

    Per la precisione:
    I Tedeschi avevano evacuato Auschwitz  il 17-18 Gennaio 1945.
    I Russi arrivarono ad Auschwitz il 27 Gennaio 1945.

    Quindi i Russi non hanno liberato un bel nulla, in pratica occuparono Auschwitz.

    http://olo-truffa.myblog.it/2010/10/05/auschwitz-venne-liberata-o-semplicemente-occupata-dall-armat/ [olo-truffa.myblog.it]

  • TizianoS

    Grazie per l’avvertimento, comunque già scrivo poco e così scriverò ancora meno.

  • Georgios

    Certo.
    Non ci può essere una Storia "di origine controllata". Non si può avere una Storia "approvata per legge". Perché la Storia e’ scienza. Ma sopratutto perché la Storia (quella ufficiale che, spesso, non e’ scienza) la scrivono (e la insegnano) quelli che comandano.
    Che c’entra però questo con la "fine delle ideologie"? La caduta dell’Impero Sovietico comporta la fine delle ideologie? La trasformazione del PCI (per quello che era) in PD comporta il crollo delle ideologie? Criticare il revisionismo significa "attingere", da "teologi laici", "all’angoscia scaturita dalla perdita delle beate certezze ideologiche e storico-deterministiche"? Grandi ispirazioni.
    Quali sono queste "beate certezze ideologiche storico-deterministiche"? Se c’è (e c’era) una cosa che le lotte popolari non hanno mai fatto propria e’ questa beatitudine. La beatitudine e’ stata e rimasta di casa nelle segreterie dei grandi partiti "di sinistra" che si sono trasformati in nuovi teologi. Quelli che hanno predicato le beate certezze ideologiche e storico-deterministiche che pian piano hanno portato il movimento alla rovina e il mondo occidentale alla supposta "fine delle ideologie".
    Eppure lo dice lui stesso: rivisitando la storia si possono proporre letture del passato
    diverse da quelle storicizzate e tranquillizzanti, che potrebbero
    mettere in discussione anche il futuro.
    Ecco il vero problema. Il futuro.
    Altro che una storia senza senso che non va da nessuna parte.

  • Cataldo

    Se hai paura del controllo dai ragione ai loro sforzi 🙂 
    Per darti coraggio ti racconto come ho scoperto il mio fascicolo, tanti, troppi anni addietro.
    Avevo 16 anni e mio padre trasferì la famiglia da una citta antica e in preda all’eroina ad una citta nuova, in preda all’eroina lo stesso ma meno violenta, ma il comune di origine non trasferiva i documenti e divenni "renitente alla leva" i carabinieri vennero a casa a prelevarmi e mi portarono in caserma per sistemare la pratica.
    L’ufficio aveva sulla porta la scritta in perfetta lingua carabiniera "ufficio accertamento dati di fatto" e qui il maresciallone panzonissimo non si fece alcuno scrupolo di celare la cartellina intestata a mio nome, con una serie di foto mie: copia di quelle presentate per una patente che non presi ne allora ne mai, foto di fronte all’istituto dove ero stato eletto rappresentante; seguivano una serie nutrita di fogli dattiloscritti tra i quali individuai una relazione a firma del mio preside del liceo ed altra paccottiglia che per educazione non sbirciai. In breve anche un insignificante rappresentante di istituto era schedato allora, con una dovizia sorprendente e per me illuminante,  non ho motivo per pensare che oggi sia diverso, o che il fascicolo sia scomparso, anzi.
    Allora in effetti queste schedature erano compiute da poteri nazionali, oggi invece sono immani sistemi sovranazionali che provvedono, fuori da ogni controllo.

  • haward

    Sappiamo bene tutti per quale motivo il nostro parlamento approverà, prima o  poi, il testo di Legge sul negazionismo così come già accade in quasi tutti gli altri Paesi occidentali. E’ un diktat, un’offerta che non si può rifiutare d parte di chi gestisce il vero potere, e non mi riferisco solo alla lobby ebraica che, pure, ha la parte preponderante in questa vicenda. Ogni altra considerazione è talmente scontata da essere superflua a partire dall’invocazione della presunta libertà di espressione e di ricerca storica. Ma il problema sta altrove ed è vietato rivelarlo 

  • gnorans

    Della libertà di espressione non parliamone proprio.
    Ma una volta che si mette in galera uno che CONTESTA fatti accaduti, tanto per dire, 70 anni fa, a maggior ragione dovrebbe andare in galera chi INVENTA fatti del genere, anche di attualità.
    Per esempio:
    – Saddam che uccide i bambini nelle incubatrici
    – Gheddafi che bombarda i dimostranti, o che scava fosse comuni
    – Hassad che gassa i dimostranti
    ecc..

  • Quantum

    Ah io sono fermamente convinto che l’olocausto ci sia stato. Che però non sia in misura di quello presentato dalla storia.

    Ma soprattutto che sia stato architettato e promosso da alcune famiglie ebree di differente fazione per eliminarne delle altre.
    Una specie di spartizione di poteri temporali e conoscenze monetaristiche e politiche che volevano solo alcuni ebrei, e che avere troppi ebrei che si credono popolo eletto era un po’ scomodo.
    Un po’ come fare pulizia nella stessa elite che ambisce a posizione di superiorità del mondo giudeo. Perché ne rimanessero meno possibile.
  • furibondius

    Riassumendo, potremmo dire che chi è stato vittima, personalmente, come etnia, gruppo, credo, di persecuzione e violenza inaudite, non è autorizzato a pensarsi superiore, od usare l’oltraggio subito per accampare superiorità e dominio sugli altri…….

    Vogliamo parlare del cristianesimo e di chi da duemila anni si arroga il diritto di rappresentarlo?
  • Jor-el

    Ma non credere di sfuggire al controllo non scrivendo. Alla NSA (National Security Agency) interessano non tanto quelli che scrivono, ma quelli che leggono.

    Un tale che scrive su questo sito esprimendo la sua opinione sulle leggi contro il negazionismo è difficile che stia organizzando un attentato contro una sede diplomatica israeliana, equivarrebbe ad autodenunciarsi. E’ più probabile che il potenziale attentatore si nasconda fra quelli che hanno letto questi post senza commentare. Seguendo i lurkers, andando a vedere quali siti hanno visitato prima e dopo di questo, si può, invece, tracciare dei profili di probabili terroristi. La NSA non è tanto interessata ai contenuti dei social network e della blogsphere, quanto ai contatti che quei siti realizzano. A quelli ci transitano credendo di non lasciare tracce. 
  • TizianoS

    Ringrazio sia lei che Cataldo per le risposte, il mio intervento è evidentemente provocatorio, io non ho assolutamente paura di controlli e intercettazioni, né della NSA né di altri, ma ritengo sia un mio diritto almeno intervenire contro questa proposta di legge  che mi sembra sia solamente un tentativo miserabile di minacciare le ricerche sull’olocausto ebraico attraverso l’introduzione di un reato "sui generis" quale il "negazionismo", che tra l’altro nessuno sa esattamente come definire. (Verrebbe infatti, secondo la proposta di legge, aumentata la multa attuale prevista dall’art. 414 C.P. sull’istigazione a delinquere da 206 € a 100.000 €).
    Ci vogliono ridurre ad aderire a quanto scrisse Orwell: «L’Ortodossia consiste nel non pensare – nel non aver bisogno di pensare. L’Ortodossia è inconsapevolezza.»

  • Cataldo

    Ma si, questo principio, mutatis mutandis,  vale in genere per tutte le intercettazioni, come ci ha spiegato il mitico Genchi 😉 non è importante quello che dici, ma con chi parli e quando lo fai.

  • cardisem

    La legge che si approntando è di pura repressione politica. Gli autori che l’andranno a firmare a nome del popolo italiano sono persone di assoluta ignoranza che non meritano rispetto alcuno… Ubbidiscono a un padrone… Per chi ha qualcosa da temere, intendo semplici opinioni che deve imparare a tener celate, non spetta altro che studiare tecniche di sopravvivenza… In fondo, in fondo, sotto il tanto deprecato fascismo vi era molta più libertà di quanto non ce ne sia oggi… Esagero? Ma perché ognuno di noi non può farsi liberamente quell’idea del passato che meglio crede? I fatti del passato sono appunti passati e nessuno può determinare ciò che è stato nel passato, ma si vuol punire chiunque pensi che le cose siano andate in un modo anziché in un altro.

    Ai tempi del dominio della Chiesa si era costretti a professione di fede religiosa, oggi succede anche peggio solo che la fede imposta non è di natura religiosa, ma politica…

    A una infima minoranza si è dato un potere enorme e assoluta sulla libertà. la vita, la dignità di tutti…

    Spaventoso!