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A proposito del Beppe Grillo tecnologo e futurologo

DI MAURIZIO BLONDET

maurizioblondet.it

Un amico lettore mi segnala il discorso di Capodanno di Beppe Grillo, specie questi passi:

http://www.beppegrillo.it/m/2016/12/buon_2017_da_beppe_grillo_sara_lanno_dellorgoglio_italiano.html

 

Le tecnologie arriveranno e saranno incredibili. […] Il tempo libero sarà 4 volte superiore al tempo lavorato. Che cosa accadrà fra 25 anni? Quanti milioni di persone saranno senza un lavoro, con un tempo liberato? Che cosa faranno? Saranno ansiosi? Milioni di depressi? Saranno violenti? Non abbiamo la minima idea di come gestire flussi di persone di tempo libero di persone. L’unico modo, secondo Marchetti, un grande studioso della geopolitica del lavoro, è l’Istruzione. La Scuola. La curiosità della Cultura. L’Intelletto. […]. Abbiamo ancora una scuola che prepara al lavoro. Lavoro: è una parola che non ha quasi più senso.

“O noi, coi sistemi che abbiamo, metteremo in mezzo alla strada milioni di persone: con la tecnologia, la robotica, la stampa 3d, o abbiamo dei sistemi per far interagire l’economia con le persone, oppure saranno scenari apocalittici! Ecco che entra il concetto di inserire un Reddito Universale … altrimenti questo sistema collassa! La mentalità è già vecchia! Questa gente qua si sta istruendo per un mondo che non c’è più. Noi ereditiamo un mondo che non sappiamo che cosa sia ma almeno cerchiamo di capire e di orientarci. Che tipo di lavori ci saranno? Il 50% dei lavori che conosciamo, sparirà. Ci saranno i coworking e la sparizione degli uffici. Le macchine saranno sempre più veloci, Internet delle cose

“Ci attende un futuro che potrebbe essere bellissimo o bruttissimo. Avremo grandi malattie nuove e saranno debellate quelle vecchie. Avremo 60 milioni di malati di dengue, avremo 50 milioni di malati di Alzheimer, forse risolveremo il problema della CO2, forse saremo più intelligenti con l’intelligenza artificiale. Ci saranno le auto senza autista, forse Musk andrà su Marte, forse ci saranno satelliti che collegano l’intelligenza del mondo… quindi ci aspetta una cosa strepitosa!”.

Che dire? E’ commovente vedere Grillo sforzarsi di “pensare”,  attività a cui è poco attrezzato (nulla di disonorevole: Kant,  come comico, era una schiappa) e ricicciare le “idee”  mutuate dal defunto Casaleggio:  grandi speranze nella  “Intelligenza Artificiale” (AI), in internet delle cose,   nella robotica, stampa 3 D, e la volontà di governare politicamente le conseguenze sociali di questo “progresso”, che cambierà radicalmente l’uomo.

Personalmente non riesco a credere del tutto né a  queste speranze né a questi timori.  So di correre il rischio di clamorose smentite, e vedo anch’io i titoli di articoli: “Il digitale distruggerà il 47% dei posti di lavoro?”, “Quale avvenire per l’uomo nella nuova età delle macchine?”, “2025: Facebook mette a punto il primo computer munito di linguaggio”.  “Fusione dell’umano e del tecnologico: a domani l’immortalità”.  “La rivoluzione transumanista: come la tecno medicina e l’uber-izzazione del mondo stanno  per sconvolgere le nostre vite”.

E so bene che ci sono,  specie in California a Silicon Valley, demiurghi che preparano attivamente il “trans-umano”, il superamento dell’uomo e  della sua mortalità a forza di AI e cibernetica.  Ho letto anche  la gnosi supermosta che anima questi demiurghi del digitale, e la loro (miseranda)  qualità filosofica, di cui qui do un esempio

“…Durante l’epoca moderna, l’umanesimo ha gradualmente spostato l’autorità dalle divinità alla persona. Jean-Jacques Rousseau nel 1762 ha riassunto questa rivoluzione nell’Emile, il suo trattato sull’educazione. [Ha]   prodotto una trasformazione del principio di autorità:  non gli dèi ma i nostri sentimenti e desideri sono la fonte ultima di significato; la nostra volontà era, dunque, la più alta fonte di autorità”.

Non obbedire più a Dio o agli dèi ma ai propri sentimenti;  fare dei propri  desideri la  ultima  Autorità , “la fonte ultima  di significato”, è, per questi demiurghi, un progresso. Con ciò rivelando la loro essenza: tipo dell’uomo-massa, quello per cui “esistere essere quello che già è”.

Ma andiamo avanti: dopo aver rigettato  l’autorità degli dei,  essersi sottoposti alla dittatura dei desideri, costoro annunciano il nuovo, ulteriore progresso:

“Ora, in questa epoca di insorgenza di intelligenze artificiali, una nuova rivoluzione della fonte di autorità sta per avvenire. I nuovi guru dell’high-tech e i profeti della Silicon Valley stanno creando una nuova narrazione universale che legittima una nuova fonte di autorità: gli algoritmi e i Big Data”.

Questi i nuovi dei a cui dovremo obbedire: “Questa nuova fondazione religiosa, questa mitologia del XXI secolo vorrei chiamarla  dataismo. Nella sua forma estrema i fautori di questa visione del mondo dataista percepiscono l’intero universo come un flusso di dati, vedono gli organismi viventi come poco più di algoritmi biochimici e credono che esista una vocazione cosmica per l’umanità: creare un sistema di elaborazione dati onnicomprensivo e poi, nell’eschaton del cosmo, fondersi in esso.

“Stiamo diventando minuscoli chip all’interno di un sistema gigante che, sempre più guidato e sviluppato dalle intelligenze artificiali, nessuno capisce davvero fino in fondo. Ogni giorno assorbiamo innumerevoli bit di dati tramite e-mail, telefonate e articoli.

La gnosi di Silicon Valley

musk

“Il sistema di elaborazione dati globale diventa onnisciente e onnipotente.  […] La  connessione al sistema diventa la fonte di ogni significato.  Il nuovo motto dice: «Se si verifica qualcosa – registrarlo. Se si registra qualcosa – caricarlo. Se si carica qualcosa – condividerla».

“Il dataismo è la religione perfetta per gli studiosi e gli intellettuali: promette di fornire […]  una singola teoria globale che unifica tutte le discipline scientifiche, dalla musicologia, passando attraverso l’economia, fino alla biologia.

“Secondo il dataismo la Quinta sinfonia di Beethoven, una bolla speculativa in borsa e il virus dell’influenza sono solo tre modelli di flusso di dati che possono essere analizzati con gli stessi concetti e strumenti di base. Questa idea è estremamente attraente e dà a tutti gli scienziati un linguaggio comune per costruisce ponti che superino le spaccature accademiche e le fratture interdisciplinari, essendo facile esportare le scoperte dataiste oltre i confini disciplinari”.

Ecco dunque a cosa porterà  tanto  eccezionale progresso: “Nell’Europa medievale sacerdoti e genitori avevano il potere di scegliere il partner per le persone. Nelle società umaniste diamo questa autorità ai nostri sentimenti. In una società dataista chiederò a Google di scegliere.

«Hallo Google», dirò, “Sia Giovanna che Maria mi corteggiano. Mi piacciono entrambe, ma in un modo diverso, ed è così difficile decidere. Cosa mi consigli di fare?».

E Google risponderà: «Beh, io ti conosco dal giorno in cui sei nato. Ho letto tutti i vostri messaggi di posta elettronica, ho registrato tutte le chiamate telefoniche, e conosco i tuoi film preferiti, il tuo DNA e l’intera storia biometrico del tuo cuore. Ho i dati esatti su ogni appuntamento e posso mostrarti secondo per secondo i grafici dei livelli di frequenza cardiaca, pressione sanguigna e lo zucchero per ogni appuntamento cha hai avuto con Giovanna e Maria. E, naturalmente, li conosco così come conosco te. Sulla base di tutte queste informazioni, sui miei algoritmi superbi e grazie a statistiche di milioni di rapporti negli ultimi decenni, ti consiglio di scegliere Giovanna: hai una probabilità dell’87% di essere più soddisfatto di lei nel lungo periodo»

Se ho citato così a lungo un articolo di Paolo Benanti su Il Regno ( Il dataismo come nuova religione? 01/12/2016),  è per mettere in rilievo che questa gnosi, questa super-utopia o super-distopia  nasce da un delirio di onnipotenza. Specificamente, da un delirio di onnipotenza “professionale”:  quello dei super-professionisti del digitale, assuefatti a risolvere problemi algoritmici,  a superare sul video tutte  le difficoltà dei videogiochi,  e per di più a guadagnare milioni con le loro realizzazioni software.  Sono artigiani bravissimi, magari perfino artisti. Ma  sono artigiani che non hanno mai provato l’esperienza di uno scultore davanti al blocco di marmo, ossia che la “forma non s’accorda / molte fiate con l’intenzion de l’arte/ perché a risponder la materia è sorda”  (Dante, Paradiso, 1)

"Zuckerborg"

“Zuckerborg”

La “materia” di questi artisti non fa  resistenza, non è “sorda” alle loro volontà, perché non è marmo e nemmeno plastilina: sono “flussi di dati”, docilissimi  alle loro volontà demiurgiche, a cui danno la  forma che vogliono, in “reti” immani di computer che “dialogano”.

E’ dunque per illusione professionale che essi  vedono “l’intero universo come un flusso di dati e soprattutto “gli organismi viventi come poco più di algoritmi biochimici”.  E’ quasi inevitabile che per loro “la Quinta di Beethoven” sia della stessa  natura di una bolla speculativa  e di un  virus influenzale: flussi di dati.

Ma è il “poco più”  che essi trascurano, ad essere l’essenziale.   Gli esseri viventi sono “poco più” che algoritmi?  E’ evidente agli esseri umani reali  che nessuno di noi  chiederà mai a Google di decidere per lui se  deve fidanzarsi con Giovanna o con Maria; già la domanda, nel mondo concreto, non ha senso; però è  il genere di domande a cui i guru di Silicon Valley danno risposte coi loro algoritmi. Non ad altre: a queste, artificiali.

Essi presuppongono infatti nell’uomo reale un robot, un “flusso di dati”, che fa’ solo le domande a cui Google è preparato a rispondere. E  qui diventano pericolosi nella loro fantasie deliranti –  che suggeriscono ai politici, e soprattutto ai capitalisti vogliosi di risparmiare sui salari –  per cui milioni di lavoratori possono essere sostituiti da robot, uniti in reti neurali e gestiti da intelligenza artificiale,  permanentemente connessi  via web con tutti gli oggetti elettrici del mondo.

Qui è il campo di battaglia politico che si offre a Grillo e al suo partito o movimento, se non si distrae  con futurismi che dimenticano il Nemico Principale.

La sostituzione  parziale  è diventata possibile perché molti lavori sono stati già robotizzati; troppi lavoratori e professionisti hanno accettato di rendersi robot,  perché è comodo non pensare,  non sforzare  la propria creatività,  evitare la responsabilità, ripetere compiti;    e così il lavoro è stato   preventivamente organizzato per essere  robotizzato, e  ciò è stato possibile “perché abbiamo fatto di noi stessi dei robot, le professioni hanno già ceduto  la  loro autonomia al diktat tecnocratico-manageriale”:  così  Andrew Orlovski, un ex di Silicon Valley, oggi direttore della principale rivista britannica di tecnologie avanzate: The Register.

http://www.zerohedge.com/news/2017-01-04/artificial-intelligence-putting-ai-fail

Orlowski, da esperto, è sanamente canzonatorio sulle meraviglie promesse dalla Intelligenza Artificiale: “Negli ultimi tempi abbiamo visto che, sì, dei sistemi possono apprendere cose che gli vengono dette esplicitamente; ma per lo più grazie al fatto di avere più masse di dati, non di acutzza sui dati., Quella che sembra AI, è in realtà vasta conoscenza, unita  a sofisticata UX”.

Questa UX sta per “user experience”,  software che ricava un disegno di “preferenze” dai  vostri dati personali,   dai vostri acquisiti, dalle vostre mail: e che dunque, dicono i media,  “impara”  i vostri gusti.

Orlowski cita Oren Etzoni, uno dei grandi imprenditori della computer science: “Il mio bambino  di 4  anni è molto più  sveglio di ogni programma di Intelligenza Artificiale” –  il che induce  Orlowski a immaginare un futuro call center in cui, invece di parlare con “il dipendente albanese  a salario minimo” che di solito risponde, avrai a che fare con una AI più scema di un bambino di quattro anni. Sai che gioia.

Lo stesso Etzoni però prevede che l’AI  creerà una “industria da trilioni di dollari”.  Perché in fondo cos’è che fanno davvero i guru, al di là dei loro  deliri di onnipotenza? Cosa propongono al “mercato” e alle imprese con l’Internet delle cose, i megadati e le stampanti 3 D?

Molte innovazioni non hanno mercato 

“Software programmati per interpretare le nostre domande  e  anticipare  le nostre esigenze”.  Con l’internet delle cose, a voi importa che il vostro frigorifero, in contatto wi fi col vostro smartphone, avverta via web la Esselunga che avete finito il burro e le banane, onde un drone della Esselunga  possa portarvelo a casa  “prima che l’abbiate chiesto”?  Vi piacerà vedere che vola su di voi un drone della Amazon che vi sta portando a domicilio la merce che chiederete domani? O  che il vostro telefonino intelligente abbia la funzione di riconoscimento facciale per cui basterà che lo guardiate, e lui vi paga il conto al ristorante “in meno di 5 secondi”? E siete disposti a pagare una cifra in più per l’auto che si guida da sola, in un traffico dove circolano tutti automezzi guidati dal computer?

Orlowski pensa che queste  eccezionali novità non vi interessano; interessano Amazon, Esselunga,  le ditte che vogliono continuamente vendervi qualcosa, ma non voi. Voi troverete anzi queste innovazioni odiosamente intrusive, e spegnerete l’app che ve le regala.  In altre parole, “non c’è mercato” per molte di queste cose meravigliose, sono servizi non richiesto, ancorché “terziario avanzato”.  Dei saggi del mercato sono stati già  fatti, e sono tutt’altro che incoraggianti: “La gente li trova spaventosi. L’Intelligenza Artificiale è un mondo  finto, abitato da matti, di cui nessuno vuol essere parte”.

I matti sono appunto i guru californiani, Mark Zuckerberg ed Elon Musk.  La loro nascente gnosi ed utopia, Orlovski la mette sul conto della “ingloriosa tradizione della California  come generatrice di sette, o di ‘culti’ pseudo-spirituali, dai Figli dei Fiori , dagli hippies pseudo-indù alla “Famiglia” di Charles Manson  al Culto del Grande Undici  fino all’”Esercito di Liberazione Simbionese”  (per una lista  incompleta dei culti californiani:  http://listverse.com/2016/01/19/10-of-californias-craziest-cults/)

Nella setta gnostica di Silicon Valley,  “ripugnanti secchioni del  computer miliardari come Mark Zuckerberg e Elon Musk  soddisfano il loro desiderio di “fare come Dio e stupirsi  con la magia”, le due grandi cose che a quanto pare sono mancate alla loro infanzia”,  li schernisce Orlovski.   Possono anche sognare la loro “Immortalità” attraverso il trasferimento della loro “personalità”,  trasformata in un flusso   di dati, a potentissimi supercomputer;  proporla  a qualche miliardario  Rotschild, a qualche  decrepito voglioso di rendere permanente la sua malvagità  a forza di innesti e trapianti. In ogni caso, non è un beneficio che potrete permettervi voi.

Specialmente se avete perso il lavoro sostituiti da un robot. Essi infatti promettono ai padroni del capitale di sostituirvi a milioni. E’  possibile. I padroni del capitale  però, si lasciano sfuggire un piccolo particolare: a chi offrono questi servizi avanzati, questi “personal assistant”  robotici,  questi “medici digitali” che vi fanno le diagnosi con la AI, questi frigoriferi che avvertono i droni della Esselunga di portarvi latte e   burro con relativo automatico pagamento online, se vi hanno tolto il potere di acquisto? Perché produrre con tanta efficienza, se poi diminuiscono i consumatori finali?

Guardate, io non dubito che i padroni del capitale ci  proveranno davvero. Lo stanno già facendo  da trent’anni: aumentare il profitto al capitale attraverso l’esproprio del lavoro.  I salari sono in calo in tutto l’Occidente. La sostituzione  di operai, e persino insegnanti, giornalisti, medici, con robot,  è il perfezionamento del loro avido sogno: ma anche la sua reductio ad absurdum, la contraddizione interna che fa implodere il loro sistema.  Il grande  Henry Ford  l’aveva intuito,   visto che volle pagare i suoi operai abbastanza da potersi permetter  l’auto che fabbricavano; ma l’aveva capito con la sua umana intelligenza. Questi si fanno guidare dalle Intelligenze Artificiali, che  giocano a fare Dio. Quindi cadranno,  esattamente come l’abolizione della proprietà privata è stata la contraddizione interna che ha fatto implodere il sovietismo, dopo   aver instaurato una società   basata sull’oppressione e il terrore poliziesco. Non dubito che non arretreranno nemmeno i capitalisti, assistiti dai guru di Silicon Valley, a creare una società oppressiva pur di applicare la loro dottrina con purezza dogmatica.  Potrà durare settant’anni anche il loro regno dell’orrore AI con Reddito Universale di sussistenza, immani masse di mantenuti con giuochi tv  e circenses e distribuzioni  di cibo, che hanno perso ogni dignità di cittadini?

Io spero e conto di no.. E non perché mi veda circondato da cittadini disposti a lottare – politicamente e con le armi, se necessario – contro il Sistema, anzi i più si accomoderebbero  in esso  con ottuso piacere di inetti.  Ma perché il sistema stesso si riempirebbe di entropia, di degrado  (l’ozio è il padre dei vizi) e finirebbe per mancare  quel  “poco più” che distingue la Quinta di Beethoven da una bolla di Wall Street. Più terra-erra: i guru di Silicon Valley hanno trascurato il processo per cui un “flusso di dati” organizzato dalla AI si traduca  nell’adeguato mix di proteine, carboidrati,  lipidi,  enzimi e  bio-attivi   di un semplice pasto. Anzi di tre pasti quotidiani per  alcuni miliardi di uomini.

Quelli, li producono altri, non i guru infantili della California. Che danno i pasti per scontati.

Posso essere smentito  dai fatti, nel mio scetticismo. Metto le mani avanti. Ma alle critiche di Orlovski, aggiungo due  mie osservazioni. Il mondo iper-connesso con wi-fi e  banda  larghissima dove le  lavatrici parlano ai supermercati, e alle stampanti3 D e alle auto senza pilota, presuppongono alcune condizioni: la continuazione, anzi il perfezionamento totale, della globalizzazione ed integrazione delle economie mondiali, e lo stato di pace perpetuo più fermo e assoluto.

 

Maurizio Blondet

Fonte:  www.maurizioblondet.it/

Link: http://www.maurizioblondet.it/proposito-del-beppe-grillo-tecnologo-futurologo/

5.01.2017

Pubblicato da Davide

  • Ronte

    “Temo il giorno in cui la tecnologia andrà oltre la nostra umanità, il mondo sarà popolato allora da una generazione di idioti (A.Einstein)”.

    Per quanto ci sta dicendo la realtà, la strada è già stata imboccata…

    • Bill

      QUESTA CITAZIONE detta dal Monumento Celebrativo la Teoria del Progresso della Tecnologia e della Scienza,la quale Obbliga l’Umanità ” ad arrivare laddove nessun uomo è mai giunto prima” (cit.Star trek) “istigando ” le Coscienze a Superare Costantemente i “limiti umani” negando a Chiunque la possibilità di Critica a questo Modello di Sviluppo attraverso una metodologia stranamente simile a quella con la quale è perseguita psico/penalmente la Critica alla “Teoria della Shoah”, MI SEMBRA UN Pò PARADOSSALE.
      A volte il diavolo si nasconde tra i dettagli:)

  • PersicusMagus

    Cito:

    “…finirebbe per mancare quel “poco più” che distingue la Quinta di Beethoven da una bolla di Wall Street…”

    E con frasi del genere capisci tutti i limiti socio culturali, di conseguenza anche umani, di una persona.
    Pure che ascolta poca musica, sempre quella e senza sentirla.

  • gix

    Non ha senso chiedere a Grillo di diventare un esperto di scenari futuri, è però giusto riconoscergli , come dire, la preoccupazione per quello che potrà diventare la società degli uomini in un tempo relativamente breve. Così è giusto parlare di reddito di cittadinanza, ma non certo come quelli che cianciano di forme distorte di assistenzialismo e similari; chi ragiona così vede ancora un mondo dove è possibile trovare lavoro e cambiarlo pure, anche se con difficoltà. Grillo ha molto probabilmente ragione quando dice che entro breve tempo il 50% dei lavori attuali sparirà, rimarrà almeno un 50% di lavori e servizi manuali che nessun robot potrà sostituire mai del tutto, come nell’agricoltura, i servizi nella sanità, la manovalanza nel commercio, nei trasporti ecc, ma sicuramente il sistema tenderà a pagarli sempre di meno. Per chi (come me) ha iniziato a lavorare con carta e penna e ora e vittima dei nuovi sistemi digitalizzati, delle banche dati ecc, può testimoniare come tutta questa tecnologia abbia reso enormemente più complicata la vita a chi lavora, almeno a servizi di media complessità (non parliamo delle ricerche scientifiche di alto livello, li la tecnologia è necessaria), facendo perdere spesso di vista lo scopo ultimo della propria attività. Ma dice bene Blondet, molta di questa tecnologia spicciola non ha mercato, quindi, con un pizzico di ottimismo, si può dire che ci sarà una selezione naturale per le tecnologia che veramente serviranno all’umanità. Ma è chiara una cosa, chi, come Grillo, pone l’accento sul fatto che il mondo sta cambiando ad una velocità tale che può non essere facilmente controllata, va sicuramente ascoltato.

    • Humanae Libertas

      posto qua solo per far leggere meglio il commento:
      “Il mondo iper-connesso presuppone alcune condizioni: la continuazione, anzi il perfezionamento totale, della globalizzazione ed integrazione delle economie mondiali, e lo stato di pace perpetuo più fermo e assoluto.”
      questa è la reale conclusione. Senza i prerequisiti sopra citati otterremo solo una catastrofe per l’intera umanità, condannandola al collasso totale..
      Consiglio a tutti i lettori di guardare un film chiamato “Idiocracy”, girato nel 2006, ma a mio dire, quasi “profetico”. è anche abbastanza divertente

  • Tano

    La tecnologia è nemica del Capitale. L’unica fonte di profitto, così come teorizzato da Marx, è il lavoro umano, che è ciò che da valore alle cose in seguito alla loro trasformazione. Gli investimenti in tecnologia ed automazione riducono il profitto (caduta tendenziale del saggio di profitto) diminuendo le possibilità di arricchimento delle elite. Ecco perché si preferisce comunque spostare la produzione nei paesi a basso costo piuttosto che automatizzare l’occidente. L’innovazione è, per definizione, il più grande nemico dei trust (altrimenti vivremmo sempre in un regime di piccola e media impresa, l’ambiente più idoneo alla ricerca,studio e innovazione, vedi startup).

    • PietroGE

      La tecnologia funziona da amplificatore del lavoro umano, per questo il Capitale (meglio i capitalisti finanzieri globalizzati) investono miliardi in tecnologia. D’altra parte se non ci fosse la globalizzazione la tecnologia garantirebbe un aumento di produttività che sarebbe a beneficio della classe lavoratrice perché salirebbero i salari reali.

    • Xor

      Ottima e pertinente osservazione. In fatti la globalizzazione ha frenato lo sviluppo tecnologico anziché impulsarlo. È gia da molti anni che il capitalismo frena lo sviluppo delle forse produttive, e coloro che hanno vera dimestichezza con le frontiere technologiche non si stupiscono a fatto delle trendy cazzate tipo AI, internet delle cose (e cose simili) disperatamente inventate nella speranza di stimulare un mercato che non tira. Il merito piu grande di Marx e stato forse quello di aver capito per primo e aver spiegato perche il capitalismo è storicamente determinato a essere superato. Certo che se non riusciamo a superarlo ci farà sprofondare nella barbarie. E i primi segni sono visibili e allarmanti.

  • vic

    La nuova tecnologia non ha mercato…

    sostiene Blondet, assecondando Orlowski.
    Siamo cosi’ sicuri? Non stiamo sottovalutando troppo l’abilita’ perversa delle tecniche di marketing, che si intrufolano in ogni angolino della nostra vita?

    C’era mercato per i telefonini 40 anni fa’?
    No, non se ne sentiva il bisogno, essendo i telefoni gia’ disponibili ovunque, perfino lungo le strade. Eppure e’ successo. Oggi ovunque sta, questo aggeggio sofisticatissimo, zeppo di cose che solo una multinazionale specializzata puo’ realizzare, naturalmente avvalendosi di materie prime anche rarissime. Fosse solo questo. Ci inducono a ricomprarne sempre di nuovi di cotal aggeggi.

    La domanda da porsi e’ quella che io chiamo la questione Trabant.
    E’ meglio acquistare roba che non abbiamo la piu’ pallida idea di come funziona, tantomeno di come costruire. O e’ meglio darsi da fare per appropriarci del know how relativo. E cercare di costruire in loco questi aggeggi. Magari migliorandoli in due sensi: semplificandoli e rendendoli molto piu’ longevi. E chissefrega se non sono l’ultimo grido, basta che facciano il loro servizio. Facendo lavorare gente locale. Ovviamente provvista del necessario saper fare.

    Quando si seguono i discorsi iper dei guru della cosiddetta AI, conviene ricordarsi che pure costoro sono degli addetti al marketing spinto. Il marketing del loro settore.

    Smettiamola di esagerare con il futuro tutto basato sull’AI. Stiamo coi piedi per terra.

    Avete mai visto un robot giocare a ping pong. Oppure che faccia il portiere di hockey?
    Ma nemmeno il robot giocatore di bocce esiste!

    Cio’ che l’AI riesce a fare nemmeno riesce a competere con quello che fa un insetto. Tenendo conto che l’insetto l’energia se la procura da solo, ed inoltre e’ minuscolo assai.
    Ne’ ha bisogno di mille ingegneri per essere operativo.

    Il disastro odierno, globalizzazione eccetera ecceterorum, viene in primo luogo dalla nostra inettitudine a contrastare a muso duro il marketing.
    Lo lasciamo penetrare ovunque, anche se lo fa peggio di un intruso ladruncolo in casa.
    Anzi sono numerosissimi i giornalisti che pure assecondano alla grande questa intrusione amorale, esagerata, maleducata, senza senso per noi.

    Tecnologia, oh la tecnologia!
    Be’, stiamo sul concreto. Chi offre le migliori garanzie che un satellite venga portato in orbita come si deve? Guarda te, i lanciatori russi, che in fin dei conti sono controllati da sistemi basati su tecniche degli anni ’60. Hanno un tasso di successo altissimo, costando pure relativamente poco. I sofisticatissimi Yankee nemmeno sono piu’ in grado di andare e venire dalla stazione spaziale, che sta giusto appena li’ fuori. E pure stanno facendo una gran fatica ad assemblare una capsula spaziale simile all’Apollo. Che pure lor medesimi, cioe’ i loro zii o prozii, realizzarono. Sulla Luna ci andarono con dei computer ridicoli, secondo il bon ton dei novelli guru dell’AI. Eppure gli Yankee sulla luna non ci vanno piu’. In primo luogo perche’ non ci sanno piu’ andare. C’est si simple que ça. Ai o non AI.

    Per motivi professionali a suo tempo lessi parecchio di AI. Naturalmente era roba prevalentemente di provenienza statunitense. Gia’ allora si coglieva l’esagerazione di certi discorsi. Addirittura una certa malafede retrostante, il marketing spinto all’inverosimile. Zuckerberg, Musk, Brin, ecc. sono figli di questo modo di fare. Perche’ in questo humus sono cresciuti. Anzi e’ piu’ che probabile che siano pure stati “coltivati” da certe agenzie, che una spintarella pure gliel’hanno forse e senza forse data.

    Gli stupidi sono stati, dalle nostre parti, quelli che hanno smantellato industrie come la Olivetti, che hanno deriso il modo d’agire di imprenditori stile Olivetti. anzi che deridevano le imprese che fanno perche’ loro erano piu’ furbi, loro investivano nella finanza pura.
    E la finanza pura investi’ nei big data. Abbiamo visto che grande abilita’ ebbero tutti gli algoritmi di AI agenti sui big data. Manco previdero l’arrivo del cigno nero finanziario!

    Le cose si imparano facendole. Anche per suonare uno strumento decentemente occorre pratica, molta pratica. La stessa cosa vale per le attivita’umane creative sia di tipo artistico sia di tipo artigianale o manufatturiero.

    Uno si dice: le priorita’ della societa’ dovrebbero essere dar da mangiare, da dormire e di che vivere decentemente a tutti. In teoria. Poi in pratica, quando uno s’ammala, per esempio, scopre che il mondo della sanita’ e’ in realta’ zeppo di robot. E di addetti quasi robot che maneggiano i robot. Tutta roba che costa, costa troppo per un individuo medio. Percio’ s’inventarono la cura di cittadinanza, ossia le casse malati. Tutti versano dapprima un obolo, poi pian piano un balzello, che diventa tassa, che tende sempre piu’ all’estorsione.

    Faccio una gran fatica ad immaginare come posa funzionare il reddito di cittadinanza se gia’ la cura di cittadinanza mostra questi gravi malanni.

    Altro che AI. NI (natural intelligence) ci vuole.
    E’ dura in un mondo in cui la NI e’ considerata un grave handicap.

    • fastidioso

      “inettitudine a contrastare a muso duro il marketing.”

      E’ tutta questione di saper resistere /contrastare i “bisogni” indotti (soprattutto dal marketing).
      Da circa 15 giorni non mi funziona il cellulare…ma guarda un po’, mi sono accorto che non ne sento la necessità…

      Ogni tanto vedo la pubblicità dell’orologio con incorporate le funzioni di conteggi delle pulsazioni cardiache ed altro… Prenderà piede ?
      Io personalmente non ci penso nemmeno a comprarlo…

    • alessandroparenti

      Sì,tutto giusto. Ma come si può ancora credere nel 2017 che gli Americani non sono in grado di fare quello che i loro prozii fecero cinquant’anni fa? Le favole vanno bene per i bambini.

    • cdcuser

      Bel commento @comedonchisciotte-a76da37101dffabe00e5d636c01719b6:disqus

    • Tizio.8020

      O non ti sovvien il sospetto che ‘sta cosa sia voluta???
      Non ti viene il dubbio che alle “Elité” siano sufficienti tre o quattrocento milioni di persone, per servirli e riverirli, e produrre quel che serve per campare (loro!) ?
      Il resto, senza la possibilità di costruire alcunché, potrebbero pure sparire.
      Ricordo anche io i primi cellulari.
      Nel 1993 lavoravo in un negozio che li vendeva, 2.400.000 £ (+ IVA!!!) per un Motorola “MicroTac Gold” , un mattone con l’autonomia di un ubriaco col quartino in mano (cioè nulla, un quartino va giù subito!).
      Telefonare costava un botto, ma te lo spacciavano facendoti credere che “con questo, puoi telefonare dappertutto”.
      ‘Sta cippa, “telefoni dappertutto”.
      I ponti non c’erano, quindi in collina lo usavi come soprammobile.
      Dopo il “Moblon”, finalmente il “MicroTac”.
      Pure ora, che secondo i vari gestori “copriamo il 130% del territorio”, in molte zone semplicemente non funziona.
      Però nessuno rinuncia allo smrtphone.
      Non saprebbero come impegnare il tempo….

    • Roberto Giuffrè

      La robotica e l’AI al servizio dell’uomo è una cosa fantastica se ti toglie il lavoro.
      Un robot chirurgo è molto più preciso di uno umano.
      Ma al contrario di un bravo chirurgo è riproducibile. Cioè ne fai quanti ne vuoi e li metti in tanti ospedali a disposizione di tante persone.
      Bravi chirurghi invece ce ne sono pochi e possono lavorare solo in pochi ospedali a disposizione di poche persone.
      Il robot anestesista costa $250 ad operazione uno umano $600, io fossi un anestesista inizierei a guardarmi in giro per cambiare mestiere.

      In Italia hanno pronti gli algoritmi del robot che ti mette a posto in casa. Ossia gli fai vedere dove vanno tutte le stoviglie e vettovaglie, e dopo che le hai usate ed hai un casino per casa, lui raccoglie e ripristina la situazione iniziale.

      I robot sollevatori per gli anziani, e per i disabili.

      Le automobili e i mezzi di trasporto automatici, per cui tassisti e corrieri non avete futuro!

      Le automobili automatiche le puoi condividere senza possederle. Chiami con Uber e te la trovi sotto casa in 2-3 minuti. Ti lascia dove devi andare, la corsa l’hai pagata dalla App del telefono. E va via verso un altro cliente.
      E lo stesso per il ritorno. Meno auto, meno traffico meno problemi.
      Gli oggetti non si comprano, si usano come servizio quando servono.

      L’AI usata così è fantastica.

      Ma dato che l’uomo ha sempre il solito demone, la sta applicando anche a robot da guerra mortali. Per cui l’ONU si è sentito di dover bandire i robot automatici da guerra. Ma non credo che la ascolteranno.

    • yakoviev

      A proposito della forza penetrante del marketing, sarebbe interessante analizzare come mai alcuni oggetti tecnologici, nonostante i grandi investimenti, il lancio in grande stile, la pubblicità martellante, complici anche i media compiacenti, non hanno sfondato, anzi si sono dimostrati dei colossali flop. Ad esempio l’orologio-computer, gli occhiali-computer e ci metto pure il libro elettronico. Non è solo un discorso di prezzo, ovviamente, ma mi sfuggono i meccanismi attraverso i quali un oggetto, a prescindere dalla sua utilità effettiva, “sfonda” o meno. Ora come ora mi sentirei di dire che l’automobile completamente automatica, così come il frigorifero “intelligente” e il drone di Amazon sono destinati al naufragio

  • PietroGE

    Ottimo articolo di Blondet, che su questi temi argomenta sempre alla grande. Il discorso di Grillo però riflette una furbizia e un fiuto politico che i suoi subalterni e la sua base neanche si sogna la notte. Lui butta la palla avanti ben sapendo che soluzioni per i problemi di oggi non ne ha, i soldi per il reddito di cittadinanza non ci sono, i migranti continuano a venire e la deindustrializzazione del Paese produce disoccupazione per i giovani e la prospettiva per la nuova generazione di una vecchiaia in miseria. Meglio quindi parlare di AI tacendo però sulle condizioni economiche che potrebbero sostenere una società come quella da lui immaginata : enorme aumento della produttività, conoscenze e competenze tecniche generalizzate e un quadro generale di pace e prosperità che anche guardando lontano dagli orizzonti nel prossimo e medio futuro, appare utopistico. Lo scetticismo di Blondet quindi è più che giustificato. Quanto ai guru come Mark Zuckerberg, loro hanno obiettivi più pratici : dopo aver schedato il mondo, ora devono dirgli cosa deve dire e cosa deve pensare. Come è noto, il controllo delle masse è la pietra fondante del potere, specie quello politico e, si dice, Zuckerberg stia già programmando il proprio.

    • Francesco

      Io non credo che Grillo butta la palla in avanti perché non ha soluzioni per l’oggi. Credo che Grillo voglia dire, come ha detto mille volte, che la gestione della cosa pubblica oggi, soprattutto in Italia, non guarda in avanti. Non c’è nessuna progettualità e programmazione per il futuro. Uno stato serio deve guardare al futuro e prepararsi e non tirare a campare alla giornata, Poi, nei suoi discorsi, Grillo si fa prendere la mano come sempre ma il nocciolo è quello: come sarà il mondo intorno a noi fra 10 anni? come ci si prepara? abbiamo un piano energetico, un piano industriale o qualunque piano proiettato nel futuro? Uno Stato deve proiettare degli scenari. Non ne fa neanche l’apologia di questo progresso. Dice, per esempio, che nell’iPhone c’è tutto il mondo o ci può essere l’apocalisse della nostra intelligenza. Dipende dall’uso che se ne fa. E per questo esorta a concentrarsi sullo studio, la scuola, l’istruzione, la conoscenza. Si può dargli torto?

      • PietroGE

        D’accordissimo sul fatto che uno stato serio deve guardare al futuro, io direi all’arco di tempo di una generazione, ha necessità però di un minimo di condizioni di tranquillità economica, finanziaria e politica per progettare. Oggi come oggi questo Paese è con l’acqua alla gola, i giornali esteri parlano di crisi bancaria e finanziaria, la disoccupazione è quella che è e il problema migranti sta diventando esplosivo. Che vuol fare Grillo qui e oggi? Non ho nulla da obiettare sul fatto che si costituisca un think tank che individui in primo luogo i problemi del cambiamento della società e delle condizioni di lavoro nei prossimi 25 o 50 anni e poi cerchi delle soluzioni. Ma se continua la crisi che abbiamo oggi non servirà a nulla. E poi, vista la demografia e l’immigrazione, dubito fortemente che gli italiani siano ancora maggioranza nel Paese tra 50 anni.
        Devo ammettere che tra i 5S lui è quello che ha le idee più chiare, non tanto per la futurologia, ma per la politica spicciola. Le ultime prese di posizione mirano, secondo me, a superare l’isolazionismo e cercare alleanze, probabilmente con Salvini e la Meloni, solo che non può dirlo chiaramente alla sua base, che è prevalentemente di sinistra.

        • Francesco

          Al di là del fatto che non c’è niente in comune fra i 5S e gli altri due, Grillo non è stupido: la maggior parte degli elettori 5 stelle è tendenzialmente di sinistra ma soprattutto antisistema. Salvini e Meloni sono ben dentro il sistema. Sarebbe la fine del M5S. L’alleanza con Salvini è lanciata ogni tanto dai giornali più come calunnia che come possibilità reale. Non confondiamo il fatto che alcuni elettori di questo o quel partito si possano riconoscere in alcune istanze del M5S, con la reale possibilità di un accordo. Non so se ha notato, Salvini aveva invitato il M5S ad una manifestazione comune per il referendum costituzionale. Penso che il M5S non abbia neanche risposto. E quella avrebbe potuto essere una prova visto che c’era un obiettivo comune. Quindi questa possibilità è esclusa. Quello che c’è da fare oggi, se si segue attentamente quello che i 5S dicono, è scritto in mille modi. Lei fa l’esempio dell’immigrazione e Grillo lo dice nel suo discorso che bisogna accogliere chi ha diritto e mandare via chi non ne ha. Sull’economia ci sono proposte ma lei sa meglio di me che, dato che non si è programmato niente fino ad ora, sono tutte decisioni in emergenza. Quello che dice Grillo, integrare l’economia con le PERSONE, è già un modo di vedere le cose. Nella pratica non è facile. Ma mi dice lei dai governi ultimi (Monti-Letta-Renzi) quali provvedimenti per l’economia ci sono stati che abbiano portato benefici? Lei dice che il paese è con l’acqua alla gola ed è vero. Ma perché sono decenni che non c’è un piano industriale, decenni che non c’è un piano energetico, decenni che i governi sono più attenti a fare provvedimenti che favoriscano i loro amici ed elettori piuttosto che fare provvedimenti inseriti in un progetto-paese. Certo che nessuno ha la bacchetta magica e bisogna fare i conti con il contesto internazionale che ci circonda però, secondo me, ci vuole uno scatto di reni ed uscire da questo pantano. E alla fine dei conti tutti sappiamo qual è il nostro problema: si chiama Euro. Un saluto.

  • amaryllide

    “Mark Zuckerberg ed Elon Musk. La loro nascente gnosi ed utopia,
    Orlovski la mette sul conto della “ingloriosa tradizione della
    California”
    Passi per Musk, che è il nulla più assoluto (non c’è UNA sola sua impresa che generi profitti, ad oggi, è palese che è solo un prestanome per ricerche finanziate dallo stato), ma Zuckerberg con la California c’entra relativamente, avendo fatto studi classici (sì, latino e greco, che negli USA sono roba per pochissimi) a New York e dintorni, e avendo creato Facebook ad Harvard.

  • sotis

    Dopo la lettura di questo articolo sono dovuto correre in fretta al bagno. Questa volta la toilette non era occupata ma la prossima volta avvertite prima.

  • Adriano Pilotto

    Piaccia o meno c’è un confine tra oralità e scrittura: in questo caso Blondet non l’ha rispettato. Dopo pranzo puoi imbarcarti in una discussione che prende spunto da Beppe Grillo, s’inerpica negli altipiani del futuro, scende negli abissi della religione, risale ansimante nelle paludi dell’A. I. e via capicollando fino a quando l’alcol ti fornisce energie. Ma dopo pranzo, particolarmente in clima natalizio, nemmeno accompagnato da una bottiglia di Macallan M Imperial puoi scrivere qualcosa di sensato.

  • orazio

    Penserete per caso che ci diano un reddito?
    Penserete per caso che a loro noi gli importiamo?
    Del resto la MASSONERIA, in particolare quella elittaria, non ha bisogno di noi…
    Anzi, se può tenterà di sbarazzarsene/eliminarci… del resto lo hanno anche scritto. Massimo 500 milioni di individui.
    Un’altra osservazione, avete per caso letto cosa avvenne in Germania prima dell’arrivo di Hitler? No?
    Male, in quanto si comprende che il sistema, rozzo a quel tempo in mano a banchieri e stati anno applicato per la prima volta la globalizzazione.
    Ora ci stanno riprovando in modo molto più sottile e penetrante.
    Dico questo in quanto è tutta una sequela di punti che porta al NWO. ovvero al governo mondiale… Grillo dovrebbe mettere sull’avviso i suoi e gli italiani… ma si sbraga a dirci come dovremmo morire.

  • mingo

    tutto vero e condivisibile , i PADRONI DEL MONDO è un po’ che stanno provando a sostituire i lavoratori con l’automazione di tutti i tipi, ed in tutti i campi possibili .
    E si può osservare ad un occhio attento , che piano piano ci stanno riuscendo, fregandosene
    se maliardi di esseri umani diventeranno marginali o peggio inutili nella società .
    Soluzioni non c’è ne daranno perché la grande massa è sempre più percepita come un intralcio alle loro manie di grandezza.

  • Roberto Giuffrè

    Grillo vende sempre il solito fumo negli occhi.
    A lui preferisco lungamente il prof. Mauro Scardovelli, che dice chiaramente che la felicità non viene dal possesso di oggetti, ma dai rapporti umani armonici.
    Grillo continua a regalarci sogni tecnologici e possesso di nuove tecnologie.
    Io il tempo libero che avrò quando e se il lavoro finirà ed avrò un reddito di cittadinanza, sarà con familiari e amici, tanti amici, tanti amori, e a contatto coi bambini e i ragazzi ad insegnargli quello che so di informatica, meccanica, psicologia, neuroscienze, nutrizione anche a sturare un tubo in casa se serve…
    Non mi interessa la IA se non per il robot che mi rimette a posto le cianfrusaglie di casa.

    Ripeto la felicità non viene da fuori, dal possesso di denaro o oggetti. Viene da dentro di noi, dalle relazioni armoniche che riusciamo a stringere. Il tempo libero se mai lo avremo deve servire proprio a questo. Studiare, crescere, creatività, curiosità, rapporti umani, relazioni, aiuto reciproco.

  • Humanae Libertas

    “Il mondo iper-connesso presuppone alcune condizioni: la continuazione, anzi il perfezionamento totale, della globalizzazione ed integrazione delle economie mondiali, e lo stato di pace perpetuo più fermo e assoluto.”
    questa è la reale conclusione. Senza i prerequisiti sopra citati otterremo solo una catastrofe per l’intera umanità, condannandola al collasso totale..
    Consiglio a tutti i lettori di guardare un film chiamato “Idiocracy”, girato nel 2006, ma a mio dire, quasi “profetico”.