Home / ComeDonChisciotte / 2015, IL FUTURO DELL'ITALIA E' IN GRECIA
14220-thumb.jpg

2015, IL FUTURO DELL'ITALIA E' IN GRECIA

DI GIULIO SAPELLI

ilsussidiario.net

Non è difficile comprendere ciò che accadrà in Grecia il 25 gennaio, allorché si voterà per eleggere il nuovo Parlamento dopo i tre scrutini non conclusivi in merito all’elezione del Presidente della Repubblica, che si sono consumati in un lampo per la pervicace volontà del leader di Nuova Democrazia, Antonis Samaras, di portare il Paese alle elezioni anticipate e vincerle dopo aver imposto alla nazione un funzionario dell’Ue come Presidente, rassicurando così non tanto i fantomatici mercati, ma la Germania e la tecnocrazia europea sul fatto che nulla sarebbe mutato nel progetto di distruzione pressoché completa della società greca.

Essa dovrebbe e potrebbe essere in tal modo consegnata (in ciò che di essa rimane) nelle mani del capitale finanziario internazionale che ne farebbe un’isola (sì!, il paradosso dell’isola delle tremila isole) per ricchi turisti e un’area di transito per le merci che dall’heartland passano per i Dardanelli e l’Egeo, pieno di petrolio e di gas.

Mario Draghi in questi mesi ha ricevuto più e più volte Samaras, come ha più e più volte ricevuto il principale protagonista dell’opposizione a questo progetto: il leader di Syriza, ossia il buon Alexis Tsipras, che propone un programma in generale assai moderato e tutto “nazionale”, ossia fondato non sul rifiuto dell’euro (così come dicono coloro che vogliono speculare sui ribassi da quasi panico e lucrare poi guadagni nei rialzi che ne seguono inevitabilmente nelle borse), ma su una schedulazione del debito, ossia una sua gestione condivisa che certamente non può provocare contagio alcuno per la sua piccolezza: 300 miliardi circa di euro sono una bazzecola rispetto alla potenza di fuoco dell’oligopolio finanziario mondiale e dei bilanci degli attori del citato oligopolio, oltreché dell’indimenticabile dispensatrice di sogni mediatici, ossia la Bce con il suo Presidente, fascinoso come un attor giovane settecentesco.

Ciò che è interessante, tuttavia, non è discettare sull’esito delle elezioni; infatti due cose sono certe: la vittoria di Syriza e l’impossibilità che essa avrà di formare un nuovo governo. Il che costringerà a una rinegoziazione del debito sub specie democratica in regime di emergenza. Questo se la Germania non si deciderà a scambiare condivisione di sovranità, e quindi di debito, con esistenza dell’euro. Nessuno vuole uscire dall’euro, ma l’unico modo per rimanervi è trattare e schedulare il debito.

L’alternativa sarebbe l’occupazione militare del suolo greco, ma essa è impossibile. La soluzione sarà il congelamento della Grecia in un regime speciale di sorveglianza fiscale e finanziaria, com’è successo già diverse volte alla nazione greca, si ricorra o meno alle elezioni. Questo sarà possibile per ciò ch’io chiamo il paradigma greco. Paradigma analitico di cui mi sono convinto rileggendo il mio vecchio libro edito da Longam nel 1994 (“Southern Europe Since 1945: Tradition and Modernity in Portugal, Spain, Italy, Greece and Turkey”). Occorre riflettere sulla storia greca e sulla dinamica della macchina partitica che già il mio vecchio amico Keith R. Legg, in “Politics in Modern Greece”, aveva magistralmente descritto ben prima di me, per comprendere ciò che succederà.

Esiste tuttavia anche un’altra nazione greca, attiva sin dalle guerre civili che segnarono il decennio che va dal 1821 al 1830 e su cui Lord Byron scrisse pagine memorabili. È la nazione dell’altra diaspora, ossia dei milioni di poveri greci emigrati in tutto il mondo e quella che, invece, non emigra e che fonda la tradizione democratica e socialista e comunista greca che attraverserà una tribolata esistenza anch’essa plurisecolare. Alcune famiglie (i Papandreou ne sono l’esempio più eclatante e preclaro) anche in questo caso ne rappresentano il gruppo dirigente, sino a condividere con la diaspora plutocratica usi e costumi, mantenendo tuttavia nella nazione le fonti essenziali della costruzione del potere, a differenza dell’altra nazione diasporico-plutocratica.

Dalla dittatura di Metaxas negli anni Trenta del Novecento a quella dei colonnelli nel decennio Sessanta è tutto un sgranarsi di conflitti in cui la Grecia è eterodiretta oppure fa immensi sforzi per liberarsi dall’eterodirezione. Come? Con politiche di ogni sorta, anche clientelari e assistenziali. Ma fa ciò anche il gruppo plutocratico estero, come ha dimostrato negli anni Novanta Nuova Democrazia, dominata allora dall’altra famiglia simbolo, i Karamanlis, con i brillanti risultati raggiunti truccando i conti e falsificando i bilanci dello Stato pur di entrare nell’euro.

L’euro e la tecnocrazia antinazionale, del resto, è il regime più idoneo per l’ala plutocratica greca che si trova in tal modo a governare nel modo più consono alla sua storia che, come ho cercato di dimostrare, non è l’intera storia greca. Per questo le elezioni del gennaio 2015 sono così importanti nella storia europea. Perché lo sono in forma culturalmente cogente per l’intera storia greca e per i rapporti tra nazione e internazionalizzazione che sovradeterminano anche la storia di questa dimidiata “patria byroniana”.

Una vicenda del resto non dissimile in molti punti dalla storia italiana e che quindi noi dovremmo seguire con grande partecipazione intellettuale.

Il paradigma è quello di una nazione a precocissima parlamentarizzazione e ad altrettanto precoce larghissimo suffragio che si crea dal basso con forti radici popolari e un’immensa eco culturale in tutto il mondo civilizzato dell’epoca Il popolo greco, contadini e intellettuali déraciné in primis, insorge contro i turchi nel 1821 e nel 1829 raggiunge l’autonomia dall’Impero ottomano per ottenere, dopo intestine lotte civili, l’indipendenza nel 1830. Certo, Francia, Regno Unito (a Londra si firmò la dichiarazione d’indipendenza, del resto) e Russia appoggiano questa lotta in funzione anti-ottomana, ma immediatamente il prezzo che la nazione paga è l’imposizione di un re bavarese, Ottone I. La lotta tra le opposte fazioni facilita questa sottomissione. Ottone rappresenta quel settore cosmopolita della società e della cultura greca: la sua plutocrazia oligarchica e diasporica. Ancora oggi gli armatori greci godono dalla clausola costituzionale – costituzionale si badi bene! – per cui essi non pagano tasse e possono legalmente battere bandiere straniere pur considerandosi cittadini greci.

Ecco il mio paradigma. Il paradigma greco è quello di una nazione spaccata in due. L’oligarchia dominante che da più di due secoli esercita il potere di fatto è diasporica: ossia in Grecia, paradossalmente, laddove (se si appartiene alle classi alte) si studia, ci si forma e si domina la nazione è l’estero e non ciò che in altri contesti culturali è “la Patria”. Si governa da più di due secoli la nazione, in primis, dai centri del capitale finanziario internazionale, non da Atene o da Salonicco. Un tempo solo da Londra, oggi anche da New York.

Giova ricordare che la più interessante, libera e colta rivista greca, indispensabile per studiare conoscere la Grecia, è edita a New York e il suo titolo è tutto un programma e un destino insieme: “Journal of Hellenic Diaspora”, una rivista di cui non si può far a meno non solo per conoscere e seguire i problemi della Grecia, ma anche della regione turco-balcanica.

Non ci sono problemi reali di default europeo e se ce ne fossero per i greci sarebbe meglio di questa lenta agonia somministrata come brevi permanenze nei lager. Anche se l’arroganza di persone come il povero Wolfgang Schaeuble, le quali avvertono i greci che qualsivoglia sia la loro decisione di voto nulla cambierà rispetto ai dettati europei, ossia della Troika, è veramente da commiserare ed esprime in forma plastica e icastica che ciò che l’ordoliberalismus invera è la fine della democrazia e la sua trasformazione in un’oligarchia dei ricchi e dei potenti, ovvero una plutocrazia: quella forma di governo, insomma, tanto osteggiata dal grande Tocqueville, il quale, guarda caso, è uno dei pensatori meno citati di questi tempi. Con Schaeuble è quasi impossibile prendersela, ma con l’ordoliberalismus sì, e verrà il giorno in cui la miseria dei dioscuri della distruzione della società salterà agli occhi di tutti.

Giulio Sapelli

Fonte: www.ilsussidiario.net

Link: http://www.ilsussidiario.net/News/Economia-e-Finanza/2015/1/1/FINANZA-E-POLITICA-Sapelli-2015-il-futuro-dell-Italia-e-in-Grecia/3/568615/

1.01.2015

Pubblicato da Davide

  • albsorio

    Ognuno ha la propria storia, il denominatore comune è la moneta privata garantita da debito pubblico.

    Il debito non va ricontrattato per essere ridotto, va ricomprato, AZZERANDOLO, usando i PROPRI EURO. 
    Draghi dice che all’atto della emissione l’euro è di BCE, va bene, un attimo dopo aver ricevuto il debito pubblico da collocare sul "libero" mercato quegli euro saranno del Paese membro che ne ha richiesto la emissione, però su questo punto Draghi evita la risposta.
    Se non ci togliamo dai coglioni Draghi e i suoi amici e padroni banchieri non ci si salva, saremo sempre prigionieri della moneta debito.
  • SanPap

    Certo, assolutamente d’accordo: una divisa è espressione di un popolo, come la sua costituzione e il complesso delle leggi che la attuano.

    Ma occorre aggiungere la necessità di una classe politica che curi il bene del popolo che l’ha eletta, e non il proprio tornaconto (di quelli che curano il tornaconto di altri popoli se ne dovrebbero occupare le leggi)

    A proposito di tornaconto di altri, e non solo, mi permetto di segnalare

    http://scenarieconomici.it/simona-bonafe-pd-riforme-facciamo-stanno-facendo-crescere-spagnaaaaaabeeeeeeeeeeeeeh/ [scenarieconomici.it]

  • bstrnt

    Che con Schauble sia quasi impossibile prendersela mi sembra alquanto azzardata, bisogna ricordare che è uno dei Quisling più arroganti e indegni della compagine dei Quisling imposta all’Europa dai fondamentalisti puritani, il malore che lo ha colto all’annuncio che Wikileaks avrebbe rivelato il nome di un funzionario europeo pagato dalla CIA credo sia sufficientemente indicativo.

    Perché qualcuno non scava sui retroscena di questo inquietante essere?
    L’Europa sta collassando perché infarcita di questi traditori venduti e senza dignità, scalzarli dai posti di potere e farli rispondere delle loro malefatte è sì un’impresa ciclopica, ma necessaria.
  • dana74

    arieccolo, colui che disse che la società non si deve basare sul denaro e si batte per….sue parole:

    Occorre prima di tutto a una riforma della Bce sul modello della Federal Reserve."
    vedere qui
    http://www.intelligonews.it/sapelli-al-fianco-di-bergoglio-basta-austerita-no-tasse-su-imprese-e-lavoro-bce-come-la-federal-reserve/

    certo, per il bene dei popoli lo dice erpché è noto che quei soldi, del QE finiscono nelle mani di tutti i cittadini in egual misura

    battersi per il QE SIGNIFICA QUESTO anche se si finge sia solo per solidarietà……ma per favore
    PRIMO: SALVARE LE BANCHE! Il Quantitative easing di Mario Draghihttp://sollevazione.blogspot.it/2014/12/te-lo-do-io-il-quantitative-easing-di.html

    http://sollevazione.blogspot.it/2014/12/primo-salvare-le-banche-il-quantitative.html

  • sotis

    Wolfgang Schaeuble se fosse corretto dovrebbe convincere la Merkel a ritornare al marco. Ovviamente non vuole farlo perche’ preferisce spiumare i paesi mediterranei.

    bravo. Anche io farei cosi’ visto che i governanti dei suddetti paesi  si sono girati dall’altra parte da anni. Difatti come e’ possibile che ai commenti sprezzanti di Merkel e compagnia bella nessuno risponda per le rime.
  • Ercole

    Vorrei chiedere a Sapelli cosa ne pensa di ciò che dice quel " fenomeno intellettuale " ed economista francese T. Piketty e se ha letto il suo libro    Il capitalismo nel  XXI secolo .

  • Georgios

    Si
    possono fare molti esperimenti su un cadavere. Anche su quello di un
    paese. Tanto non sente più niente.

    Ma
    almeno aspettiamo prima che sia morto per davvero.

    E non
    scrivere idiozie del genere:

    “Dalla
    dittatura di Metaxas negli anni Trenta del Novecento a quella dei
    colonnelli nel decennio Sessanta è tutto un sgranarsi di conflitti
    in cui la Grecia è eterodiretta oppure fa immensi sforzi per
    liberarsi dall’eterodirezione. Come? Con politiche di ogni sorta,
    anche clientelari e assistenziali”.

    Oppure:

    “Esiste
    tuttavia anche un’altra nazione greca, attiva sin dalle guerre civili
    che segnarono il decennio che va dal 1821 al 1830 e su cui Lord Byron
    scrisse pagine memorabili…. È la nazione dell’altra diaspora…”

    O
    ancora:

    “Perché
    lo sono in forma culturalmente cogente per l’intera storia greca e
    per i rapporti tra nazione e internazionalizzazione che
    sovradeterminano anche la storia di questa dimidiata "patria
    byroniana".”

    Il
    “grande” Byron era approdato in Grecia come testa di ponte per il
    consolidamento della dipendenza finanziaria della nuova nazione da,
    sopratutto, l’imperialismo inglese. Tutto ciò che chiedeva in cambio
    era l’appagamento della propria immagine di grandezza rivoluzionaria.
    Come un sacco di intellettuali dell’epoca che della sollevazione e della
    lotta per l’indipendenza nazionale e della ricerca per la propria nuova
    identità del popolo greco non avevano capito un c… e facevano
    riferimenti alla Grecia classica con la quale il popolo che abitava
    quest’estremità dei Balcani aveva poco a che fare, eccezion fatta
    per l’ammirazione verso il passato culturale e democratico di questo luogo.

    Ma,
    d’altronde, il popolo in questa ambiziosa analisi da perfetto
    “spirito occidentale” (anche se e’ facile “convincersi
    rileggendo vecchi libri” scritti da se stessi) e’ proprio assente.

    Per
    il resto, chi vivrà vedrà. Anche la “bazzecola” dei 300
    miliardi e le loro conseguenze sulla BCE. Anche “l’alternativa di
    un’occupazione militare del suolo greco” giudicata impossibile
    “dall’illuminatissimo” autore di questa “ambiziosa” analisi.

    Sarebbe molto divertente imparare la propria storia da un articolista qualsiasi se le cose non fossero cosi maledettamente serie.